BRUXELLES — Un Airbus della Aer Lingus partito da Dublino per Roma ha girato in cerchio ieri mattina sopra Evreux, base dell’aeronautica a ovest di Parigi, con due caccia francesi ai lati, prima di posarsi su una pista militare dove lo aspettavano gli artificieri. A bordo 151 passeggeri e 6 membri d’equipaggio, fatti scendere e messi al sicuro, ha comunicato l’ufficio del primo ministro Sébastien Lecornu. In stiva e in cabina non c’era nulla.È stata la scena più vistosa di una giornata in cui almeno 27 voli, dall’Irlanda alla Bulgaria, sono stati fermati, dirottati o scortati da aerei militari per minacce di bomba arrivate via email e rivelatesi tutte false. È la seconda ondata in tre giorni, dopo quella di martedì che aveva toccato sette voli e una nave da crociera diretta in Israele. Bruxelles ha attivato il meccanismo europeo di scambio di informazioni sulla sicurezza aerea. Nessun governo ha indicato un responsabile.A Roma Fiumicino un Finnair da Helsinki è atterrato con due caccia dell’Aeronautica militare in scorta e ha passato la mattinata in mano agli artificieri. A Milano Malpensa sono stati ispezionati un Aegean da Salonicco e un Ryanair da Porto. A Praga la polizia ha fermato quattro aerei in arrivo, segnalati da un’unica email anonima spedita anche ad altri scali del continente: «Non c’erano bombe e sono tutti al sicuro», ha scritto su X, passando il fascicolo al centro nazionale antiterrorismo.Stesso copione a Sofia, dove l’aeronautica bulgara ha scortato tre aerei da Copenaghen, Madrid e Londra; a Madrid, dove in venti minuti sono arrivate tre email su partenze Air Europa per Parigi e arrivi Iberia da Roma e Milano, con i passeggeri sbarcati sui piazzali; a Vienna, dove un Wizz Air Milano-Varsavia è stato dirottato; a Bruxelles, dove un LOT da Varsavia è stato ispezionato a terra. In serata l’intelligence romena ha segnalato altri due voli, tra cui un KLM per Tel Aviv con scalo a Bucarest. Sette casi hanno riguardato l’Italia.La firma nell’emailL’avviso sui due voli per Roma, quello da Helsinki e quello da Dublino, è arrivato ad Aviapartner, società belga di assistenza a terra che lavora a Fiumicino, in un messaggio scritto in italiano e firmato «Lo Stato Maschile». Un portavoce dello scalo ne ha confermato l’autenticità a CNN. Il nome è quello di un gruppo antifemminista nato in Russia nel 2016 che, secondo l’International Centre for Counter-Terrorism dell’Aia, «è passato dall’essere uno dei movimenti misogini più noti in Russia a uno dei principali promotori online della guerra in Ucraina».Nessuna rivendicazione è andata oltre quella firma, e nessuna prova lega le email a Mosca, a Teheran o a gruppi a loro vicini. Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo ai Trasporti, ha scritto su X che «qualsiasi minaccia contro i civili è inaccettabile» e che «è troppo presto per trarre conclusioni» su un legame tra gli episodi. Heidi Alexander, ministra dei Trasporti britannica, ha parlato di «falso allarme malevolo» gestito con le procedure consolidate.Chi legge la serie dentro un disegno più ampio la colloca accanto ad altri episodi recenti. «Dalle ferrovie alle infrastrutture alimentari, con i frigoriferi hackerati, rientra nella narrativa di attori statali russi che vogliono disturbare l’Europa», ha detto a Reuters Rob Schouten, esperto di aviazione, notando che i Paesi colpiti sostengono tutti l’Ucraina. All’inizio del mese attacchi informatici avevano messo fuori uso i frigoriferi di supermercati in Svezia e Belgio; in agosto il governo tedesco aveva accusato la Russia di un tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia. Per chi ha spedito le email il costo è stato quello di qualche messaggio; per compagnie e governi, una giornata di caccia in volo, piste chiuse e passeggeri sui piazzali.Il Cremlino respinge l’accusa. Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha detto ieri ai giornalisti che attribuire a Mosca l’attacco ai frigoriferi è «assurdo»: «Abbiamo accuse infondate contro il nostro Paese, che viene tirato in ballo per qualsiasi cosa». Anche Teheran nega qualsiasi campagna. Nessun governo europeo ha formalmente attribuito le minacce alla Russia.L’elenco dei Paesi toccati, tra scali di partenza e di arrivo, arriva a sedici: dal Portogallo alla Serbia, dalla Finlandia alla Grecia.