Looksmaxxing e inflazione non vanno d’accordo: perché i giovani maschi americani hanno detto no a Trump

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C’è una questione che emerge sullo sfondo del voto fallimentare per Trump alle midterm che spiega una delle ragioni per cui i giovani elettori repubblicani hanno girato le spalle al presidente. I maschi della fascia demografica che va dai 18 al 26 anni compiuti, vicini alle posizioni politiche dei repubblicani, sono ben lontani dall’essere gli unici americani contrari alla guerra, ma per loro c’è una questione che ha assunto una rilevanza particolare. Il 19 dicembre, infatti, è prevista l’introduzione dell’iscrizione automatica alla leva militare per gli uomini di età inferiore ai 26 anni, che non dovranno più iscriversi individualmente: la registrazione avverrà attraverso i dati già in possesso delle amministrazioni pubbliche. Questa decisione è stata presa da Trump nell’ambito del “National Defense Authorization Act for Fiscal Year 2026” da lui stesso firmato il 18 dicembre 2025. L’iscrizione automatica nel Selective Service System rappresenta un timore concreto e un sacrificio specifico che potrebbe essere chiesto di compiere ai giovani maschi. L’obbligo riguarda i cittadini americani e gli altri uomini residenti negli Stati Uniti, con alcune eccezioni per chi si trova nel Paese con determinati visti temporanei.Midterm, il voto dei giovani maschi si sposta verso i democraticiIl voto degli elettori maschi nel 2024 aveva premiato Trump conquistando più della metà delle preferenze degli uomini tra i 18 e i 29 anni. Nei suoi interventi in campagna elettorale, infatti, Trump si rivolgeva a loro con messaggi diretti, facendoli sentire “maschi coinvolti” e protagonisti di un cambiamento. Dalle analisi di questi giorni sull’esito delle midterm, invece, emerge che quel target elettorale ha decisamente voltato le spalle al presidente. La spiegazione, secondo gli analisti, sta in un clamoroso errore di valutazione: Trump e i repubblicani hanno sopravvalutato il coinvolgimento ideologico dei maschi americani, soprattutto in quella fascia demografica (18-29 anni): l’analisi del voto dimostra che circa il 65% dei giovani elettori maschi ha scelto i democratici.La strategia di Trump per conquistare la Generazione ZRiavvolgendo ancora il nastro al 2024, è utile ricordare che Trump aveva partecipato a molte interviste con podcaster della cosiddetta «manosphere», come Joe Rogan, e con creatori di contenuti mascolini rivolti alla Generazione Z.Trump si iscrisse a TikTok, partecipò agli eventi dell’Ultimate Fighting Championship (Ufc) e come candidato alla vicepresidenza, scelse il 39enne JD Vance. Tutte mosse azzeccate che diedero i loro frutti. La sera delle elezioni, il presidente dell’Ufc Dana White salì sul palco e durante la festa per la vittoria di Trump ringraziò «il potente e formidabile Joe Rogan» per il contributo al successo elettorale del presidente.Dalla cultura woke alla crisi del consenso maschileUna volta entrato alla Casa Bianca, i gesti simbolici continuarono. Nel 2025, Vance esortò il pubblico della Conservative Political Action Conference a non «permettere a una cultura malata (quella woke, ndr) di mandarvi il messaggio che siete persone cattive perché siete uomini, perché vi piace raccontare una barzelletta, perché vi piace bere una birra con gli amici o perché siete competitivi». Esponenti dei media vicini al movimento MAGA insistettero sulle rivendicazioni maschili contro gli eccessi del femminismo. Le agenzie federali pubblicarono meme e utilizzarono sui propri account social espressioni gergali legate al fenomeno del «looksmaxxing», ovvero l’ottimizzazione del proprio aspetto fisico.Inflazione, casa e lavoro: le priorità dei giovani elettoriMa aldilà della cultura woke, su cui è tuttora aperta un’ampia riflessione critica negli ambienti progressisti, si è scoperto però che l’argomento della mascolinità e di Trump come «ancora di salvezza» non è sufficiente per fidelizzare una fascia demografica di giovani maschi che faticano a restare a galla con l’attuale crisi economica. Una crisi molto seria che tra i suoi molteplici fattori annovera anche la guerra impopolare di Trump contro l’Iran.I giovani uomini hanno espresso chiaramente ciò che vorrebbero dai politici, dichiarando costantemente nelle interviste rilasciate ai sondaggisti che le loro principali preoccupazioni sono di natura economica. Sono preoccupati per l’inflazione, il costo delle abitazioni, l’occupazione.La guerra in Iran e la rottura tra Trump e gli influencer MAGALa guerra contro l’Iran, però, ha segnato la goccia che ha fatto traboccare il vaso e rappresenta con efficacia il momento indicativo di quando Trump ha definitivamente perso la capacità di attrarre il voto da parte dei giovani maschi. Alcune voci influenti tra i maschi di destra della Generazione Z hanno rotto con Trump proprio a causa del conflitto. Lo streamer dell’estrema destra nazionalista bianco Nick Fuentes, che nutriva già una crescente disillusione nei confronti dell’amministrazione Trump, è arrivato a comunicare pubblicamente un tale disgusto per il presidente da esortare i proprio follower a votare per i democratici in questa tornata elettorale.Anche Rogan, inoltre, ha criticato ripetutamente la guerra in Iran. Lo streamer Adin Ross, che nel 2024 aveva intervistato Trump regalandogli un Cybertruck e un Rolex, l’anno scorso ha dichiarato di rimpiangere di essersi interessato alla politica MAGA. E come lui, altri influencer assai popolari tra la Gen Z manifestano disprezzo per la politica in generale, considerandola un’inutile perdita di tempo.