Stretto di Hormuz, il Qatar propone a Usa e Iran un piano di 48 ore per riaprirlo

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DOHA — Il Qatar ha messo sul tavolo di Washington e Teheran, venerdì, un piano di 48 ore per riaprire lo stretto di Hormuz, e oggi attende a Doha una delegazione di funzionari iraniani. Al telefono con il presidente americano Donald Trump c’era l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani; il filo con Teheran lo tiene il premier e ministro degli Esteri Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che da due settimane sente quasi ogni giorno il vicepresidente Usa JD Vance. La posta è il passaggio marittimo da cui transitano circa 138 navi al giorno, dichiarato chiuso dai Pasdaran il 26 ottobre e stretto dal blocco navale americano, al nono mese di guerra.Il testo, riferisce il Guardian, prevede che l’Iran riapra lo stretto «il secondo giorno». Il primo giorno gli Stati Uniti avviano la revoca del blocco e sbloccano una parte degli asset iraniani congelati, e Teheran invita gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica nei siti nucleari colpiti, sulla base dell’intesa firmata al Cairo nel settembre 2025. Il secondo giorno riapre Hormuz e riparte il negoziato nucleare, con al centro lo stock di uranio arricchito al 60%, che l’Agenzia stimava in 440,9 chili prima della guerra. Nessuna delle due parti ha accettato formalmente.Il Wall Street Journal scrive che Qatar e Paesi del Golfo propongono di comprimere da 60 a 2 giorni la fase preliminare del memorandum discusso a giugno, e che l’amministrazione americana è divisa tra chi spinge sulla diplomazia e chi vuole allargare le operazioni militari. Nei contatti sono coinvolti anche l’inviato Steve Witkoff e il consigliere Jared Kushner; Vance ha scritto a Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, per tornare al negoziato diretto.Trump, sceso dall’Air Force One in Florida nella notte (le 8 di ieri sera in Italia), ha risposto ai cronisti di Reuters sui raid presso l’isola di Qeshm, davanti allo stretto: «Non voglio parlarne. Facciamo raid minori. Avevano costruito un piccolo dispositivo antiaereo. Lo abbiamo eliminato in circa 15 minuti, forse cinque». Poi: «Controllo totale. Ma stiamo trattando con gli iraniani». Venerdì aveva detto: «Controlliamo lo stretto di Hormuz», e «al massimo siamo un occupante». Sono i primi attacchi dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre.La versione di TeheranL’agenzia semiufficiale iraniana Tasnim parla di due missili caduti su Qeshm, senza dati sui danni, e riporta l’abbattimento di un drone americano MQ-9 sopra l’isola da parte dell’esercito, che definisce quello Usa «esercito terrorista». Washington non ha commentato il drone né annunciato l’attacco. Il portavoce dell’esercito, generale di brigata Mohammad Akraminia, ha detto che Hormuz resta sotto controllo iraniano e non riaprirà «finché le condizioni non saranno soddisfatte», con una risposta «immediata, efficace e senza limiti geografici» e le basi americane fuori dalla regione nel raggio di missili e droni.Le condizioni sono sette: fine delle sanzioni, deroghe sul petrolio, riduzione della presenza militare Usa, sblocco dei fondi, riconoscimento della rotta Iran-Oman, cessate il fuoco regionale compreso il Libano, fine del blocco navale. Un piano iraniano di sette giorni, presentato il 25 settembre con la richiesta di circa 12 miliardi di dollari di asset congelati, era stato respinto da Trump. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato che «il Qatar ha proposto di ridurre a cinque giorni l’attuazione del piano iraniano; siamo arrivati a due»: accettate le condizioni, lo stretto riapre, altrimenti «l’Iran non si piegherà».Il piano iraniano, però, non contiene gli ispettori: il nucleare è rinviato a una fase successiva. Il nodo è l’ordine delle mosse, perché Washington vuole l’Agenzia nei siti il primo giorno e Teheran vuole prima la fine del blocco. Un alto funzionario iraniano ha detto martedì a Reuters che le parti sono ancora lontane e che l’Iran respinge le «richieste eccessive» americane. Nel frattempo il comando Usa per il Medio Oriente ha offerto fino a 20 milioni di dollari per informazioni su impianti e personale del programma nucleare iraniano.A Doha il premier qatarino ha detto ad Al Jazeera che la mediazione serve «per evitare che la situazione sfugga di mano» e che gli americani restano disponibili anche dopo il voto. A Oxford, davanti a Bloomberg, ha aggiunto: «Non avremo mai un accordo di pace perfetto, ma non si può aspettare quel momento perfetto».