Tumore al pancreas, la mossa della Lombardia su daraxonrasib e il nodo dei piani di rientro

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Mentre il nuovo farmaco della speranza contro il tumore al pancreas si avvicina all’Europa, la Lombardia accelera e ‘spariglia’ le carte. La Regione guidata da Attilio Fontana sta infatti individuando un percorso che consenta a Jessica Scarpa, la giovane mamma di Olginate (Lecco) affetta da un tumore al pancreas metastatico e in carico all’Asst di Lecco, di accedere a daraxonrasib. Ma c’è di più: l’idea è quella di attivare un percorso che possa essere valutato anche per altri malati di tumore al pancreas.“In attesa del via libera definitivo di Ema e del pronunciamento di Aifa, daraxonrasib si avvicina alla Lombardia, che ha i conti in ordine e può garantire ai cittadini anche prestazioni extra Lea (livelli essenziali di assistenza). Questo però non è vero per altre Regioni, che sono in Piano di rientro”, dice a LaSalute di LaPresse Saverio Cinieri, direttore dell’Unità operativa complessa Oncologia medica e Breast Unit dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi, già presidente di Aiom e Fondazione Aiom. Il rischio è quello di un’ondata di viaggi della speranza di pazienti con tumore al pancreas in cerca del farmaco che in Italia viene sperimentato in alcuni centri? Ma vediamo meglio la novità lombarda.La mossa della Lombardia su daraxonrasibNelle scorse ore le strutture regionali hanno fatto sapere che stanno verificando possibilità e procedure, “nel rispetto delle valutazioni cliniche e delle disposizioni vigenti”. Obiettivo, offrire una risposta concreta alla paziente, ma non solo. “Riteniamo doveroso impegnarci affinché i pazienti possano accedere alle migliori cure che la medicina, grazie anche alle tecnologie più moderne, oggi messe a disposizione. Vogliamo fare tutto il possibile per aiutare questa paziente, ma anche per dare una risposta a chi possa trovarsi nella stessa situazione, di fronte a una malattia terribile come il tumore al pancreas”, ha detto l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.“Per questo caso abbiamo già acquisito la valutazione dell’oncologo di riferimento. Per eventuali altri sarà necessario verificare, sempre attraverso il parere dello specialista, che le condizioni cliniche siano compatibili con le indicazioni previste per l’utilizzo del farmaco, in conformità con quanto oggi autorizzato dalla Fda (Food and Drug Administration), così da valutare la possibilità di presentare un’istanza di autorizzazione straordinaria tramite la struttura che ha in cura il paziente”, ha chiarito poi l’assessore.Accesso al farmaco per il tumore al pancreas, la sfida“Da un punto di vista formale la decisione della Lombardia è praticabile. E giustamente – evidenzia Cinieri – si sottolinea l’attenzione al rispetto dei pareri clinici e autorizzativi. Quello che diventa complesso è la questione dell’equità di accesso al farmaco per il tumore al pancreas: in questo modo si verifica una disparità nel Ssn. Perché le Regioni in Piano di rientro questa cosa non la possono fare, e sono molte”. Che cosa succederà? “Se, ad esempio, sono un cittadino pugliese e la mia Regione non può fare lo stesso della Lombardia, mi trasferisco al Nord e cambio residenza? Tantissimi cittadini meridionali hanno parenti in Lombardia e, a quel punto, ripartirà la migrazione sanitaria”, ragiona l’oncologo.Le sfide “Ci sono tante aspettative e tante speranze su un farmaco che, in Usa, è già in commercio a pagamento. Alcuni pazienti sono volati oltreoceano e siamo in attesa del pronunciamento definitivo di Ema e del via libera di Aifa, che mi aspetto sarà molto veloce, perché c’è sensibilità sul tema. Ma resta il problema del costo e del rischio diseguaglianze. In ogni caso la vicenda del farmaco innovativo per il tumore al pancreas evidenzia, ancora una volta, come la salute sia una priorità reale”, conclude l’oncologo con il pensiero alla Manovra.Foto: Saverio Cinieri, archivio LaPresseQuesto articolo Tumore al pancreas, la mossa della Lombardia su daraxonrasib e il nodo dei piani di rientro proviene da LaPresse