Per Giusi Bartolozzi – ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio – non vale lo scudo per il reato ipotizzato di false dichiarazioni per la vicenda della mancata consegna del criminale libico Almasri alla giustizia della Corte Penale internazionale. Arriva dopo un mese dall’udienza, la sentenza della Corte costituzionale sulla richiesta di conflitto di attribuzione, sollevato dalla Camera sul ruolo dell’ex zarina di via Arenula. Si tratta di un accoglimento parziale e interlocutorio del ricorso, che fissa tuttavia dei paletti ben precisi. Piazzale Clodio, spiega la Corte, prima di procedere a carico di Bartolozzi dovrà comunicarlo alla Camera dei deputati senza richiederne l’autorizzazione. In questo caso Montecitorio potrà eventualmente presentare un nuovo ricorso per conflitto di attribuzione alla Consulta.La sentenza della ConsultaNel dettaglio la Corte ha stabilito, infatti, che “il Tribunale dei ministri avrebbe dovuto spiegare le ragioni per cui non aveva ritenuto ipotizzabile una responsabilità di Bartolozzi come concorrente nei reati attribuiti a Nordio” mentre la Procura di Roma, “avrebbe dovuto comunicare alla Camera le valutazioni del Tribunale”. Il Palazzo della Consulta a Roma (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)I fatti: dopo l’esito delle indagini svolte dal Tribunale nei confronti del ministro, piazzale Clodio aveva “espressamente invitato” il Tribunale a qualificare la condotta tenuta da Bartolozzi “come concorso nei reati attribuiti a Nordio o, in alternativa, a ipotizzare a suo carico il reato di false dichiarazioni durante le indagini”. “In virtù del principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato – scrive la Consulta – a fronte di questa sollecitazione, il Tribunale avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non aveva ritenuto di configurare, a carico di Bartolozzi, una possibile responsabilità per concorso nei reati attribuiti al ministro”. Se avesse configurato tale concorso, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere anche nei confronti di Bartolozzi, oltre che di Nordio. “La Procura, da parte sua, avrebbe dovuto comunicare le valutazioni del Tribunale alla Camera, in modo da metterla nelle condizioni di promuovere eventualmente un conflitto di attribuzione nei confronti dell’autorità giudiziaria, qualora avesse ritenuto che la decisione del Tribunale avesse leso le proprie prerogative costituzionali”, spiega.Il reato di false dichiarazioni e lo scudo dell’articolo 96 della CostituzioneIn sostanza, in base ai principi stabiliti dalla Corte costituzionale con questa sentenza, la pronuncia fotografa un difetto di coordinamento e di leale collaborazione istituzionale che ora richiede di regolarizzare i passaggi procedurali tra autorità giudiziaria e Parlamento. Anche se la Consulta ha respinto alcune delle richieste più ampie della Camera (escludendo che servisse l’autorizzazione a procedere per le false dichiarazioni), l’accoglimento parziale del conflitto impone di colmare le omissioni riscontrate. Resta il fatto che, proprio mancando la “leale collaborazione” tra istituzioni, sul fronte del reato autonomo di false dichiarazioni, la decisione della Consulta è definitiva: cade la pretesa della Camera di estendere le tutele dell’articolo 96 della Costituzione (la prerogativa ministeriale) anche ai terzi indagati per reati connessi. Di conseguenza, l’autorità giudiziaria può procedere su quel fronte senza passare per l’autorizzazione parlamentare.Il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera Devis Dori (Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)Le reazioni delle opposizioni: “La maggioranza ha cercato di gestire la vicenda”E sulla sentenza della Consulta le opposizioni gongolano. “Un esito per noi ampiamente prevedibile”, dice il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Devis Dori. Per il Partito democratico “la sentenza della Corte costituzionale sul caso Almasri smonta le certezze che la maggioranza” e “si conferma così un grave scivolone del governo Meloni in politica estera, reso ancora più preoccupante dall’opacità che ha accompagnato la vicenda e dal modo in cui la maggioranza ha cercato di gestirla, arrivando a coinvolgere il Parlamento in una vicenda che avrebbe dovuto seguire il suo naturale percorso giudiziario”. “Che la Camera non potesse né scudare né in ogni caso occuparsi del caso giudiziario di Giusi Bartolozzi era evidente a chiunque conoscesse il diritto, e infatti oggi l’arrogante pretesa della maggioranza di centrodestra si è sgretolata davanti alla Corte Costituzionale”, attacca il Movimento 5Stelle.Ora si attende come intende muoversi la Camera, se improntare un nuovo ricorso o lasciare che la giustizia faccia il suo corso. Intanto “l’obiettivo è stato raggiunto – riflettono alcune fonti della maggioranza -. Con i tempi della giustizia italiana la sentenza non arriverà prima delle elezioni politiche”.Questo articolo Caso Almasri, la Consulta: “No scudo per Bartolozzi, Procura può procedere per false dichiarazioni” proviene da LaPresse