WASHINGTON — Tre giorni dopo aver perso Camera e Senato, Donald Trump ha risposto promuovendo l’uomo delle deportazioni di massa. Il presidente ha annunciato venerdì pomeriggio (le 20 in Italia) su Truth Social che Stephen Miller, vice capo di gabinetto e architetto della politica migratoria dell’amministrazione, sarà da lunedì 9 novembre il nuovo capo di gabinetto della Casa Bianca. Esce Susie Wiles, la prima donna ad aver ricoperto l’incarico, che passerà alla «operazione politica» del presidente.Gli elettori di martedì avevano indicato nel costo della vita il primo motivo del voto, nell’89 per cento dei casi secondo i sondaggi all’uscita dai seggi di CBS News, e avevano consegnato ai democratici entrambe le camere del Congresso. La risposta di Trump non guarda ai prezzi ma alla base: al vertice dello staff sale il consigliere più identificato con la linea dura sull’immigrazione.«Uno dei miei consiglieri più fidati», ha scritto Trump di Miller nel post, aggiungendo che Wiles «ha fatto un lavoro eccezionale». Dietro la formula di cortesia c’è un passaggio di consegne rapido: Wiles ha presentato le dimissioni al presidente giovedì sera, ha riferito a CBS News un funzionario dell’amministrazione, e venerdì è stato il suo ultimo giorno nell’ala ovest.Lei ha affidato a X il commiato: «Servire il presidente Trump alla Casa Bianca è stato l’onore di una vita. Il mio ruolo può cambiare, il mio impegno verso il presidente e la missione mai». Operatrice politica della Florida, era entrata nella macchina trumpiana nel 2016 per gestire quello Stato e nel 2024 aveva diretto la campagna in tutti i 50 Stati. È stata il capo di gabinetto più longevo di Trump, che nel primo mandato ne aveva consumati quattro. Nel marzo scorso aveva reso pubblico un tumore al seno, poi dichiarato non più rilevabile dopo mesi di cure.Il «consigliere di guerra»Miller è nell’orbita di Trump dal 2016, quando entrò nella campagna come autore dei discorsi dopo anni al fianco dell’allora senatore repubblicano dell’Alabama Jeff Sessions. Alla Casa Bianca ha cumulato due incarichi che non richiedono la conferma del Senato, vice capo di gabinetto per le politiche e consigliere per la sicurezza interna. È tra i convenuti nella causa intentata dalla famiglia di Renee Good, la donna uccisa nella sua auto da un agente della polizia per l’immigrazione: Miller l’aveva definita «terrorista domestica».Il terreno su cui arriva è quello di una disfatta. I democratici hanno strappato sette seggi al Senato, dall’Iowa al Texas, e salgono a 54; alla Camera hanno almeno 258 seggi secondo le proiezioni di NBC News, il margine più ampio dal 1993, con oltre 30 deputati repubblicani uscenti battuti. Il presidente della Camera Mike Johnson ha fatto sapere che non si candiderà a guidare la minoranza. L’approvazione di Trump è al 38 per cento.Secondo Semafor la decisione è stata del presidente, che attribuiva a Wiles parte della responsabilità del risultato. Una fonte vicina alla Casa Bianca ha descritto Miller come «probabilmente la persona migliore per aiutarci a ricostruire la nostra coalizione fratturata», «un consigliere da tempo di guerra», e ha letto la nomina come un messaggio alla base e di sfida alle nuove maggioranze democratiche. Nelle stesse ore Steve Bannon, ex stratega del presidente, aveva chiesto la rimozione immediata di Wiles e dei consulenti politici «per via dei risultati».Le critiche non vengono solo dall’opposizione. L’ex deputato repubblicano Marlin Stutzman, che in passato ne aveva chiesto il licenziamento, ha definito la promozione «una decisione orribile», ricordando che nel 2018 fu Miller a far saltare l’intesa bipartisan sull’immigrazione. Lo stratega democratico Adam Parkhomenko: «Pochi giorni dopo le perdite elettorali massicce dei repubblicani, la risposta di Trump è mettere l’architetto delle deportazioni di massa a capo dell’intera macchina della Casa Bianca».Miller non ha rilasciato dichiarazioni dopo l’annuncio e Wiles non è andata oltre il suo post. Il nuovo capo di gabinetto prende servizio lunedì, con davanti un Congresso che da gennaio sarà interamente in mano ai democratici.