L’oppositore tanzaniano Tundu Lissu evita la pena di morte ma resta in carcere: 4 anni per istigazione

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DAR ES SALAAM — Tundu Lissu, 58 anni, avvocato e presidente del Chadema, il principale partito d’opposizione della Tanzania, ha ascoltato la sentenza con il pugno chiuso e i capelli cresciuti in lunghe trecce rasta durante 19 mesi di cella. L’Alta Corte di Dar es Salaam, la capitale economica del Paese, lo ha assolto ieri dall’accusa di alto tradimento, che prevedeva la pena di morte, ma lo ha condannato a quattro anni di carcere per «istigazione». Prima di essere riportato in prigione ha chiesto una cosa sola: «Vi prego, lasciatemi andare a dare sepoltura a Mzee Alute», il fratello maggiore morto domenica.La decisione chiude un processo durato 576 giorni e lascia in carcere l’uomo che era il candidato naturale dell’opposizione alle presidenziali dell’ottobre 2025, dalle quali fu escluso. Per i tre giudici l’accusa non ha dimostrato che Lissu volesse intimidire il governo, il requisito del tradimento. «Siamo convinti però che con le sue dichiarazioni l’imputato intendesse disturbare le elezioni e istigare alla violenza», ha detto il presidente del collegio. E ha aggiunto: «Le porte dell’appello sono aperte».Il reato d’istigazione non era nel capo d’imputazione. I giudici lo hanno applicato invocando una norma del codice di procedura penale che consente di condannare per un reato minore compreso in quello contestato, una derubricazione. All’origine ci sono i post del 3 aprile 2025 in cui Lissu invitava a boicottare il voto: sei giorni dopo fu arrestato nel sud del Paese e da allora non è più uscito di cella, perché in Tanzania il tradimento non ammette cauzione. In aula sono sfilati 17 testimoni d’accusa, alcuni dei quali hanno detto di essere stati spinti dalle sue parole a disturbare le elezioni, riferisce l’Associated Press.Lissu ha risposto da imputato e da avvocato. «Chi è innocente, come me, non chiede scusa», ha detto ai giudici. «Avete cercato un reato che non esisteva, e lo avete fatto seguendo direttive politiche». Ha definito il processo «persecuzione politica» e ha accusato la corte di eseguire ordini del governo della presidente Samia Suluhu Hassan: «Sono stati creati pretesti per imprigionarmi». Il suo legale ha annunciato ricorso e un’istanza di libertà provvisoria, e il partito lo ha confermato a Reuters.Le elezioni al 98 per centoLa sentenza arriva a un anno dal voto più contestato della storia recente del Paese. Il 29 ottobre 2025 Hassan fu rieletta con il 98 per cento, senza i candidati dei due principali partiti d’opposizione, uno in carcere e l’altro escluso. Le proteste che seguirono furono represse con le armi: 518 morti secondo la commissione d’inchiesta nominata dalla presidente, che ha attribuito la colpa ai manifestanti; migliaia secondo l’opposizione e le organizzazioni per i diritti umani. Decine di persone sono state incriminate per tradimento e un’inchiesta della CNN ha documentato con immagini satellitari segni di fosse comuni a nord di Dar es Salaam.Il governo respinge l’accusa di reprimere il dissenso. Hassan ha detto a dicembre che quelle non erano proteste ma «violenza con intenti dolosi», un evento «costruito» da chi «voleva abbattere il nostro governo», e che la forza usata è stata «proporzionata». L’esecutivo ha definito «enormemente esagerate» le cifre dell’opposizione senza fornirne di proprie e ha bollato come fuorviante l’inchiesta della CNN, senza contestarne i fatti. Mercoledì la polizia ha messo in guardia «chi vuole fare un colpo di Stato», sostenendo che gruppi si stavano mobilitando per raggiungere la città. Ieri il tribunale era blindato e fuori i sostenitori gridavano «Viva!».Lissu la morte l’ha già vista da vicino: nel 2017 fu colpito da 16 proiettili in un agguato e visse a lungo in esilio. Amnesty International, che parla di 577 giorni di detenzione arbitraria, sostiene che durante il processo gli è stato negato il colloquio riservato con i legali, che le dirette dall’aula sono state interrotte e che è stato tenuto in una cella del braccio della morte. «Non sarebbe mai dovuto essere arrestato, men che meno processato e condannato», ha detto il direttore regionale dell’organizzazione per l’Africa orientale.Per Tito Magoti, avvocato tanzaniano per i diritti umani che lavora da Oxford, l’assoluzione dal tradimento è «un duro colpo» per lo Stato. L’esito pratico, per il governo, non cambia però: l’avversario più noto di Hassan resta in cella, senza il peso di una condanna a morte da difendere davanti al mondo. Lissu è stato riportato in carcere subito dopo la lettura della sentenza.