«Fammi una dieta per dimagrire»: sempre più adolescenti si affidano all’AI per perdere peso. Ecco quali sono gli errori dei chatbot e i rischi per i ragazzi

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Per molti adolescenti oggi il primo interlocutore a cui rivolgersi per perdere peso non è uno specialista ma un chatbot. Si apre una chat, si inseriscono peso, altezza, età o BMI, e nel giro di pochi secondi l’intelligenza artificiale restituisce una dieta completa: colazione, pranzo, cena, spuntini, grammature e calorie. È una delle nuove frontiere dell’AI applicata alla salute, sempre più utilizzata anche per ricevere supporto psicologico, consigli su sintomi o indicazioni terapeutiche rapide. L’intelligenza artificiale sta diventando un vero e proprio interlocutore sanitario: secondo un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation, un adulto statunitense su tre ha già usato chatbot e strumenti di AI per chiedere consigli o informazioni sulla salute, mentre circa 1 persona su 6 li utilizza anche per supporto legato a salute mentale e benessere emotivo. E il fenomeno è ormai su scala globale: OpenAI ha dichiarato che oltre 40 milioni di persone utilizzano ChatGPT ogni giorno per domande legate a salute e benessere, dai sintomi all’alimentazione fino alla perdita di peso.Cinque diete a confrontoMa quando questi strumenti entrano in un terreno delicato come la nutrizione adolescenziale, il rischio è che la velocità e l’apparente personalizzazione nascondano errori tutt’altro che marginali. A mostrarlo è un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Nutrition, che ha confrontato i piani alimentari creati da cinque modelli di intelligenza artificiale con quelli elaborati da una dietista specializzata in adolescenza. Il risultato: le diete generate dai chatbot tendevano a sottostimare in modo significativo calorie e fabbisogni nutrizionali, producendo schemi alimentari sbilanciati proprio in una fase della vita in cui energia, crescita e sviluppo metabolico sono strettamente collegati.I profili analizzatiPer capire quanto questi strumenti siano realmente affidabili, i ricercatori hanno confrontato i piani alimentari prodotti da cinque modelli di intelligenza artificiale, ChatGPT-4o, Gemini 2.5 Pro, Claude 4.1, Bing Chat-5GPT e Perplexity, con quelli elaborati da una dietista specializzata in nutrizione pediatrica e adolescenziale. Lo studio ha utilizzato quattro profili standardizzati di adolescenti quindicenni, maschi e femmine, in condizioni di sovrappeso o obesità, inserendo nei chatbot richieste molto simili a quelle che potrebbe formulare un ragazzo reale: età, altezza, peso e richiesta di una dieta dimagrante di tre giorni con colazione, pranzo, cena e due spuntini. In totale sono stati generati 60 piani alimentari, poi analizzati con software nutrizionali professionali per confrontarne contenuto energetico, distribuzione dei macronutrienti e presenza di 22 micronutrienti.I risultatiI risultati hanno mostrato che i chatbot tendevano a sbagliare sempre nella stessa direzione: produrre diete troppo restrittive e squilibrate rispetto a quelle elaborate secondo linee guida cliniche. In media, i modelli di intelligenza artificiale calcolavano un fabbisogno energetico inferiore di circa 655-700 calorie al giorno rispetto alla dietista, una differenza che gli autori definiscono «clinicamente significativa» perché equivalente, di fatto, a un intero pasto quotidiano sottratto a ragazzi e ragazze ancora in fase di crescita. «Seguire piani alimentari così sbilanciati o eccessivamente restrittivi durante l’adolescenza può influenzare negativamente crescita, salute metabolica e comportamento alimentare», spiegano i ricercatori.Non è solo un problema di calorieMa il problema non riguardava soltanto le calorie. Le diete prodotte dall’AI alteravano anche l’equilibrio dei macronutrienti: i carboidrati risultavano molto più bassi rispetto alle raccomandazioni internazionali, circa il 32-36% dell’energia totale contro il 45-50% previsto dalle linee guida, mentre grassi e proteine erano sistematicamente più alti. Nei piani elaborati dai chatbot, i lipidi arrivavano fino al 41- 45% dell’apporto energetico complessivo e le proteine superavano in media di circa 20 grammi quelle indicate dalla dietista. La spiegazione data dai ricercatori è nel corto circuito dell’addestramento impartito ai modelli Ai. «I chatbot non partono da fabbisogni fisiologici, di crescita, sviluppo puberale, composizione corporea e storia clinica dei pazienti come farebbe un professionista sanitario», commentano. «Generano piuttosto risposte basandosi su enormi quantità di testi presenti online, cercando la risposta più “plausibile” e coerente con ciò che incontrano più spesso nei dati di addestramento. E oggi, nel mondo digitale, i contenuti legati alla perdita di peso sono fortemente dominati da modelli alimentari low carb, chetogenici o iperproteici, cioè diete che riducono fortemente i carboidrati, come pane, pasta o cereali, aumentando invece grassi e proteine nel tentativo di favorire una perdita di peso più rapida». Questo secondo gli autori potrebbe spiegare la riduzione sistematica delle AI nei confronti dei carboidrati e l’aumento di proteine e grassi nei piani alimentari elaborati per i giovani che chiedono aiuto.Conseguenza per lo sviluppo fisico e psicologicoI rischi di piani alimentari prodotti dall’intelligenza artificiale su soggetti in età adolescenziale sono considerati più rilevanti rispetto a quelli su persone adulte. «In questa fase della vita l’organismo attraversa uno dei periodi di crescita più rapidi, con un aumento del fabbisogno energetico necessario a sostenere sviluppo osseo, maturazione ormonale, sintesi muscolare e sviluppo neurologico», commenta il team di ricerca. «I carboidrati per esempio non rappresentano soltanto una fonte di energia, ma il principale combustibile utilizzato da cervello e sistema nervoso centrale, oltre a contribuire al mantenimento delle riserve di glicogeno necessarie per attività fisica, crescita e regolazione metabolica». Va da sé che una loro riduzione marcata può tradursi non solo in minore disponibilità energetica, «ma anche in un apporto insufficiente di fibre, vitamine del gruppo B e micronutrienti normalmente associati agli alimenti ricchi di carboidrati complessi come cereali, legumi, frutta e verdura».Il rischio di comportamenti disfunzionaleLo studio richiama inoltre diverse evidenze già presenti in letteratura secondo cui diete troppo restrittive o fortemente sbilanciate negli adolescenti possono alterare la qualità complessiva dell’alimentazione, ridurre la diversità nutrizionale e aumentare il rischio di comportamenti disfunzionali legati al controllo del peso. «Parallelamente, l’eccesso di proteine osservato nei piani prodotti dall’AI potrebbe comportare un aumento del carico renale e dell’escrezione urinaria di calcio, mentre un eccesso di grassi nella dieta adolescenziale è stato associato in altri studi a un peggioramento del profilo cardiometabolico». Anche il quadro dei micronutrienti ha mostrato forti instabilità. I diversi modelli oscillavano molto nelle stime di vitamina D, calcio, ferro, folati e magnesio: nutrienti considerati cruciali durante l’età evolutiva perché coinvolti nel rafforzamento osseo, nella produzione di globuli rossi, nello sviluppo neurologico e nella regolazione del metabolismo energetico cellulare. «In alcuni casi i valori risultavano sottostimati, in altri sovrastimati, senza una reale coerenza tra un chatbot e l’altro». Per questo gli autori concludono che, almeno allo stato attuale, questi strumenti «possono forse offrire un supporto informativo generale, ma non sono ancora in grado di sostituire una pianificazione nutrizionale professionale, soprattutto in popolazioni vulnerabili come gli adolescenti».L'articolo «Fammi una dieta per dimagrire»: sempre più adolescenti si affidano all’AI per perdere peso. Ecco quali sono gli errori dei chatbot e i rischi per i ragazzi proviene da Open.