Una lunga battaglia legale e personale per vedere riconosciuto un diritto che riteneva fondamentale. È la storia di Mariasole, nome di fantasia per tutelare la privacy di una donna toscana di 63 anni affetta da una grave forma di parkinsonismo degenerativo, morta il 4 maggio nella propria abitazione dopo aver avuto accesso al suicidio medicante assistito. «In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile – ha scritto – e la cosa più triste, che toglie dignità, è la lotta che ho dovuto fare insieme a chi mi è accanto. Spero che nessuno debba attendere nella sofferenza come me e sentirsi sola davanti ad ostacoli che non dovrebbero esserci una volta accertata la malattia e la volontà libera della persona». A rendere pubblica la vicenda è stata l’Associazione Luca Coscioni. La lunga battagliaLa donna aveva avviato il percorso nel luglio dello scorso anno presentando richiesta alla Asl competente. A causa della patologia da cui era affetta dal 2015 era impossibilitata a camminare, comunicava solo tramite un comunicatore a tastiera e sintesi vocale e soffriva di grave disfagia e stipsi cronica, condizioni che richiedevano l’assistenza continuativa del marito e di operatori sanitari per ogni funzione vitale. Nonostante il parere favorevole del Comitato etico, che aveva riconosciuto la presenza dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale, la Asl aveva inizialmente negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, sostenendo l’assenza del requisito del «trattamento di sostegno vitale». Da quel momento è iniziato un lungo iter giudiziario, portato avanti dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo.La diffida e l’aggravamento delle condizioni di saluteSolo dopo una diffida, un ricorso d’urgenza al Tribunale di Pisa e l’ulteriore aggravamento delle condizioni cliniche della donna – che nel frattempo aveva rifiutato la nutrizione artificiale tramite Peg – la commissione medica dell’Asl ha riconosciuto la sussistenza dei 4 requisiti indicati nella sentenza della Consulta del 2019. «Il nostro pensiero va alla famiglia di Mariasole. La sua è stata una battaglia portata avanti con tenacia contro un sistema che ancora oppone resistenze ideologiche e burocratiche», hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione. Secondo i due esponenti, «è fondamentale un’interpretazione evolutiva del concetto di sostegno vitale: l’assistenza dei caregiver e il diritto di rifiutare trattamenti come la Peg fanno parte integrante della libertà di scelta nel fine vita». In Italia manca ancora una legge, nonostante i richiami arrivati anche dall’Unione europea. Il disegno di legge, fermo da mesi a Palazzo Madama, dovrebbe approvare nell’Aula del Senato il 3 giugno. L'articolo Suicidio assistito, Mariasole è morta a 63 anni: era affetta da parkinsonismo. «Nessuno deve più attendere nella sofferenza come me» proviene da Open.