Gli scambi tra pusher ed acquirenti avvenivano all’interno dello stabilimento, dove alcuni locali erano diventati vere e proprie zone franche.E’ andata avanti così per alcuni mesi all’interno dello stabilimento Yokohama di via Tiburtina a Villa Adriana, fino all’intervento dei carabinieri (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Per questo ieri, giovedì 5 novembre, il Tribunale di Tivoli ha condannato due operai ed un ex dipendente, arrestati a settembre 2025 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.Nel processo di primo grado, celebrato secondo il rito abbreviato, è tuttavia emerso che si trattava di un piccolo giro di spaccio di cocaina.Infatti il Giudice per l’udienza preliminare Michele Cappai ha inflitto una pena di tre anni di reclusione a N. D., 51enne di Montecelio ex operaio Trelleborg, a fronte di una richiesta di condanna pari a 5 anni e 4 mesi di reclusione da parte del pubblico ministero: per l’imputato, considerato il promotore del giro di droga e difeso dall’avvocato Alessandro Messa di Guidonia, il Gup ha escluso le circostanze aggravanti derubricando il reato di estorsione in tentata estorsione.L’uomo è agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico.Il Gup Cappai ha invece condannato a un anno di reclusione per spaccio A. D., 45enne italiano di Cerreto Laziale operaio della Yokohama, assistito dall’avvocata Alessandra Moreschini di Vicovaro: il giudice ha escluso le aggravanti contestate e disposto l’immediata liberazione dell’uomo al quale è stata inflitta una pena inferiore al periodo della misura cautelare applicata dal Tribunale.L’altro operaio della Yokohama W. C., 38enne italiano di Villa Adriana, difeso dall’avvocato Paolo Di Cola di Tivoli, è stato infine condannato alla pena di un anno e 4 mesi di reclusione e resta sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma.I tre imputati furono arrestati a settembre dell’anno scorso dai Carabinieri della Stazione di Tivoli Terme e della Compagnia di Tivoli in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, emessa dalla Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Tivoli Rosamaria Mesiti su richiesta della Procura della Repubblica di Tivoli.Le indagini furono condotte dai militari dal mese di aprile al mese di giugno 2025 anche grazie al ricorso a strumentazioni tecniche e riscontri sul campo.Dalla complesso attività investigativa era emerso che alcuni dipendenti, credendo di celare la propria illecita attività all’interno delle mura dello stabilimento, avevano messo a punto una vera e propria piazza di spaccio tra le corsie della fabbrica. In particolare, dalle risultanze acquisite, è emerso che il 45enne A. D. ed il 38enne W. C., entrambi dipendenti della società, dopo aver portato nello stabilimento lo stupefacente, acquistato in precedenza dal 51enne N. D., a sua volta ex dipendente della Trelleborg, agendo come veri e propri pusher, erano soliti effettuare numerose cessioni di cocaina agli altri colleghi, il tutto durante l’orario lavorativo notturno.In un comunicato stampa la Procura di Tivoli evidenziò che taluni locali dello stabilimento erano diventati vere e proprie zone franche, in cui, durante l’arco notturno, pusher ed acquirenti potevano scambiarsi droga e denaro, in maniera indisturbata e sicura. La tecnica utilizzata dagli indagati, consentiva ai consumatori di non incorrere in alcun pericolo, in quanto lo stupefacente veniva acquistato da quest’ultimi all’interno della fabbrica e consumato sul posto di lavoro durante il turno, eludendo così eventuali controlli delle forze dell’ordine.I servizi di monitoraggio hanno altresì consentito di cristallizzare le modalità di approvvigionamento privilegiato della cocaina, che veniva acquistata tramite l’ex dipendente, licenziato per motivi disciplinari: il 51enne si appostava in una stradina limitrofa allo stabilimento, fuori dall’area della fabbrica, per poi “lanciare” gli involucri di stupefacente all’interno del muro perimetrale, in corrispondenza di punti prestabiliti.Dalle indagini tecniche eseguite, è emerso inoltre che il 51enne fornitore della sostanza costringeva gli acquirenti non in regola nei pagamenti della sostanza a saldare immediatamente quanto dovuto: in questo caso il processo ha stabilito che l’estorsione fu soltanto tentata.L'articolo TIVOLI – Spaccio di cocaina nell’ex stabilimento Pirelli: condannati i tre operai pusher proviene da Tiburno Tv.