L’Fbi accusa gli hacker di Pyongyang del furto da 6,36 miliardi a Binance: il più grande di sempre

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SEOUL — Venti minuti, dieci blockchain, 6,36 miliardi di dollari. È l’inventario del colpo subito il 29 ottobre da Binance, la maggiore piattaforma di scambio di criptovalute al mondo, secondo la ricostruzione di TRM Labs, società che analizza le transazioni digitali: il più grande furto di criptovalute mai registrato, quattro volte quello da 1,5 miliardi ai danni della piattaforma Bybit nel febbraio 2025. Per l’Fbi gli autori sono gli stessi, gli hacker nordcoreani del gruppo TraderTraitor. Pyongyang nega.La polizia federale americana ha messo nero su bianco l’attribuzione il 31 ottobre, in una nota ripresa da Bloomberg: gli investigatori hanno osservato gli uomini di TraderTraitor «convertire gli asset rubati principalmente in Ethereum» e si attendono che continuino a riciclarli con servizi di finanza decentralizzata e di scambio istantaneo. L’Fbi ha pubblicato gli indirizzi digitali sospetti e chiesto alle piattaforme di bloccare ogni movimento. Dei 6,36 miliardi, circa 2,7 sono stati congelati; 2,4 restano nelle mani degli attaccanti.La versione di Binance comincia da un ingegnere. Secondo la società, il dipendente è stato avvicinato con una finta offerta di lavoro e convinto a scaricare un programma che nascondeva un malware; dal suo computer portatile gli intrusi hanno raggiunto un «service container», un compartimento dei sistemi interni, e da lì hanno inviato ordini di prelievo non autorizzati. Il co-amministratore delegato Richard Teng ha parlato di un «attacco complesso», con un software costruito per cancellare le proprie tracce.Il denaro è uscito a partire dalle 20:05 in tempo universale (le 21:05 in Italia) ed è stato poi frammentato su circa 12.000 portafogli digitali e oltre 40.000 transazioni, secondo la società di analisi Elliptic. Chainalysis, altra società del settore, lo ha seguito mentre prosciugava 500 milioni da portafogli di appoggio sulla rete Tron per spostarli su Solana.Binance ha sospeso i prelievi per tre giorni e li ha riaperti domenica 1 novembre. Dice di aver coperto il 90% delle perdite ricomprando i token con denaro proprio, attingendo al fondo di emergenza SAFU da 1 miliardo, alla riserva assicurativa dei derivati e alla tesoreria aziendale: «Binance assorbirà l’impatto finanziario, non i nostri utenti». Il restante 10% è in token poco liquidi. Changpeng Zhao, cofondatore e amministratore delegato fino al 2023, ha detto di attendersi che i fondi dei clienti siano al sicuro.La smentita di Kim Yo JongLa risposta di Pyongyang è arrivata martedì 3 novembre dalla KCNA, l’agenzia di Stato nordcoreana, con la firma di Kim Yo Jong, sorella del leader Kim Jong Un e dirigente del Partito dei lavoratori. L’Fbi, ha scritto nella dichiarazione riferita da Reuters, «sta cercando di bollare la Repubblica popolare democratica di Corea come “Stato cyber-criminale”», ma «l’affermazione americana è retorica assurda e niente di nuovo». E ancora: «È una grave provocazione politica» indurre il mondo «a credere che tutti i crimini informatici nelle diverse parti del mondo siano opera nostra».Lo stesso giorno la Corea del Nord ha lanciato missili da crociera strategici. Il giorno dopo Kim Yo Jong ha aggiunto che il dialogo con Washington resta un’opzione ma al momento non ce n’è «bisogno»; alle aperture di Donald Trump a un nuovo vertice Pyongyang non ha risposto.I conti dicono perché la somma pesa. La banca centrale sudcoreana stima il prodotto interno lordo della Corea del Nord nel 2025 in circa 35 miliardi di dollari e il suo commercio estero in 3,1 miliardi: il bottino di Binance vale il doppio di tutto l’import-export del Paese. Per Michael Bosack, direttore fondatore del Parley Policy Institute ed ex funzionario del Comando Onu in Corea, equivale a «quasi un quarto del Pil annuo stimato». Per un Paese sotto sanzioni, le catene di blocchi sono diventate la prima fonte di valuta.Il metodo è lo stesso da anni. Chainalysis attribuisce agli hacker nordcoreani 2,02 miliardi rubati nel 2025, in crescita del 51% sull’anno prima, e 6,75 miliardi in totale dal 2016: il colpo a Binance da solo quasi eguaglia un decennio. Lo schema ricorrente è l’infiltrazione di informatici nordcoreani nelle aziende del settore e l’impersonificazione di dirigenti. Il gruppo di esperti dell’Onu ha stimato in circa 3 miliardi i proventi cyber tra 2017 e 2023, destinati a missili e nucleare; nel 2024 Anne Neuberger, allora vice consigliera per la sicurezza nazionale americana, ha valutato che finanzino almeno metà del programma atomico.Restano i 2,4 miliardi non congelati. Dopo i grandi furti, secondo Chainalysis, il ciclo di riciclaggio nordcoreano dura circa 45 giorni: per Binance la finestra si chiude a metà dicembre. La società non ha commentato la smentita di Pyongyang.