TEHERAN — L’Iran non si dà più un limite alla gittata dei suoi missili. Lo ha detto il generale Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della rivoluzione, i Pasdaran, in una conferenza stampa a Teheran: «Quella restrizione per noi è stata revocata». Il tetto autoimposto era di 2.000 chilometri.È un annuncio, non ancora un missile. Mohebbi non ha detto se l’Iran disponga già di vettori oltre quella soglia: il Paese, ha aggiunto, «dimostrerà queste capacità nella pratica» invece di fare dichiarazioni. Teheran non è nota per possedere missili con un raggio superiore, riferisce l’Associated Press, ma funzionari americani ritengono che la tecnologia del programma spaziale iraniano possa essere riconvertita in missili intercontinentali.I numeri spiegano il peso delle parole. Con 2.000 chilometri l’Iran raggiunge oggi l’intera Penisola arabica, il Levante, quasi tutto l’Egitto, parte della Grecia e dei Balcani. A marzo avrebbe tentato senza riuscirci di colpire Diego Garcia, la base angloamericana nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri. Da Washington e da Gerusalemme nessuna reazione ufficiale, finora, all’annuncio di Mohebbi.Le parole del portavoce seguono di pochi giorni quelle della guida suprema Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali, ucciso il 28 febbraio: ogni «tipo e livello di minaccia» da Stati Uniti o Israele, aveva detto, avrà una risposta «senza limiti geografici».Per capire bisogna tornare a fine febbraio, quando i raid americani e israeliani hanno aperto una guerra che dura da oltre otto mesi. Gli Stati Uniti bloccano i porti iraniani nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman; l’Iran rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz e gli attacchi alle navi. La difesa aerea iraniana è in gran parte distrutta o degradata, prima dai bombardamenti israeliani del giugno 2025 e poi nelle prime fasi del conflitto.Le esplosioni a QeshmVenerdì il presidente Donald Trump ha confermato nuovi raid limitati su un sistema di difesa aerea. «Hanno costruito un piccolo dispositivo antiaereo e gliel’abbiamo tolto di mezzo in circa 15 minuti, forse cinque», ha detto ai cronisti appena arrivato a West Palm Beach, in Florida, definendo l’azione «minore» e parlando di «molti progressi» con l’Iran. Sono i primi raid dopo le elezioni di metà mandato di martedì, perse dai repubblicani; giovedì Trump aveva detto che gli Usa potrebbero dover «distruggere» il resto dell’Iran.La tv di Stato iraniana IRIB ha parlato di due esplosioni nell’area di Suza, sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, e ha riferito una nota dell’esercito sull’abbattimento di un drone americano MQ-9. Sabato l’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha riferito altri due missili sull’isola, senza dati ufficiali sui danni; Teheran ha minacciato di «rispondere con forza». Il comando americano per il Medio Oriente ha detto ad Al Jazeera che la situazione è «relativamente calma» e non ha commentato oltre. Lunedì altri raid, definiti «difensivi» da Washington, avevano colpito Qeshm, Hengam e Bandar Abbas.Venerdì sera lo stesso comando ha messo in rete una ricompensa fino a 20 milioni di dollari, con possibile ricollocazione, per informazioni sul programma nucleare iraniano: strutture, equipaggiamenti e personale, «come quello della comunità scientifica». Il programma del Dipartimento di Stato, Rewards for Justice, esiste dal 1984. Il modulo cita le scorte di uranio arricchito al 60%, «a un breve passo tecnico» dal 90%; l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha perso la «continuità di conoscenza» sulle centrifughe da quando l’Iran ha sospeso le ispezioni dopo i raid del giugno 2025. Trump ha detto più volte di aver «obliterato» quei siti.In parallelo corre la mediazione del Qatar. Due funzionari governativi mediorientali hanno raccontato che Teheran sta esaminando le proposte di Doha, ma non negozia sul nucleare finché Washington non accetta la fine del blocco navale, lo sblocco dei fondi congelati, i risarcimenti di guerra e lo stop alle operazioni israeliane in Libano. In cambio offrirebbe agli ispettori l’accesso ai siti bombardati. La Casa Bianca non ha commentato.Il primo ministro qatarino, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha detto che da un paio di settimane si lavora con l’amministrazione Usa «con intenzioni molto genuine» per «evitare che la situazione sfugga di mano», anche grazie «ad alcune voci sagge a Teheran». Trump ha telefonato all’emiro; il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che il governo cerca una soluzione con il dialogo.L’annuncio dei Pasdaran arriva così mentre le proposte restano ferme sul tavolo di Doha, e si legge anche come un prezzo messo sul negoziato. Non chiarisce però il punto decisivo: se l’Iran abbia un missile da più di 2.000 chilometri o soltanto la volontà di costruirlo. «Lo dimostreremo nella pratica», ha detto Mohebbi.