GERUSALEMME — Alla fine dello Shabbat la Presidenza israeliana ha annunciato che Isaac Herzog riceverà Gadi Eisenkot domenica alle 17 (le 16 in Italia) alla Residenza presidenziale per affidargli l’incarico di formare il governo. Eisenkot, ex capo di stato maggiore ed ex membro del gabinetto di guerra, fondatore del partito centrista Yashar, avrà 28 giorni, prorogabili di altri 14, per costruire una maggioranza in una Knesset da 120 seggi in cui il suo blocco si ferma a 48.È il primo tentativo dopo il voto del 27 ottobre, il primo dal 7 ottobre 2023. Herzog gli concede, scrive l’Associated Press, «la prima opportunità» di mettere insieme una coalizione, e lo fa sulla base delle consultazioni chiuse giovedì: 67 deputati hanno indicato Eisenkot, 46 il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. L’annuncio era atteso per domenica ed è arrivato con un giorno di anticipo.I numeri spiegano il peso dell’incarico e la sua fragilità. Il Likud di Netanyahu resta il primo partito con 27 seggi, nove in meno, mentre Yashar ne ha conquistati 21 al debutto. Together di Naftali Bennett si è fermato a 12, i Democratici di Yair Golan a 8. I partiti arabi, Joint List e Ra’am, hanno raggiunto insieme 19 seggi, un record. Il blocco di Netanyahu vale 53 seggi, quello di Eisenkot 48: i 67 di giovedì si spiegano solo con l’appoggio dei deputati arabi, che però non si sono impegnati a entrare nel governo.Herzog aveva rinviato la decisione a domenica perché il quadro, ha detto, «non è del tutto chiaro, visti i veti incrociati tra i blocchi e dentro i blocchi». Ha promesso di «rovesciare ogni pietra». E ha aggiunto: «Le elezioni sono finite. Ora è il momento di guardare in faccia la realtà».La frattura ultraortodossaSette deputati non hanno fatto nomi: quelli del Giudaismo Unito nella Torah. La sua componente maggiore, Degel HaTorah, ha rotto con Netanyahu perché il governo uscente non ha approvato la legge di esenzione dalla leva per gli ultraortodossi. Dall’altra parte Avigdor Lieberman, capo di Yisrael Beiteinu e per anni il più duro avversario di quella esenzione, ha ritirato il proprio veto e ha aperto la trattativa.Eisenkot ha parlato venerdì, su X, prima dell’inizio dello Shabbat: «Abbiamo fatto progressi significativi e ottenuto svolte, in silenzio e con modestia, con molto che accade ancora dietro le quinte». Yashar ricorda che 67 è il numero più alto di raccomandazioni dal 2015 e dice di puntare a un «governo nazionale di emergenza» per riparare i «danni» dell’esecutivo uscente.Netanyahu ha risposto sabato con un videomessaggio diffuso poco prima dell’annuncio. Ha chiesto un «governo di unità nazionale» e ha messo in guardia dal «giurare frettolosamente un governo con sostenitori del terrorismo», riferendosi ai partiti arabi, che a suo dire «vogliono eliminare Israele». Delegazioni di Otzma Yehudit e di Sionismo Religioso-Zehut hanno parlato davanti a Herzog di elezioni «rubate», e la ministra dei Trasporti Miri Regev ha chiesto che l’incarico vada al leader del primo partito. La Commissione elettorale centrale ha certificato i risultati mercoledì senza trovare prove di brogli.Yashar ha replicato accusando Netanyahu di ipocrisia e ha invitato «il Likud e i suoi amici» a entrare in una coalizione guidata da Eisenkot «senza estremisti». Sabato un corteo ha attraversato Tel Aviv per chiedere un governo con i partiti arabi e la rimozione del capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, David Zini, sotto inchiesta per la campagna elettorale.Il calcolo di Eisenkot sta tutto nella distanza tra 48 e 61. Ha bisogno, osserva da Ramallah la corrispondente di Al Jazeera Nour Odeh, dei voti dei partiti palestinesi-israeliani con cui non vuole allearsi, e dovrà «raggiungere una qualche intesa» con loro, almeno sull’astensione. A quei partiti ha già posto condizioni, tra cui definire Hamas un’organizzazione terroristica da distruggere. Domenica alle 17 comincia il conto dei 28 giorni.