ASUNCIÓN — Santiago Peña dorme da venerdì sera in una delle sue case di Asunción, con un cordone di polizia alla porta e una folla con le bandiere che veglia «perché non scappi». Poche ore prima il Senato lo aveva destituito con 44 voti su 45: il presidente del Congresso, Basilio Núñez, lo ha dichiarato «colpevole di cattivo esercizio delle sue funzioni». 50 minuti dopo il vice Pedro Alliana, 52 anni, ha giurato come 53° presidente del Paraguay, in carica fino ad agosto 2028.A travolgere Peña, 47 anni, ex economista del Fondo monetario internazionale, è il crac di Ueno, quinta banca del Paese per depositi, chiusa martedì dalla Banca centrale: 3 milioni di clienti, quasi due terzi degli adulti paraguaiani, e circa 800 milioni di dollari di fondi pubblici, pensioni comprese. La Procura lo ha confinato ai domiciliari con accuse di infedeltà patrimoniale, traffico di influenze e uso della carica a fini personali, riferisce l’Associated Press; la più grave prevede fino a 10 anni di carcere. L’udienza davanti all’unità reati economici è fissata per oggi alle 11 (le 15 in Italia).Peña nega ogni illecito e parla di «una questione regolatoria». Su X venerdì ha scritto: «Mi congedo con gratitudine, pur riconoscendo pienamente l’angoscia di chi oggi attende risposte». Giovedì aveva offerto le dimissioni «per preservare le nostre istituzioni democratiche», ma il Congresso le ha respinte: da dimissionario avrebbe avuto il seggio senatoriale a vita riservato agli ex presidenti, con l’immunità. Al processo non si è presentato.Alliana ha aperto il mandato con una promessa: «I compatrioti che stanno attraversando un momento difficile a causa del collasso finanziario saranno interamente risarciti», ha detto, secondo Reuters. Una legge d’urgenza approvata mercoledì impone al fondo di garanzia statale di rimborsare entro cinque giorni lavorativi, a partire dai conti fino a 1.600 dollari; la copertura arriva a 36.000 dollari e, per la Banca centrale, chiude il saldo intero del 97% dei clienti. Lo stesso Alliana resta però indagato nell’inchiesta Ueno: giovedì la Camera, che aveva votato l’impeachment di Peña 78 a 0, ha respinto la mozione per destituire anche lui.Il banchiere alla Banca centraleCarlos Carvallo guidava la finanziaria poi diventata Ueno finché, nel 2023, Peña lo nominò presidente della Banca centrale. Negli anni seguenti Ueno è diventata la banca di oltre un milione di paraguaiani al primo conto in vita loro e lo sponsor della nazionale di calcio, fino alla vittoria sulla Germania al Mondiale. Martedì i controlli hanno trovato un indice di solvibilità sotto il 50% del minimo legale, prestiti mal documentati a società legate ai proprietari e costi iscritti come attivi. «Abbiamo chiuso l’entità: né l’app, né le carte, né alcun servizio sono attivi», ha detto Liana Caballero, del consiglio della Banca centrale.Carvallo si è dimesso in settimana e la Procura ne ha ordinato l’arresto; non è chiaro se sia stato eseguito. In tutto gli indagati sono 27, fra cui l’azionista di riferimento Miguel Vázquez. La Banca centrale nega conflitti d’interesse: Carvallo si sarebbe astenuto da ogni decisione su Ueno. Per José Tomás Sánchez, docente di teoria politica all’Università Nazionale di Asunción, la Banca centrale era «uno dei due pilastri» della credibilità internazionale del Paraguay e sotto Peña «ha cominciato a perdere neutralità e poi ad allentare tutti i meccanismi di controllo» a favore del gruppo di Ueno.A sbloccare l’impeachment è stato Horacio Cartes, presidente dal 2013 al 2018, leader del Partido Colorado e padrino politico di Peña: «Appoggiamo il giudizio politico contro il presidente della Repubblica», ha annunciato, e il partito non starà «dalla parte del saccheggio di fondi pubblici, privati e dei pensionati». Cartes era stato sanzionato dal Tesoro americano nel 2023 per accuse di corruzione; l’amministrazione Trump ha revocato le sanzioni l’anno scorso, e Peña era stato ricevuto a Washington poche settimane fa come alleato. «Cartes ha messo l’ultimo chiodo nella bara», dice Andrew Nickson, studioso del Paraguay all’Università di Birmingham. «Peña non aveva base politica su cui contare, è rimasto solo».Venerdì, all’annuncio del verdetto, dalla piazza davanti al Congresso è salito un boato: depositanti, pensionati, studenti con le maglie della nazionale, cori di «Dittatura mai più». Dal ritorno alla democrazia, nel 1989, Peña è il secondo presidente destituito dal Congresso. Il Colorado, il suo partito, governa il Paraguay dal 1948: prima, durante e dopo i 35 anni di dittatura di Alfredo Stroessner.