Il crollo di Wall Street di giovedì 5 novembre è già nei libri di storia. Il Nasdaq ha perso il 5,5% chiudendo a 24.315 punti ed è entrato ufficialmente in correzione, l’S&P 500 ha ceduto il 4,4% e il Dow Jones ha lasciato sul terreno 1.833 punti, il 3,4%. In una sola seduta sono andati in fumo circa 3.200 miliardi di dollari. È la giornata peggiore dall’aprile 2025, quando a far tremare le Borse fu il «Liberation Day» dei dazi. E, secondo i dati che risalgono al 1896, è il peggior secondo giorno di contrattazioni mai registrato dopo un voto di metà mandato. A pagare il conto sono stati soprattutto chip e intelligenza artificiale: l’indice dei semiconduttori di Filadelfia è sprofondato del 12%, Nvidia del 9,3%, Amd e Micron del 17%.Trump: «Colpa degli stupidi democratici»Donald Trump non ha avuto dubbi su chi indicare come responsabile. Su Truth ha scritto che «il mercato azionario ha vissuto una delle peggiori giornate della storia in seguito ai risultati delle elezioni. È davvero triste assistere a tutto questo!», aggiungendo che «oggi il mercato azionario è crollato perché gli stupidi democratici hanno avuto un grande martedì: è davvero triste da vedere, ma non potete che dare la colpa a voi stessi!». E ancora: «Ricordate: non è colpa dei repubblicani, ma degli stupidi democratici». Il presidente ha ricordato i record raggiunti dalle Borse durante il suo mandato e il colpo subito dai fondi pensione 401(k). Peccato che mercoledì, con la vittoria dem già nota, Wall Street avesse festeggiato con il Dow in rialzo del 3%. E che il Nasdaq 100 fosse già in correzione lunedì 2 novembre, prima ancora dell’apertura dei seggi, oltre il 10% sotto i massimi del 6 ottobre.Il vero nodo è l’intelligenza artificialeDetto questo, il mercato un messaggio ai democratici lo ha mandato. Martedì sono passati 39 referendum locali per limitare lo sviluppo dei data center, e un Congresso a guida dem fa temere moratorie e nuove regole. Secondo Ubs, circa il 30% della nuova capacità prevista negli Usa per il 2028 è a rischio. Joe Maher di Capital Economics ha spiegato che il timore è che i democratici, al Congresso e negli Stati, «cerchino di regolamentare l’industria dell’IA e limitare lo sviluppo dei data center». Ma la miccia si innesta su un terreno già minato: valutazioni elevate, dubbi sul ritorno degli investimenti miliardari e una Fed che da settembre ha ripreso ad alzare i tassi. Per Shane Oliver di Amp le elezioni hanno solo «fornito il pretesto per una correzione» di titoli che «trattavano a multipli relativamente alti». Le Borse premiano la libertà di investire, ma non perdonano le bolle.Tokyo in bear market, Seul ferma gli scambiIl contagio ha travolto l’Asia. A Seul il Kospi è crollato dell’8,5% tre minuti dopo l’apertura, scendendo sotto quota 5.000 e facendo scattare il circuit breaker che ha sospeso le contrattazioni per 20 minuti, l’undicesima volta quest’anno. Il governo ha convocato una riunione d’emergenza e l’indice ha chiuso a -6%, con SK Hynix oltre il -10% e Samsung a -6,35%. A Tokyo il Nikkei ha perso il 6% a 57.410 punti ed è entrato in bear market, più del 20% sotto il picco di giugno, con Tokyo Electron e Kioxia in caduta libera.Europa in rosso, spread in salitaLe Borse del Vecchio continente non sono state risparmiate. Piazza Affari ha aperto a -1,68%, Francoforte a -1,7%, Londra a -1,5% e Parigi a -1,4%. A Milano soffrono i titoli legati ai semiconduttori, mentre difesa e infrastrutture reggono in controtendenza. Lo spread tra Btp e Bund è risalito fino a 112 punti base, con il rendimento del decennale al 4,33%: anche da noi gli investitori cercano rifugio nei titoli di Stato più sicuri.Petrolio giù, oro su: il resto del mercatoNon tutto, però, va letto in chiave negativa. Già mercoledì il petrolio era crollato di oltre l’8%, con il Wti a 88 dollari e il Brent sotto i 95, sulla scommessa che una Washington più «pacifista» spinga per chiudere la guerra con l’Iran: per il Brent si profila la peggior settimana da aprile 2020. Il dollaro si è indebolito con l’euro sopra 1,12, i rendimenti dei Treasury sono scesi al 4,84% e l’oro ha guadagnato circa il 5% in due giorni tornando sopra i 4.000 dollari l’oncia. Secondo AllianzGI, gli investitori potrebbero spostarsi verso Europa e parte dell’Asia più che abbandonare i mercati.Gli analisti: non perdere la testaIl consiglio più ricorrente è uno: niente panico. Charu Chanana di Saxo invita a non interpretare quanto accaduto «come la fine del boom dell’IA causato dai democratici», perché la leadership tecnologica resta una priorità strategica per entrambi i partiti, ma ammette che nelle vendite c’è «chiaramente un elemento di panico». Michael Arone di State Street era stato profetico: il vero rischio, aveva detto, non è l’onda blu ma «gli investitori che reagiscono in modo eccessivo all’onda blu». Più pessimista Michael McCarthy di Moomoo, secondo cui i grandi investitori hanno dichiarato che «la musica è finita». Oliver resta prudente: è presto per dire che le Borse hanno toccato il fondo, ma se le prospettive economiche reggono «sarà più una correzione che un mercato orso». La storia aiuta: secondo Edward Jones, dal 1970 l’S&P 500 ha guadagnato in media il 15,5% nei sei mesi successivi alle midterm. Per Anu Gaggar di Fidelity la regola d’oro è «votare nelle urne, non nel portafoglio». Tradotto: diversificare, evitare vendite emotive, non concentrarsi su un solo settore e ricordare che la volatilità, per chi ha un orizzonte lungo, può diventare un’opportunità.Enrico Foscarini, 6 novembre 2026L'articolo Borse a picco dopo midterm: Trump accusa i dem, ma il vero nodo è l’IA proviene da Nicolaporro.it.