La Russia fornisce all’Iran 90 lanciamissili per gli elicotteri d’attacco: i documenti visionati dal Financial Times

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MOSCA — Un ordine di 90 lanciatori per missili guidati da montare su elicotteri d’attacco, intestato a un cliente che l’esportatore di Stato russo chiama con il codice «K-10». Dietro la sigla c’è l’Iran: lo scrive il Financial Times, che ha visionato una pianificazione produttiva dell’industria della difesa russa per il 2024-2025 e dice di aver verificato l’identità del cliente con altri documenti, compresi contratti sugli addestratori Yak-130. Il produttore è la Vympel, l’intermediario la Rosoboronexport, che gestisce tutto l’export militare di Mosca.La rivelazione arriva mentre a Mosca si consuma un passaggio alla luce del sole. Giovedì Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, arrivato senza preavviso con un messaggio della Guida suprema Mojtaba Khamenei. Un documento riservato e una stretta di mano pubblica raccontano la stessa cosa: nella guerra con gli Stati Uniti, la Russia continua ad armare Teheran e a trattare con lei, senza entrare in campo.I lanciatori servono a sparare il missile LMUR, noto in Russia come Izdeliye 305: in servizio dal 2022 e usato in Ucraina, corregge la rotta in volo, colpisce bersagli in movimento e copre 14 chilometri in circa un minuto. Vanno montati sui Mi-28, elicotteri d’attacco che l’Iran ha già in dotazione. Nello stesso schedario compare la Cina, con 192 lanciatori di un modello simile. I documenti non dicono se i 90 esemplari siano stati costruiti o consegnati.Per Fabian Hinz, analista del centro di ricerca Conflict Armament Research sentito dal quotidiano londinese, è «il trasferimento di una tecnologia militare altamente sensibile sul piano strategico, che gli iraniani volevano acquisire da decenni». Il Cremlino non ha commentato il rapporto; da Vympel e Rosoboronexport nessuna reazione. Washington tace sull’ordine, ma Donald Trump ha ripetuto di recente che Mosca fa «molto poco, se non nulla» per aiutare l’Iran, una lettura che i funzionari dell’intelligence occidentale contestano.Le date dell’ordine, iscritto nel piano 2024-2025, collocano la decisione prima della guerra: il riarmo di Teheran passava da Mosca ben prima che i due governi se lo dicessero in pubblico, come è avvenuto giovedì al Cremlino.Il messaggio di KhameneiNel Palazzo del Senato, con Putin, erano presenti il consigliere diplomatico Jurij Ushakov e il capo dell’intelligence militare Igor Kostjukov, secondo l’agenzia di Stato russa Tass. Il contenuto della lettera di Khamenei non è stato divulgato. Il portavoce Dmitrij Peskov ha confermato l’incontro senza dettagli; il comunicato di venerdì parla di «ulteriore sviluppo» del Trattato di partenariato strategico globale, in vigore da ottobre 2025, che copre commercio e difesa ma non contiene una clausola di mutua difesa, a differenza del patto fra Mosca e Pyongyang.Più loquace Rezaei. Ha detto di aver discusso con Putin «del dopoguerra e degli assetti di sicurezza regionale» e ha ribadito la linea sul negoziato con Washington: «Abbiamo annunciato sette condizioni agli americani. Finché non le eseguono, non apriremo lo Stretto di Hormuz né negozieremo». Nel suo racconto, ripreso da Al Jazeera con Reuters, Putin ha condannato i bombardamenti sui siti nucleari, ha definito «ingiusta» la guerra e si è detto pronto ad aiutare a chiuderla. Sul tavolo anche un gasdotto dalla Russia all’Iran, che soffre una penuria interna di gas, e il corridoio commerciale Nord-Sud.La visita era pronta da quasi un mese, ha spiegato Rezaei, ma rinviata per le «discussioni quotidiane sulla situazione militare». Mercoledì Khamenei aveva scritto che l’Iran non ha «la minima inclinazione alla sottomissione» agli Stati Uniti. A Washington, martedì, i repubblicani di Trump hanno perso Camera e Senato alle elezioni di metà mandato, in un voto segnato dalla rabbia per i prezzi attribuiti alla guerra, mentre il Qatar intensifica la mediazione.Le armi corrono nei due sensi. Dall’Iran alla Russia sono andati droni Shahed, munizioni d’artiglieria e missili balistici a corto raggio per il fronte ucraino; in direzione opposta, oltre ai lanciatori, un accordo da 500 milioni di euro sulla difesa aerea e missili spalleggiabili Verba, e sabato il portavoce dell’esercito iraniano ha annunciato l’acquisto di caccia Su-35. Mercoledì il Dipartimento di Stato ha sanzionato due persone e una società fra Bielorussia, Russia e Nigeria per aver procurato a Teheran missili antiaerei portatili.Dove si fermi Mosca lo dice Hanna Notte, del James Martin Center for Nonproliferation Studies: «La Russia ha ancora alcune linee rosse quanto al suo coinvolgimento in questa guerra». Il sostegno, ha spiegato, è «utile sul piano operativo, ma non cambia le sorti del conflitto»: il Cremlino, secondo gli analisti sentiti dal quotidiano, evita di compromettere i rapporti con gli altri Paesi del Medio Oriente e con gli Stati Uniti.