«Così lo shock sui prezzi dell’energia divora l’aumento degli stipendi», l’Ocse vede l’Italia in frenata: il prezzo della guerra su famiglie e imprese

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L’Ocse rivede al ribasso le stime sull’Italia e fissa la crescita del Pil allo 0,5% nel 2026. A pesare, secondo le Prospettive economiche presentate oggi a Parigi e riprese da Ansa, è il nuovo shock sui prezzi dell’energia, che grava su consumi delle famiglie, investimenti ed export. L’organizzazione avverte che «l’aumento dei prezzi causerà un aumento dell’inflazione, cancellando la recente progressione dei salari reali». Per il 2027 si prospetta un recupero modesto, allo 0,6%, grazie al rientro dei prezzi energetici e a un quadro di minore incertezza. L’Ocse ricorda quanto l’Italia resta tra i Paesi più esposti agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, data l’alta quota di energia ricavata da combustibili fossili importati e il peso del manifatturiero destinato all’estero.Cosa ha sostenuto e cosa frena la crescita italianaI primi segnali di ripresa, scrive l’Ocse, si stavano delineando tra fine 2025 e inizio 2026, prima che il rincaro dell’energia e l’instabilità intaccassero la fiducia. Nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al periodo precedente, spinto da investimenti e produzione legati al farmaceutico e alle transizioni energetica e digitale. Hanno aiutato anche i fondi del Pnrr, con effetti positivi sull’edilizia, gli incentivi fiscali sul residenziale e i Giochi di Milano-Cortina, che hanno dato una spinta temporanea a servizi ed esportazioni. Il rovescio della medaglia è arrivato con la guerra: inflazione al 2,8% ad aprile, fiducia in calo e un’esposizione superiore agli altri grandi Paesi dell’eurozona al petrolio raffinato e al gas naturale, pari a un quarto e all’11% dell’offerta totale, transitati per lo Stretto di Hormuz.Deficit, debito e misure contro il caro energiaSul versante dei conti pubblici l’Ocse registra un percorso di graduale risanamento. Il deficit dovrebbe scendere dal 3,1% del 2025 al 2,9% quest’anno, fino al 2,8% nel 2027. Il debito, invece, salirebbe dal 137,1% al 138,8% nel 2026, complice il superbonus, per poi calare di poco al 138,6% l’anno successivo. A sostenere il saldo hanno contribuito le maggiori entrate, in particolare i contributi previdenziali, mentre gli investimenti pubblici hanno superato il 3,8% del Pil, il livello più alto degli ultimi 35 anni grazie all’accelerazione del Pnrr. Le misure contro il caro energia, osserva l’organizzazione, restano limitate nel tempo e nelle risorse, finanziate in parte con la tassazione delle società energetiche, il maggior gettito Iva, i proventi del sistema Ets e tagli ad alcuni ministeri.I consigli dell’Ocse: riforme e sostegni miratiPer il capoeconomista Stefano Scarpetta la crisi rende «sempre più urgente» affrancare le economie dalla dipendenza dai combustibili fossili importati, ricordando che nel breve periodo i governi hanno comunque strumenti per attutire il colpo su famiglie e piccole imprese vulnerabili. Sulla stessa linea il segretario generale Mathias Cormann, secondo cui ogni intervento di sostegno fiscale «deve essere temporanea e mirata a coloro che ne hanno più bisogno», per non far lievitare il debito e per non scoraggiare il risparmio energetico. All’Italia l’Ocse raccomanda di proseguire il risanamento accompagnandolo con riforme strutturali su produttività e occupazione, oltre a velocizzare gli iter autorizzativi per gli investimenti nelle rinnovabili. Proprio oggi, l’Ue dovrebbe ufficializzare la mini-clausola di salvaguardia per le spese sull’energia, vincolata a interventi temporanei e mirati.Pil mondiale, due scenari legati alla guerraIl quadro globale resta incerto. La crescita del Pil mondiale dovrebbe scendere dal 3,4% del 2025 al 2,8% nel 2026, per poi risalire al 3,1% nel 2027. Sono stime, precisa l’Ocse, costruite sull’ipotesi di «turbative limitate nel tempo». Vista però l’eccezionale incertezza legata al conflitto mediorientale, l’Ocse ha scelto di affiancare un secondo scenario, quello delle «turbative prolungate» dalle conseguenze più ampie e durature. In quel caso, in assenza di un accordo di pace per buona parte del 2026, il Pil globale rallenterebbe al 2,1% quest’anno e all’1,8% nel 2027, spingendo diverse economie verso la recessione o appena al di sopra, con la disoccupazione in aumento.L'articolo «Così lo shock sui prezzi dell’energia divora l’aumento degli stipendi», l’Ocse vede l’Italia in frenata: il prezzo della guerra su famiglie e imprese proviene da Open.