Usa, Jd Vance cambia strategia per il 2028: meno Trump e più Turning Point

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Dopo la pesante sconfitta repubblicana alle midterm del 2026 — con i Democratici che hanno conquistato il controllo di Camera e Senato — il vicepresidente JD Vance ha pubblicato su X un lungo post-mortem che ha fatto scalpore. Vance ha sostenuto che non si è trattato principalmente di un problema di turnout, ma del fatto che molti elettori Trump/Vance del 2024 hanno votato Democratico nel 2026, spinti da quattro priorità: porre fine alla guerra con l’Iran, concentrarsi sul costo della vita e sull’inflazione, mettere “America First” e modificare il rapporto degli Stati Uniti con Israele. Vance ha aggiunto che chi vuole sostenere che perdere il Senato per sei anni “ne valesse la pena” è libero di farlo, ma che qualsiasi discussione onesta sul futuro del partito deve partire da lì. Trump ha riconosciuto che la guerra è stata un fattore (soprattutto per i prezzi dei carburanti), ma ha ribadito che l’avrebbe rifatta e che a lungo termine era la scelta giusta. Il contrasto, pur calibrato e non frontale, è stato letto quasi unanimemente come un primo, esplicito smarcamento del vicepresidente dal presidente in carica, in un momento di estrema debolezza per i Repubblicani.Un ruolo di “non completa sottomissione”Vance non è mai stato un subordinato totale di Trump, e il post delle midterm si inserisce in una traiettoria più lunga. Sul fronte estero, Vance ha sempre incarnato l’ala America First più scettica verso le guerre. Ha servito nei Marines in Iraq, ha criticato gli interventi prolungati e, secondo diversi report, si era opposto in privato all’avvio delle operazioni contro l’Iran nel febbraio 2026, pur difendendole pubblicamente in quanto membro dell’amministrazione. Il post del 4 novembre 2026 è quindi coerente con una linea preesistente, ma rappresenta il primo momento in cui questa distanza diventa pubblica e politica, proprio mentre il costo elettorale della guerra si materializza.Il sostegno di Turning Point e la vedova KirkUn elemento decisivo per qualsiasi aspirazione presidenziale di Vance è il sostegno di Turning Point USA. Dopo l’assassinio di Charlie Kirk nel settembre 2025, la vedova Erika Kirk ha assunto la guida dell’organizzazione. Già a dicembre 2025, durante AmericaFest a Phoenix, ha dichiarato esplicitamente: “We are going to get my husband’s friend JD Vance elected for 48 in the most resounding way possible”, riferendosi al 48° presidente degli Stati Uniti (elezioni 2028, insediamento 2029). Charlie Kirk stesso aveva spinto per Vance come vice di Trump; Erika ha confermato che il sostegno di Turning Point è “in the works” e l’organizzazione sta già costruendo strutture negli stati chiave delle primarie (Iowa, New Hampshire, Nevada).Questo non è un endorsement marginale: Turning Point è una macchina di mobilitazione potente tra i giovani conservatori e la base MAGA. Offre a Vance un’infrastruttura indipendente da Trump e un canale diretto con l’ala più America First del movimento.Perché lo smarcamento è strategico oraI Repubblicani escono dalle midterm del 2026 indeboliti e divisi. La guerra con l’Iran, i prezzi energetici e il costo della vita hanno eroso il consenso del 2024. In questo contesto, Vance sta cercando di posizionarsi come l’erede naturale di MAGA/America First, ma non come semplice prosecutore di Trump. Il messaggio implicito è: “Ho servito lealmente, ho cercato di negoziare, ma la guerra ha avuto un prezzo elettorale che non possiamo ignorare. Ora servono priorità diverse”. È una mossa classica da vicepresidente ambizioso dopo una sconfitta di midterm: creare spazio tra sé e il presidente in carica senza romperla del tutto (Trump ha addirittura detto di aver trovato il post “fine”/buono). Permette a Vance di parlare alla base più isolazionista e ai giovani di Turning Point, di capitalizzare sul malcontento per la guerra e di presentarsi, già nel 2027-2028, come il candidato che “aveva ragione” sulle priorità. Non è ancora una candidatura dichiarata, ma il post e il sostegno di Erika Kirk e Turning Point rendono l’ipotesi del 2028 (o, se si preferisce, del mandato che inizia nel 2029) molto più concreta di quanto fosse solo poche settimane fa.In sintesi, la strategia comunicativa di Vance in questo momento è chiara: usare la sconfitta delle midterm per riaffermare una propria identità America First più distante da Trump su guerra e Israele, appoggiandosi a una base organizzativa forte (Turning Point) e a una storia personale di non completa sottomissione. È un posizionamento rischioso — resta pur sempre il vice di Trump — ma, in un partito in difficoltà, può rivelarsi il più razionale per chi ambisce a succedergli.