Dorme con 60mila cimici da letto per lavoro: la storia dell'entomologo Naylor

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AGI - Dorme con le cimici da letto, ma per amore della scienza. Quando racconta che lavoro fa, la reazione è sempre la stessa: la gente comincia a grattarsi. Richard Naylor ci ha fatto l'abitudine. Entomologo britannico, 45 anni, studia le cimici dei letti dal 2001 e oggi ne alleva circa 60mila in un laboratorio in fondo al giardino della sua casa nella Foresta di Dean, nel Gloucestershire. Le nutre con il suo sangue e, quando c'è da mettere alla prova un repellente o una trappola, passa la notte nello stesso letto con loro.Non è una stravaganza. Senza un essere umano nella stanza, spiega, le cimici restano immobili, e qualsiasi test perderebbe di significato. Naylor insieme alla moglie Alexia, ex insegnante di biologia che lavora anche lei nel settore, fanno ricerca su questi insetti e conducono prove sui prodotti destinati all'industria della disinfestazione. Il cuore dell'attività è una piccola suite autonoma con due camere da letto, costruita nel giardino, è lì che spray, repellenti e dispositivi vengono valutati in condizioni il più possibile simili a quelle di una casa vera.Un laboratorio di cimici da letto per testare i prodottiLe cimici allevate non servono solo agli esperimenti. Naylor le spedisce in tutto il mondo, spesso alle unità cinofile specializzate che aiutano gli hotel a individuare le infestazioni. Per imparare a riconoscere l'odore delle cimici, i cani hanno bisogno di esemplari veri su cui addestrarsi. La ragione per cui Naylor si corica in una stanza infestata sta nella biologia dell'insetto. Le cimici dei letti si attivano solo in presenza di un ospite, guidate dall'anidride carbonica che espiriamo e dal calore del corpo. “Se non c'è nessuno in giro, dormono e basta, non si muovono”, racconta a MetroUK. “Il loro comportamento è strettamente legato al nostro. Non posso testare trappole e spray in una stanza vuota, perché non farebbero nulla”.I risultati delle osservazioniIn una stanza senza ospite, un repellente potrebbe sembrare efficace solo perché nessun insetto ha avuto motivo di avvicinarsi al letto. In una rivista di settore dell'associazione britannica dei disinfestatori, i Naylor hanno riferito che otto cimici affamate su dieci si nutrono già la prima notte in cui trovano una persona nella stanza. Il resto lo registrano telecamere a infrarossi. Naylor, del resto, guarda la faccenda con una certa filosofia: “Gli esseri umani si portano dietro le cimici da quando esiste la civiltà”.Cimici nutriteDue volte a settimana arriva il giorno in cui gli insetti vanno nutriti. Le cimici vivono in piccoli barattoli chiusi da coperchi metallici, che Naylor fissa con degli elastici agli avambracci, o alle gambe quando gli serve più spazio. Intanto continua a lavorare al computer, sbrigando la gestione del sito web. “Si nutrono per qualche minuto e io non sento praticamente nulla”, spiega. Dopo una decina di minuti, quando le cimici sazie tornano ad arrampicarsi sulla carta all'interno dei barattoli, lui le sostituisce con altre. “In questo modo riesco a nutrirne migliaia in poco tempo”.Milioni di morsi e nessuna reazioneIn oltre vent'anni Naylor dice di essere stato morso “milioni e milioni” di volte. Il risultato è che il suo organismo ha smesso di rispondere. “A quanto pare servono qualcosa come 40mila morsi perché smetti di reagire alle cimici. Per me è successo più di dieci anni fa. Col tempo il sistema immunitario smette di reagire”. Per la maggior parte delle persone, aggiunge, il morso somiglia a quello di una zanzara particolarmente aggressiva, appena più fastidioso. “Ma poco alla volta diventa sempre meno, e ora non ho più gonfiore né infiammazione”.Le conseguenze e il paradosso della pauraNon che la convivenza sia senza conseguenze: ogni tanto, ammette, accusa sintomi di anemia. La moglie non è gelosa dei suoi compagni di letto: conosce il mestiere meglio di chiunque altro. Più complicato è spiegarlo agli estranei. “Quando dico cosa faccio, tutti iniziano a grattarsi e sembrano un po' inorriditi”.Il paradosso, osserva, è che il ribrezzo non va di pari passo con il rischio reale. Gli è capitato di parlarne con persone che vivono nelle zone malariche del Sud America, erano molto più spaventate dalle cimici che dalle zanzare, che invece possono farle ammalare gravemente o ucciderle. Il loro danno è il prurito, le reazioni cutanee e lo sfinimento di un'infestazione difficile da debellare. È su questo terreno che si muove il lavoro dei Naylor: fare in modo che chi le cimici non le ha scelte possa liberarsene il prima possibile.