WASHINGTON — Donald Trump ha detto giovedì che preferirebbe «non distruggere il resto del Paese, se possibile», parlando dell’Iran, «ma forse dovrò farlo». Lo stesso giorno, a Mosca, Vladimir Putin ha ricevuto il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano con una lettera della guida suprema, e al Pentagono il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha risposto in video a chi ne chiede la testa. Tre scene che, a due giorni dalla sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato, raccontano la stessa partita: che cosa succede ora alla guerra contro l’Iran iniziata a febbraio.Il presidente ha parlato ai cronisti nello Studio Ovale, riferisce Reuters. «Lo saprete presto», ha risposto a chi gli chiedeva se i bombardamenti su larga scala riprenderanno. Ha detto che all’Iran serviranno «25 anni per ricostruire il Paese», che dopo sette mesi gli Stati Uniti «controllano tutto quello che volevamo controllare» e che Teheran non può fare nulla sul nucleare «senza la nostra approvazione». Sul seguito è stato vago: «Decideremo se vogliamo andare oltre e certificarlo, nel senso che non potrà mai più accadere».L’8 ottobre Trump aveva promesso che non avrebbe attaccato l’Iran prima del voto del 3 novembre. Il voto è passato e i repubblicani hanno perso Camera e Senato, anche per la rabbia degli elettori per i prezzi saliti con la guerra. Il vicepresidente JD Vance ha detto mercoledì, in pubblico, di dubitare che il conflitto «valesse» il prezzo politico. Il vincolo del calendario è caduto proprio nel momento in cui le urne hanno presentato il conto della guerra.A Mosca, nel Palazzo del Senato al Cremlino, Putin ha ricevuto Mohsen Rezaei. L’emissario gli ha consegnato una lettera della guida suprema Mojtaba Khamenei, lo ha riferito l’emittente di Stato iraniana Press TV; il contenuto non è stato reso noto. Nelle immagini diffuse dal Cremlino, accanto a Putin siedono il consigliere diplomatico Yuri Ushakov e il capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov. Il viaggio era fissato da un mese ed era stato rinviato per le «discussioni quotidiane sulla situazione militare nella regione».«Abbiamo annunciato sette condizioni agli americani. Finché non le eseguiranno, non riapriremo lo Stretto di Hormuz né avremo negoziati», ha detto Rezaei dopo il colloquio. Con Putin, ha aggiunto, si è parlato «del dopoguerra e degli assetti di sicurezza regionale», di un gasdotto fra Russia e Iran per coprire la penuria di gas iraniana e del vertice di fine ottobre a Teheran fra Iran, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. «Come i nostri amici cinesi, crediamo che i Paesi stranieri non debbano interferire nella sicurezza della regione».Il Cremlino non ha diffuso un proprio resoconto. Il ministero degli Esteri russo ha confermato lo sconsiglio di viaggio in Iran «alla luce dei rischi residui di una nuova escalation». Mercoledì Khamenei aveva scritto che l’Iran non ha «la minima inclinazione alla sottomissione» e che sarà «sempre più forte» fino a «un punto di deterrenza assoluta». Sul canale del Qatar, nel frattempo, Teheran ha trasmesso a Washington una proposta sul nucleare, che l’amministrazione sta esaminando. La Casa Bianca non ha commentato la missione a Mosca.Hegseth sotto inchiestaIl fronte interno si è aperto al Pentagono. In un videomessaggio di oltre quattro minuti registrato ad Arlington, Hegseth ha rivendicato i licenziamenti di vertici militari e la fine dei programmi sulla diversità. «Ci attaccano perché siamo efficaci. Non funzionerà. Non indietreggeremo». L’impeachment è «una farsa», la guerra «uno sforzo coraggioso e storico che garantirà che l’Iran non avrà mai armi nucleari». Il Dipartimento della Difesa lo dice «impegnato al cento per cento» fino a fine mandato.I democratici hanno annunciato indagini sulla sua gestione, compreso il licenziamento del capo di Stato maggiore interforze. Adam Smith, indicato alla presidenza della commissione Forze armate della Camera, promette una vigilanza «vigorosa», dalla guerra in Iran all’erosione delle «fondamenta apolitiche delle forze armate». Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera, ha scritto: «Perché Pete Hegseth è ancora lì?». Il senatore repubblicano Thom Tillis ha parlato alla Cbs di «una resa dei conti» in arrivo: i rapporti tesi con il Congresso danneggiano il pacchetto difesa da 1.500 miliardi di dollari.Trump lo difende: «Non mi piace un generale woke, quindi probabilmente ha degli oppositori», e ne elogia il ruolo in Venezuela e in Iran. Secondo fonti vicine al presidente, però, potrebbe comunque sostituirlo. La prossima settimana il deputato repubblicano Thomas Massie ripresenterà gli articoli di impeachment, avvertendo che i suoi saranno «molto più gentili» di quelli che aspettano Hegseth con il nuovo Congresso: «Faranno audizioni e processi».