Quando i “compagni” impedirono a De Gregori di suonare

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È il 2 aprile del 1976. Francesco De Gregori è in tour promozionale per l’album Buffalo Bill e quella sera è prevista la tappa al Palalido di Milano. A un certo punto, durante il concerto, un gruppo di contestatori, appartenenti alla sinistra extraparlamentare, sale sul palco, interrompe l’esibizione e legge un comunicato sul recente arresto di un loro compagno. Poi vanno via, il concerto riprende, anche se in un clima surreale e teso.Quando tutto finisce e De Gregori torna in camerino, il gruppo di contestatori lo raggiunge e lo trascina sul palco, dove lo sottopone a un autentico processo pubblico. Le accuse? Arricchirsi troppo con la musica, essere compagno solo a parole. La conclusione? O si suicida, seguendo l’esempio di Majakovskij, oppure deve donare tutto l’incasso della serata. Finito il tutto, De Gregori commenta, distrutto: “Non canterò mai più in pubblico. Stasera mancava solo l’olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa”.Conseguenze: tour annullato e De Gregori che sparisce dalla scena musicale per un anno e mezzo, con concreti propositi di ritiro definitivo. Sarà poi Lucio Dalla a convincerlo a tornare sulla scena, con il tour Banana Republic, dove però sotto al palco non poteva esserci pubblico, confinato, per motivi di sicurezza, sulle gradinate. Ecco, leggendo le polemiche di questi giorni, con lo stesso De Gregori che sostiene l’idea che un artista non debba schierarsi, mi è tornato in mente questo episodio. Chissà, magari c’è un perché a tutte le cose, anche a quelle che non condividiamo.Guglielmo Mastroianni, 31 maggio 2026L'articolo Quando i “compagni” impedirono a De Gregori di suonare proviene da Nicolaporro.it.