Basta con il pregiudizio della «querela strategica» usato per smontare i racconti delle donne vittime di violenza. La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione di un uomo accusato di atti persecutori (stalking) e violenza privata nei confronti dell’ex moglie. Gli Ermellini hanno infatti rinviato il caso alla Corte d’Appello di Salerno per un nuovo processo, criticando duramente i giudici di secondo grado che avevano liquidato le denunce della vittima definendole, senza riscontri, «strumentali» rispetto al contenzioso civile per la separazione.Il GPS sull’auto, app spia e un cuscino sul voltoIn primo grado, l’uomo era stato condannato dopo che era emersa una situazione di controllo totale e violenze subite dall’ex moglie. Nello specifico, aveva installato di nascosto un localizzatore GPS nell’auto della donna e un’applicazione-spia sul suo smartphone per intercettarne e ascoltarne le telefonate. In più la donna aveva raccontato di episodi di violenza fisica e verbale, tra cui un tentativo di soffocamento della donna con un cuscino, continue frasi minacciose e condotte persecutorie estese persino alla figlia, tanto da costringere la madre a richiedere l’intervento del 112. Una situazione di tale gravità che, nel corso delle indagini, l’autorità giudiziaria aveva deciso di disporre gli arresti domiciliari per l’uomo dopo che il semplice divieto di avvicinamento si era rivelato insufficiente.Il ribaltamento in Appello e il sospetto sulla tempisticaNonostante la gravità degli elementi, la Corte d’Appello di Salerno aveva ribaltato integralmente il verdetto di primo grado, assolvendo l’imputato. Per i giudici di secondo grado, la versione della persona offesa non era apparsa abbastanza chiara o priva di contraddizioni. A far discutere è stata soprattutto la motivazione con cui i giudici hanno ipotizzato la «strumentalità delle querele». I giudici di secondo grado avevano infatti sollevato perplessità legate alle tempistiche: la prima denuncia era stata presentata dalla donna 17 giorni dopo l’udienza di separazione davanti al Presidente del Tribunale, e la seconda a distanza di 25 giorni. Poiché i provvedimenti di quella separazione non erano stati particolarmente favorevoli alla donna, la Corte d’Appello aveva dedotto – con una valutazione definita dalla Cassazione «del tutto personale e tautologica» – che le querele fossero un’arma di ricatto per il giudizio civile.Lo stop della CassazioneContro la sentenza di assoluzione hanno proposto ricorso sia il Procuratore Generale di Salerno sia la ex moglie, costituitasi parte civile. I giudici della Cassazione hanno accolto i ricorsi, ritenendo le censure totalmente fondate. Gli Ermellini hanno ricordato che il giudice d’appello ha sì la facoltà di ribaltare una condanna in un’assoluzione senza dover obbligatoriamente riascoltare i testimoni, ma ha il dovere di fornire una motivazione «rafforzata», cioè puntuale, rigorosa e ancorata ai fatti, che spieghi in modo logico perché si discosta dal primo verdetto.Le motivazioni dietro lo stop della CassazioneNel caso di Salerno, invece, la Corte d’Appello ha ignorato del tutto i principi giuridici di base. Si è limitata ad affermazioni «del tutto apodittiche» sulla presunta inattendibilità della donna, «svalutando un complessivo e robusto compendio probatorio». I giudici di secondo grado, lamentano gli Ermellini, non hanno tenuto conto dei fatti accertati in primo grado (il GPS nascosto, l’app spia, le minacce e il cuscino sul volto) e hanno liquidato sbrigativamente come irrilevanti anche le testimonianze del padre e del fratello della vittima, bollandole erroneamente come semplici dichiarazioni indirette. Il processo è quindi ora da rifare, la parola torna a un’altra sezione della Corte d’Appello di Salerno, che dovrà emettere un nuovo giudizio libero da teoremi personali e nel pieno rispetto dei fatti processuali.L'articolo Spiava l’ex moglie tramite una app e il GPS dell’auto: per la Cassazione è stalking proviene da Open.