Israele, l’ex generale Eisenkot riceve l’incarico di formare il governo: senza i partiti arabi non ha la maggioranza

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GERUSALEMME — Gadi Eisenkot riceverà domani l’incarico di formare il nuovo governo di Israele. Lo ha annunciato in serata (le 20:49 in Italia) il portavoce del presidente Isaac Herzog: l’ex capo di stato maggiore dell’esercito, leader del partito Yashar!, è convocato domenica alla residenza presidenziale. Avrà 28 giorni, prorogabili di altri 14.È un incarico, non una maggioranza. Nelle consultazioni di mercoledì e giovedì Eisenkot ha raccolto 67 raccomandazioni contro le 46 del premier uscente Benjamin Netanyahu, riferisce Associated Press. Ma 19 di quelle 67 vengono dai partiti arabi, che Eisenkot stesso ha escluso dal futuro esecutivo. Senza di loro il suo blocco si ferma a 48 seggi su 120. La maggioranza è a 61. Le raccomandazioni arabe gli consegnano l’incarico e, nello stesso gesto, gli tolgono i numeri per usarlo.Il voto del 27 ottobre ha ridisegnato la Knesset. Il Likud resta il primo partito, Yashar! è secondo con 21 seggi. Il blocco di Netanyahu è sceso da 68 a 53 deputati. I partiti arabi sono saliti a 19, il loro massimo storico. L’affluenza, al 77,7%, è la più alta dal 1999. Il Giudaismo unito della Torah, 7 seggi ultraortodossi, non ha indicato nessuno: la sua componente Degel HaTorah ha rotto con Netanyahu per la mancata legge sull’esenzione dei religiosi dalla leva.Qui sta il nodo. Ra’am di Mansour Abbas e la Lista unita hanno raccomandato Eisenkot pur sapendo di restare fuori dal governo. Ma Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu e partner della coalizione in costruzione, esclude di dipendere dai partiti arabi, e Naftali Bennett, l’ex premier alla guida di Together, ha detto che dopo il 7 ottobre non c’è «alcun mandato» per governare con loro. Restano tre strade: un governo di minoranza con appoggio esterno arabo, un’intesa con gli ultraortodossi, l’unità con Netanyahu. Gli analisti sentiti dall’agenzia americana non ne giudicano probabile nessuna.Il videomessaggio di NetanyahuNetanyahu si è mosso prima ancora dell’annuncio. In un videomessaggio diffuso alle 20:08 israeliane (le 19:08 in Italia), la sua prima apertura esplicita dal voto, ha parlato di «un tempo per l’unità»: «C’è una sola scelta: non il suicidio nazionale, ma l’unità nazionale». Ha avvertito che «già la prossima settimana c’è chi intende giurare in fretta un governo con sostenitori del terrorismo» e ha chiesto «un ampio governo nazionale a guida Likud, con me alla testa», con dentro tutti i partiti sionisti, compresi i suoi alleati ultraortodossi e ultranazionalisti. Un esecutivo dipendente dai partiti arabi, ha detto, non combatterebbe Hamas e «distruggerebbe Israele dall’interno».Yashar! ha replicato un’ora dopo: «discorso isterico», «spin patetico». Il Likud e i suoi alleati sono i benvenuti in una coalizione guidata da Eisenkot, a tre condizioni: rompere pubblicamente con «gli estremisti», cioè Potere ebraico e Sionismo religioso, i partiti della destra religiosa alleati del premier; accettare i quattro principi del partito, Stato ebraico e democratico, valori della Dichiarazione d’indipendenza, servizio militare o civile per tutti, smantellamento di Hamas; servire sotto Eisenkot. L’invito non nomina Netanyahu, che Eisenkot ha più volte detto debba lasciare la vita pubblica con tutti i vertici in carica il 7 ottobre 2023.Il Likud prepara intanto un ricorso contro i risultati elettorali per un presunto tracciamento illegale degli elettori da parte dei partiti arabi, scrive il Times of Israel: il 28 ottobre il partito aveva già definito le elezioni «rubate dai partiti arabi». A Tel Aviv un corteo è convocato per le 22 (le 21 in Italia) contro l’indagine dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, sul voto, e per chiedere al prossimo governo di licenziarne il capo, David Zini.L’incarico non scioglie l’equazione. Eisenkot corteggia gli ultraortodossi; Yair Golan, leader dei Democratici e suo alleato, si dice aperto a un governo con loro ma chiede che si arruolino e «rispettino il nostro stile di vita». Se Eisenkot fallisce, Herzog può affidare l’incarico a un altro candidato e poi la Knesset può indicarne uno; il termine complessivo è di circa 100 giorni. Oltre, si torna alle urne.