Claudietto ci ha lasciato. Aveva 69 anni, ma per me ne aveva ancora solo più o meno 17, quando, 52 anni fa o giù di lì, ci incontrammo nella polverosa sede dell’Organizzazione comunista Avanguardia Operaia in via Buonarroti 51 a Roma. Erano tempi duri e violenti, ma Claudio li ingentiliva strimpellando melodie surreali e improbabili sul flauto che portava sempre con sé, anche nei presidii più militanti e le manifestazioni più incandescenti.Poi in qualche modo crescemmo, ma senza mai rinnegare il nostro impegno originario. Lui crebbe molto, fino a diventare dirigente nazionale dell’Arci, sempre in prima linea su due temi strategici che la sua finissima intelligenza politica aveva individuato come cruciali: pace e immigrazione. Due temi fra loro strettamente collegati, entrambi al cuore dell’Europa da costruire, altro tema che Claudio riteneva fondamentale, al punto da impegnarsi nei primi tentativi di strutturare una sinistra europea.Un pacifismo senza compromessi, una nonviolenza addirittura esasperata e esasperante, come quando mi fece incazzare perché arrivò al punto di criticare l’attentato, purtroppo fallito, con il quale il Frente patriotico Manuel Rodríguez tentò di eliminare il boia Pinochet.Un pensiero, il suo, vivo e operante, coerente con un’azione effettiva, quotidiana e incessante, come quando guidò l’occupazione di 200 rom, il cui campo era stato raso al suolo col beneplacito della giunta “di sinistra” capitolina dell’epoca.Un pensiero al cui fondo c’è un enunciato indiscutibile: “nessun essere umano è illegale”. La comune umanità è un regalo di Dio, per chi ci crede, o della vita, ma va salvaguardata e coltivata in noi stessi e negli altri, e non solo a parole.Oggi l’Europa è allo sbando. Conta meno di zero sulla scena internazionale, laddove il volgare ma efficace realismo di Trump riserva a sé il privilegio di trattare da pari a pari con Putin e Xi, affidando agli irrilevanti governi europei il ruolo di leccapiedi o velleitari e ridicoli guerrafondai. Ruolo che sta a pennello alla nostra premier, ma nessun “leader” europeo se la passa bene. Macron è alla frutta, Starmer pure, Merz non ne parliamo.L’unico che sta sul pezzo in modo dignitoso è Pedro Sanchez, che non casualmente proprio su pace e immigrazione ha costruito una linea politica valida, in grado di ottenere consensi sia sul piano interno che su quello internazionale, esprimendo con fermezza la condanna del genocidio del popolo palestinese e trattando con la Cina e la Russia senza aspettare il beneplacito di Washington.Pace e immigrazione sono fortemente connesse tra di loro perché entrambe attengono in ultima analisi al ruolo che l’Europa è chiamata a svolgere nel mondo, rinnegando finalmente una volta per tutte il razzismo e il colonialismo che l’hanno caratterizzata in modo costante negli ultimi cinque secoli. In tal modo si deve puntare a costruire un nuovo ordine internazionale nel quale l’emigrazione non sia più una triste necessità della quale africani, asiatici e latinoamericani farebbero volentieri a meno. Ma nel frattempo sia chiaro che l’accoglienza è un dovere.In mancanza di una linea chiara su questi punti si lascia spazio all’odiosa destra razzista che in tutti i Paesi europei tenta di costruire le sue disastrose fortune sui fallimenti e i farfugliamenti di una sinistra indegna di questo nome, perché sempre e solo penosamente subalterna al capitale e alle lobby di ogni genere, con in prima fila quelle degli armamenti, oggi amorevolmente assistite, in Italia, da uno schieramento bipartisan che va da Crosetto a Guerini.È in armamenti e in grandi opere inutili che si sperperano le risorse che non ci sono, anche data l’assenza di una coraggiosa e realistica politica fiscale, mentre gli effetti catastrofici anche sul piano economico delle guerre di Trump si proiettano sul resto del mondo, e quindi anche sull’Europa, oggi più che mai incapace di esistere se non come succursale farlocca di imperialismo statunitense e imprese multinazionali.La destra sia di “governo” che di “opposizione” fa il suo sporco mestiere di sempre, attingendo al solito arsenale di bugie, odio e repressione. Ma quella che preoccupa davvero è la finta sinistra, che ancora omaggia Obama e Tony Blair e si prepara a dare spazio a Matteo Renzi e Marina Berlusconi.Per uscire da questo loop insopportabile, l’insegnamento di persone come Claudio Graziano che seppero sempre essere coerenti, mettendo tutta la loro vita al servizio dell’ indispensabile cambiamento sociale, è più che mai prezioso, e va divulgato per dare sostanza anche teorica alla sacrosanta ribellione delle nuove generazioni che si affacciano oggi alla vita politica.Per questo ti saluto a pugno chiuso e ti abbraccio, caro Claudio. E se incontri Pinochet da quelle parti, almeno un calcio nel sedere daglielo, anche da parte mia.L'articolo Addio a Claudio Graziano, una vita dedicata a pace e immigrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.