Navi, alleanze e industria. Come l’Italia costruisce la sua presenza nell’Indo-Pacifico

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Una visita alla nave italiana impegnata nell’Indo-Pacifico, sette incontri bilaterali con i ministri della Difesa dell’area e un confronto con il vertice del comando militare statunitense nel Pacifico. È il bilancio della missione svolta da Guido Crosetto a Singapore dal 28 al 30 maggio in occasione dello Shangri-La Dialogue, il principale forum asiatico dedicato alla sicurezza.Nel corso della visita il ministro della Difesa ha incontrato i rappresentanti di Australia, Vietnam, Singapore, Malesia, Thailandia e Nuova Zelanda, concentrando l’attenzione su alcuni dei temi oggi più sensibili per la regione: sicurezza marittima, libertà di navigazione, protezione delle infrastrutture critiche e cooperazione industriale nel settore della difesa.La missione si è aperta con la visita al Giovanni delle Bande Nere, Pattugliatore polivalente d’altura della Marina attualmente impegnata nelle attività operative nell’Indo-Pacifico. Una scelta non casuale. Da alcuni anni Roma sta aumentando la propria presenza nell’area attraverso missioni navali, esercitazioni con partner regionali e iniziative analoghe di diplomazia della difesa.Tra gli incontri più significativi figura quello con il vice primo ministro australiano e ministro della Difesa Richard Marles. Australia e Italia hanno così approfondito i temi della cooperazione militare e dell’interoperabilità tra forze armate, in un momento in cui Canberra rappresenta uno degli attori chiave delle nuove architetture di sicurezza regionali.Particolare attenzione è stata dedicata anche al Vietnam. Nel colloquio con il ministro della Difesa Phan Van Giang sono stati affrontati i temi della sicurezza marittima e della libertà di navigazione, questioni che assumono un peso crescente nel quadro delle tensioni che interessano il mar Cinese Meridionale.Con Singapore, invece, il confronto si è concentrato sul rafforzamento della cooperazione bilaterale e sulla resilienza delle catene di approvvigionamento nel settore della difesa. Sul tavolo anche la protezione delle infrastrutture sottomarine, tema ormai centrale nelle strategie di sicurezza delle principali potenze.La serie di incontri con Thailandia, Malesia e Nuova Zelanda conferma una tendenza ormai evidente. L’Italia sta cercando di costruire una rete di relazioni sempre più ampia nell’Indo-Pacifico, affiancando alla tradizionale attenzione per il Mediterraneo una crescente proiezione verso l’Asia-Pacifico.Il contesto nel quale si è svolta la missione contribuisce a spiegarne il significato. Lo Shangri-La Dialogue di quest’anno è stato dominato dalle discussioni sulla competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, sulla sicurezza delle rotte marittime e sulla tutela delle infrastrutture critiche. Questioni che riguardano direttamente anche l’Europa e un Paese esportatore come l’Italia.Per Roma la presenza nell’Indo-Pacifico non rappresenta più soltanto un esercizio di visibilità internazionale. La regione concentra una quota crescente degli scambi commerciali globali, degli investimenti nel settore della difesa e delle dinamiche strategiche destinate a influenzare gli equilibri internazionali del prossimo decennio. È in questa cornice che va letta la missione di Crosetto: non come una semplice partecipazione a una conferenza, ma come un ulteriore tassello della progressiva proiezione italiana verso il Pacifico.