Il gioco fa bene ai bambini, 2 ricerche da Padova ‘fotografano’ gli effetti sul cervello

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Il gioco fa davvero bene ai bambini. E a dirlo, questa volta, è la ricerca italiana. Giocare può rendere i piccoli più pronti a cogliere ciò che accade intorno a loro. Ma anche più abili in certi compiti. Attenzione, però: se il compito richiede un elevato controllo cognitivo, il gioco può ‘assorbirli’ così tanto da renderli ‘ciechi’ a tutto il resto. “Il gioco sociale, con inseguimenti e lotta giocosa che richiedono continui aggiustamenti alle azioni altrui, potrebbe favorire la capacità di affrontare l’imprevisto”, osserva Telmo Pievani, filosofo della biologia dell’Università degli Studi di Milano, già all’Università di Padova. “Un’analogia utile è quella tra prendere la mira e raccogliere risorse: la prima attività richiede precisione e controllo cognitivo, la seconda anche esplorazione e rapidità nel coordinare occhi e mani. I nostri risultati suggeriscono che il gioco possa favorire temporaneamente alcune di queste esigenze, a scapito di altre”, dice Plevani.Le due ricerche dell’Università di PadovaAd analizzare l’impatto del gioco sono due studi del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova, pubblicati rispettivamente su ‘Computers in Human Behavior Reports’ e su ‘Behavioural Brain Research’. Nel primo lavoro, condotto su 48 bambini in età prescolare, i ricercatori hanno visto che giovare a Mario Kart (celebre videogame) e Tangram (un rompicapo con gli oggetti) favorivano alcune risposte rapide agli stimoli, mentre la prestazione diventava meno efficiente quando aumentavano le richieste di controllo esecutivo, per esempio in presenza di numerosi elementi di distrazione. Il gioco sembra spostare temporaneamente l’equilibrio verso i meccanismi che permettono di rilevare rapidamente ciò che emerge nell’ambiente rispetto ai processi che richiedono un controllo cognitivo più sostenuto. Un nuovo studio, condotto questa volta su 33 bambini di cinque anni, aggiunge una distinzione importante. Solo dopo 30 minuti di Mario Kart contro avversari controllati dal computer emergeva un fenomeno chiamato dai ricercatori inibizione di ritorno. In pratica dopo che l’attenzione è stata orientata verso una posizione, il sistema attentivo tende a privilegiare altre posizioni anziché tornare su quella appena esplorata. Dopo aver giocato a Mario Kart compariva inoltre un vantaggio della mano dominante in un compito che richiedeva di collocare velocemente 12 monete in una stretta fessura di un contenitore (tipo salvadanaio). Il risultato è coerente con un più efficiente apprendimento, durante l’esecuzione del compito, del controllo sensorimotorio fine.L’impatto del gioco sul cervello dei bambini“Gli studi psicofarmacologici nei modelli animali mostrano che il gioco sociale coinvolge sistemi della ricompensa e della motivazione, tra cui dopamina, oppioidi endogeni ed endocannabinoidi”, afferma Viviana Trezza del dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre. Ecco perché giocare è così gratificante e può  predisporre all’esplorazione.Per i ricercatori, però, giocare non sembra rendere il cervello dei bambini semplicemente più efficiente, ma può modificarne temporaneamente le priorità. A seconda dell’attività ludica, possono essere favoriti la rilevazione degli stimoli importanti, l’esplorazione dell’ambiente e il rapido adattamento dell’azione.“Esistono già evidenze sull’impiego mirato dei videogiochi in diverse fasi del neurosviluppo tipico e atipico – sottolineano Sara Bertoni e Giovanna Puccio del dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova – Questi nuovi studi aiutano a comprendere meglio i processi cognitivi che potrebbero essere modulati attraverso il gioco”. La sfida ora è individuare quale gioco possa essere più adatto per le diverse funzioni e per le esigenze di ciascun bambino.Questo articolo Il gioco fa bene ai bambini, 2 ricerche da Padova ‘fotografano’ gli effetti sul cervello proviene da LaPresse