Artem Chapeye, La gente normale non va in giro armata. Pensieri sul pacifismo quando il tuo paese viene invaso, traduz. dall’ucraino Alessandro Achilli, pp. 132, Iperborea Altrecosela “valigia di emergenza” l’avevamo preparata da tempo, come aveva consigliato di fare il governo (che poi in realtà era uno “zaino di emergenza”, da turisti). Ma noi non ci avevamo creduto. Non ci credemmo fino all’ultimo, ci sembrava impossibile che potesse succedere davvero. Dai, non può esserci un’altra guerra in Europa, nell’Europa del XXI secolo, non può essere che un paese prenda e ne attacchi un altro come se niente fosse. No? È impossibile. Non sono più quei tempi, oggi non si fa più così.Artem Chapeye (pseudonimo letterario di Anton Vasilyovich Vodyanyi) è nato nel 1981 a Kolomyja, nell’Ucraina occidentale, e ha poi studiato a Kyiv, dove ha vissuto stabilmente fino all’inizio dell’invasione russa. Ha partecipato a buona parte dei movimenti sociali e politici ucraini di questo secolo e ne ha scritto come giornalista e autore di libri. Per questi ultimi è stato candidato a diversi importanti premi nel Regno Unito. È tuttora in servizio nell’esercito ucraino.Scrittore di narrativa e saggistica creativa, reporter, traduttore e fotografo, un mese dopo l’invasione russa dell’Ucraina avvenuta nel febbraio 2022 si è arruolato nelle Forze Armate Ucraine a marzo, subito dopo aver messo in salvo all’estero la moglie e il figlio piccolo.Intellettuale di estrema sinistra, convinto pacifista che condivide con la moglie Oksana, una brillante sociologa, una visione «femminista», in questo libro – vero e proprio diario di guerra – Chapeye spiega pagina dopo pagina perché, non malgrado, ma proprio in virtù delle sue idee abbia scelto allora di arruolarsi per difendere la libertà del suo Paese.“Fino al Ventiquattro mi consideravo un pacifista convinto. Da quel giorno per me quello è “pacifismo astratto”: il privilegio di chi non si trova davanti a una scelta esistenziale e può permettersi di teorizzare. Essere pacifisti in condizione di pace è come essere vegani se non si deve mangiare. Nella realtà non fai una petizione online contro le bombe e i missili cruise. Quando hai a che fare con le Tenebre la resistenza non violenta significa morti e torture, anche tra i civili.”Chapeye ha tradotto tra gli altri il Mahatma Gandhi e proprio a proposito del pacifismo di Gandhi scrive tra l’altro:Ho tradotto dall’inglese in ucraino Satyagraha in South Africa, il libro del Mahatma Gandhi sui metodi della resistenza non violenta. Quand’ero già nell’esercito ho cominciato a chiedermi, e a chiedere anche a Google, cos’avesse fatto Gandhi prima e durante la Seconda guerra mondiale. Pare che abbia scritto a Hitler lettere piene di belle parole e buoni sentimenti, invitandolo a ripensare a quello che stava facendo. (Si dice che queste lettere le intercettasse il controspionaggio britannico in modo che i nazisti non potessero sfruttarle per la propria propaganda.) Ma a fermare e battere Hitler non furono le lettere e i rispettosi appelli di un noto pacifista, ci vollero persone pronte a prendere le armi e combattere.Ed a proposito di Noam Chomsky scrive, in una Breve lettera ad alcuni intellettuali occidentali“Quando ti bombardano, quando sei lì a pensare a qual è la strada migliore per mettere in salvo i tuoi figli, il tuo punto di vista è un po’ diverso rispetto a quello di chi se ne sta comodamente seduto nel suo bell’ufficio in Arizona. Sì, signor Chomsky, è a lei che sto pensando, tra gli altri. Ho tradotto in ucraino di mia iniziativa ‘La responsabilità degli intellettuali’: adesso sono atterrito da come lei descrive il percorso verso questa invasione.”Nel suo libro-diario Chapeye racconta della guerra, delle reazioni e della partecipazione del popolo ucraino, delle difficoltà, delle sconfitte, della preoccupazione per la famiglia lontana (ma anche del sollievo di sapere moglie e figli in salvo all’estero)…Questo è uno di quei libri scritti “in diretta”, in cui chi legge si accorge presto che il giudizio sulla qualità letteraria dell’opera è molto meno importante dei contenuti e dei sentimenti che cerca di trasmettere. Un testo discontinuo nello stile, che forse avrebbe avuto bisogno di un lavoro di editing più meticoloso ed attento ma ci si rende anche conto che tutto questo passa, una volta tanto, in secondo piano.Dopo una breve permanenza in Europa per la presentazione del suo libro, Chapeye è tornato in Ucraina e per quel che a me risulta, è ancora e di nuovo lì in Ucraina a combattere.Questo libro ha solo poco più di un centinaio di pagine. Dovrebbero leggerlo tutti. Soprattutto i pacifisti. E magari rifletterci un po’ sopra.Penso spesso al fatto che se non ci fossimo svegliati per le bombe e non avessimo dovuto portare via i bambini, sentendoci quindi delle vittime, avrei anche potuto fare una scelta completamente diversa. Nella mia compagnia c’è gente che dopo il Ventiquattro ha scelto di lasciare il lavoro in Europa per tornare in Ucraina. Io non ce l’avrei fatta. Altri non sono nemmeno cittadini ucraini, quindi non hanno nessun obbligo. Penso soprattutto ai georgiani e ai ceceni, che avendo provato sulla propria pelle cosa significa l’imperialismo russo hanno deciso di entrare nell’esercito ucraino. Li ammiro tantissimo, io non ne sarei stato capace.Artem ChapeyeFonte: gariwo.net https://it.gariwo.net/magazine/interviste/artem-chapeye-un-pacifista-nella-resistenza-ucraina-30714.htmlSu NSP Diario di un’invasione di Andrei Kurkov nonsoloproust.wordpress.com/2025/02/24/diario-di-uninvasione-andrei-kurkov/