Iran, l’amministrazione Trump divisa sulla ripresa della guerra dopo le midterm

Wait 5 sec.

Con la conclusione delle elezioni di metà mandato, i consiglieri del presidente Donald Trump e i suoi alleati stranieri si stanno affrettando a influenzare la sua decisione: porre fine alla guerra con l’Iran oppure riprendere le operazioni militari. Dopo che gli elettori hanno espresso alle urne una netta opposizione alla guerra, il vicepresidente JD Vance ha messo in dubbio che il conflitto sia davvero valso la pena. Prima di pubblicare il suo messaggio sui social, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal, Vance aveva comunicato al presidente l’intenzione di attribuire proprio alla guerra la sconfitta elettorale. Un altro schieramento, che comprende il segretario alla Difesa Pete Hegseth e l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, ha invece sostenuto la ripresa delle principali operazioni militari nel corso dei recenti briefing sulle opzioni disponibili. Diversi consiglieri esterni di orientamento interventista hanno telefonato a Trump dopo le elezioni per sostenere che la sua eredità politica dipende dalla capacità di costringere l’Iran ad abbandonare il proprio programma nucleare. In questo modo, il presidente potrebbe affermare che il sacrificio politico è stato giustificato dai risultati ottenuti.Rubio e Bessent invocano sanzioni più aspreIl segretario di Stato Marco Rubio e il segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo quanto riferito da alcuni funzionari, hanno sostenuto la necessità di inasprire le sanzioni e proseguire il blocco del commercio iraniano. L’inviato speciale Steve Witkoff, al pari di Vance, ha cercato di convincere Trump a continuare a sostenere gli sforzi diplomatici per raggiungere un accordo che ponga fine alla guerra e consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz. Anche altri consiglieri esterni hanno contattato telefonicamente il presidente per convincerlo che è arrivato il momento di porre fine al conflitto. Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu continua a spingere per una ripresa degli attacchi, mentre gli alleati del Golfo mostrano un atteggiamento più scettico. Venerdì, funzionari del Qatar hanno dichiarato di aver avviato un’iniziativa diplomatica dell’ultimo minuto per scongiurare una nuova operazione militare americana e colmare le divergenze tra le parti in conflitto, con l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz e revocare il blocco statunitense.I ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo stanno cercando di organizzare una telefonata con Trump o, in alternativa, un incontro di alto livello a Washington, per ribadire la necessità di raggiungere un’intesa, secondo quanto riferito da persone a conoscenza delle discussioni.Nessuna delle possibili strategie è priva di rischi, hanno spiegato i funzionari a Trump. L’Iran minaccia di estendere le proprie rappresaglie al di fuori del Medioriente qualora venisse attaccato. Tuttavia, se Trump manifestasse l’intenzione di ritirarsi dal conflitto, Teheran potrebbe ottenere concessioni più ampie nei negoziati oppure tentare di assumere il controllo dello Stretto di Hormuz. I disaccordi e i consigli contrastanti hanno reso ancora più tormentata una decisione già difficile per Trump. Secondo alcuni funzionari, scrive ancora il Wsj, da quando sono arrivati i risultati elettorali delle midterm, il presidente ha alternato momenti in cui minimizzava la sconfitta ad altri in cui sembrava averne compreso appieno la portata. Trump non ha ancora indicato in modo definitivo quale strada intenda seguire e spesso, persino nell’ambito dello stesso discorso, manifesta sia la volontà di ricorrere alla diplomazia sia quella di lanciare nuovi attacchi.Questo articolo Iran, l’amministrazione Trump divisa sulla ripresa della guerra dopo le midterm proviene da LaPresse