Zerocalcare finisce in Parlamento: Gasparri chiede un’ispezione al ministero del Lavoro sulle paghe della serie Netflix «Due spicci». La replica

Wait 5 sec.

I presunti compensi inadeguati e le condizioni di lavoro legate alla miniserie animata «Due spicci», firmata da Zerocalcare e distribuita da Netflix, sono approdati in Parlamento. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, chiedendo verifiche sui rapporti contrattuali dei collaboratori coinvolti nella produzione. Al centro dell’iniziativa parlamentare vi sono le segnalazioni rilanciate da un articolo de Il Giornale, secondo cui alcuni lavoratori avrebbero denunciato «ritmi di lavoro e trattamenti economici non accettabili» durante la realizzazione della serie, uscita lo scorso 26 maggio e che avrebbe coinvolto circa 400 collaboratori.L’attacco di GasparriAlcune testimonianze parlano di presunti compensi orari particolarmente bassi, anche fino a sei euro lordi, oltre a un incremento del carico di lavoro dovuto all’ampliamento delle puntate rispetto alle previsioni iniziali. Quadro che, se confermato, solleverebbe interrogativi sulla gestione produttiva del progetto. «Sarebbe paradossale che una serie televisiva dedicata al contrasto dello sfruttamento del lavoro e impegnata a denunciare la precarietà, desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia», ha dichiarato Gasparri, chiedendo a Calderone di valutare l’avvio di un’ispezione. L’obiettivo, ha spiegato il senatore, sarebbe quello di verificare il rispetto dei contratti e delle normative del settore audiovisivo.La proposta dei 6 euro lordi all’oraNell’articolo de Il Giornale vengono riportate anche ulteriori testimonianze attribuite a lavoratori e collaboratori della produzione. Tra queste, quella di un artista identificato come BG Artist, che avrebbe riferito al sindacato Unita di aver ricevuto una proposta da 6 euro lordi all’ora poi non accettata. Altre voci parlano di condizioni di lavoro eccessivamente gravose e di inquadramenti contrattuali come partite Iva in contesti assimilabili al lavoro dipendente.La produzione nega: «Accuse diffamatorie»Alle accuse ha replicato la società di produzione Movimenti Production, che ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali per valutare azioni giudiziarie, definendo le ricostruzioni «diffamatorie». La produzione respinge ogni accusa, affermando di aver sempre operato nel rispetto delle norme e di non aver mai applicato condizioni contrattuali fuori legge. In una nota, Movimenti Production riferisce di non aver mai ricevuto contestazioni formali da parte di associazioni di categoria e rivendica un dialogo costante con il settore, anche attraverso la società di animazione DogHead Animation, coinvolta nel progetto.«Attacco inaccettabile»«In queste ore ci stiamo trovando davanti a un attacco inaccettabile, partito da Un!ta, un collettivo di persone che non rappresentano una realtà sindacale e si celano dietro l’anonimato di una pagina sui social media, attraverso la pubblicazione di una serie di accuse prive di alcuna attendibilità e che respingiamo con forza», afferma la casa di produzione della serie. «Tanto Movimenti Production quanto DogHead Animation tutelano da sempre il lavoro e i lavoratori del mondo dell’animazione e non hanno mai proposto condizioni contrattuali fuori legge, né hanno mai posto in essere condotte di sfruttamento del lavoro».L'articolo Zerocalcare finisce in Parlamento: Gasparri chiede un’ispezione al ministero del Lavoro sulle paghe della serie Netflix «Due spicci». La replica proviene da Open.