Iran, gli Usa pagano 20 milioni di dollari per informazioni sul nucleare: perse le tracce delle centrifughe

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WASHINGTON — Gli Stati Uniti pagano fino a 20 milioni di dollari a chi fornisca informazioni sul programma nucleare iraniano: impianti, attrezzature, scienziati e «il movimento di uno qualsiasi di questi». Lo ha annunciato venerdì sera il Comando centrale, il comando militare americano per il Medio Oriente, rilanciando l’avviso di Rewards for Justice, il programma del Dipartimento di Stato nato nel 1984 per comprare informazioni sul terrorismo. La domanda che la taglia apre è una sola: che cosa resta di un programma che il presidente Donald Trump, nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, aveva definito «completamente e totalmente obliterato»?La risposta del Dipartimento di Stato sta nella motivazione dell’avviso. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’organismo dell’Onu che vigila sul nucleare civile, ha perso la «continuità di conoscenza» sulla produzione e sull’inventario delle centrifughe iraniane. Teheran ha sospeso le ispezioni dopo gli attacchi americani e israeliani dell’anno scorso e da allora nessuno, fuori dall’Iran, sa dove siano le macchine e l’uranio.Di quell’uranio il modulo americano dice che è arricchito al 60%, «un passo tecnico breve» dal 90% necessario a una bomba. «L’Iran è l’unico Stato non dotato di armi nucleari a produrre uranio a un livello di arricchimento così alto», si legge nel testo citato dalla CBS, e «esperti stimano che tale quantità, se ulteriormente arricchita, potrebbe bastare per diverse armi nucleari». Sul tipo di informazioni che frutterebbero il premio, l’avviso non fissa alcun parametro.La seconda domanda riguarda il presidente. Trump aveva attaccato le testate che mettevano in dubbio l’«obliterazione», e venerdì, davanti ai giornalisti, ha ripetuto che «se non avessimo colpito l’Iran, oggi non ci sarebbe Israele». La CNN osserva che la mossa del Dipartimento di Stato, insieme alle valutazioni indipendenti, indica che le preoccupazioni sul programma restano intatte. Nei fatti, Washington paga per vedere ciò che le bombe non hanno mostrato.Le città sotterraneeLa terza domanda è quanto l’Iran produca sotto terra, e a questa ha risposto sabato Teheran. Nella conferenza stampa per la «Settimana aerospaziale» dei Guardiani della rivoluzione, il portavoce del corpo, generale di brigata Hossein Mohebbi, ha detto: «Siamo riusciti a trasferire rapidamente la produzione di missili e droni dalla superficie a impianti sotterranei». La produzione, ha aggiunto, è proseguita sotto i bombardamenti mentre il nemico credeva che le scorte si esaurissero, e dai depositi si passa ora a vere «città di produzione missilistica». L’agenzia semiufficiale Tasnim annuncia che una di queste città sarà presto mostrata.Il portavoce ha detto anche che le restrizioni sulla gittata sono state rimosse: «Stiamo costantemente aumentando la gittata dei nostri missili e non ci fermeremo». Tutti i beni di un «Paese ostile» sono a portata, e la difesa del Paese non ha «alcun limite geografico», la formula usata il 31 ottobre dalla Guida suprema Mojtaba Khamenei. Ogni arma della Forza aerospaziale, ha rivendicato, è fabbricata in casa, senza nemmeno il reverse engineering dei droni nemici catturati, sette nelle ultime settimane.Sulla taglia, Teheran non ha risposto. La posizione iraniana è quella di sempre: il programma è pacifico. Il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato che il governo continua a cercare una soluzione del conflitto con il dialogo.Il conflitto è cominciato il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, aprendo una crisi energetica mondiale. Venerdì Trump ha parlato di attacchi «minori» alle difese aeree iraniane; Tasnim ha riferito di due missili caduti all’alba di sabato su Qeshm, l’isola iraniana all’imbocco dello Stretto, il secondo raid in una settimana. Washington mantiene un blocco navale sul petrolio iraniano e ha aggiunto nuove sanzioni.Il Qatar fa da mediatore su tre dossier: accesso marittimo, alleggerimento delle sanzioni, ispezioni nucleari. Venerdì Trump ha detto che Teheran «vuole disperatamente un accordo» e che nei colloqui ci sono stati «molti progressi». Sabato il Comando centrale ha creato una nuova task force contro il trasferimento via terra di armi e materiali, con l’obiettivo dichiarato di limitare la capacità dell’Iran di «ricostruire le fabbriche di armi e rifornire il proprio apparato militare».