L’Osservatorio Libero di Trieste protesta contro i costi sostenuti per la custodia e la manutenzione del Sailing Yacht A, il megayacht riconducibile al magnate russo Andrey Melnichenko, sottoposto a congelamento nell’ambito delle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia. Secondo l’organizzazione, le spese avrebbero ormai superato i 40 milioni di euro, sollevando interrogativi sull’impiego delle risorse pubbliche e sulle possibilità di recuperare le somme anticipate dallo Stato.A confermare l’entità dei costi di gestione è intervenuto anche il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, che, intervistato dalla CNN, ha indicato una spesa annua di circa 9,9 milioni di euro per il mantenimento dell’imbarcazione. Si tratta di quasi 27mila euro al giorno, una cifra che contribuisce a spiegare le dimensioni economiche della vicenda e le preoccupazioni espresse dall’Osservatorio.In un comunicato ufficiale, l’organizzazione definisce «paradossale e ingiusto» che i contribuenti debbano sostenere i costi di gestione di un’imbarcazione privata di lusso a causa delle conseguenze delle sanzioni internazionali. Chiede pertanto alle autorità locali e nazionali di fornire informazioni dettagliate sull’ammontare delle spese, sulle responsabilità finanziarie e sulle garanzie previste per il loro eventuale rimborso.La prima questione sollevata riguarda il quadro giuridico internazionale ed europeo. L’Osservatorio vuole conoscere quali strumenti consentano agli Stati che applicano i provvedimenti di congelamento di recuperare le somme necessarie alla conservazione dei beni sottoposti a restrizioni. In particolare, chiede se esistano garanzie concrete per il rimborso integrale dei costi anticipati dall’amministrazione pubblica.Il secondo punto riguarda la particolare condizione giuridica di Trieste. L’organizzazione richiama il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 e le disposizioni storiche relative al territorio e al porto, chiedendo una valutazione tecnica e diplomatica sulla legittimità dell’applicazione delle misure restrittive europee nelle acque del golfo.Si tratta di una richiesta che si inserisce nelle posizioni sostenute dall’Osservatorio sulla specificità internazionale di Trieste. Va tuttavia distinto il richiamo alle disposizioni del trattato dalla situazione giuridica attuale della città, sulla quale l’organizzazione propone una propria interpretazione. Il congelamento dello yacht è stato disposto dalle autorità italiane nell’ambito della normativa europea sulle sanzioni.Il Sailing Yacht A, una delle più grandi imbarcazioni a vela private al mondo, si trova nelle acque triestine dal 2022. Il suo mantenimento richiede interventi di sorveglianza, sicurezza e manutenzione tecnica, necessari anche per evitare il deterioramento di un bene di elevato valore economico.L’importo complessivo di oltre 40 milioni di euro, indicato dall’Osservatorio e riportato anche da ricostruzioni giornalistiche, necessita comunque di un rendiconto ufficiale aggiornato da parte delle autorità competenti. La dichiarazione del sindaco Dipiazza sui 9,9 milioni di euro annui offre un ulteriore elemento per valutare il peso economico del congelamento, ma resta da chiarire quali somme siano state effettivamente erogate e quali potranno essere recuperate.L’organizzazione annuncia che continuerà a seguire la vicenda, chiedendo trasparenza sulla destinazione delle risorse e sulle conseguenze economiche dei provvedimenti sanzionatori.«La cittadinanza ha il diritto di sapere dove finiscono i propri soldi», conclude il comunicato, sintetizzando una protesta che pone al centro non soltanto il caso del megayacht russo, ma anche il problema generale dei costi di gestione dei patrimoni privati congelati in seguito alle sanzioni internazionali.