Alla fine la coperta – come si diceva un tempo – è assai corta. Tiri di qui, si scopre di là. Ma è anche normale, perché i politici questo dovrebbero fare: scegliere quali parti del corpo della nostra Italia coprire. Scegliere a che cosa dare priorità. Alla zona economica speciale, ovvero all’ennesima leggina che aiuta certi furbacchioni del sud a truffare lo Stato? Oppure alla difesa nazionale? Oppure al tema della casa, che insiste soprattutto al nord ma non solo? E’ ovvio: dove c’è più densità, dove le città metropolitane sono più ricche si verificano anche i maggiori squilibri, ed è là che il tema dell’abitare si pone con forza. Chi non lo capisce, è semplicemente cretino: se ci sono intere parti d’Italia dove le case vengono mandate in rovina perché non ci abita nessuno, e altre parti dove invece valgono letteralmente oro, e non se ne trovano, è in queste ultime parti che bisogna andare ad operare.I bisogni delle grandi città non sono quelli del resto d’ItaliaOggi lo scrive bene l’assessore al piano casa del Comune di Milano Emmanuel Conte sul Corriere: i bisogni di Milano non sono quelli di una città di medie dimensioni. Mi viene da dire che lo stesso vale per Bologna, o per altre città metropolitane. I bisogni dei grandi centri, che poi sono il cuore del problema, non sono quelli del resto d’Italia. Torna una questione vecchia come Carlo Cattaneo: quanto si ascolta il territorio e quanto invece si cala dall’alto. Purtroppo, oggi si cala dall’alto. E tendenzialmente si cala per cercare di consolidare il potere laddove si pensa di averlo perduto, ovvero nel centrosud che ha votato in massa no al referendum come atto politico contro il governo. Ci si illude, dunque, che premiando, facendo scendere altri soldi da Roma, dopo le Zes, dopo la marea di fondi del PNRR, spezzettati e resi praticamente inutili dal decentramento rispetto al cuore dei problemi (sanità, casa, scuola: per dirne tre. Invece qui si è finanziato di tutto, spesso per motivi più politici che pratici), ci si illude dicevo che facendo tutto questo si recupererà il consenso.Sul piano casa la politica non può puntare a gestire il consensoScordandosi che già Renzi fece gli 80 euro, e venne bocciato; che già Conte diede il reddito di cittadinanza, e poi venne bocciato. Perché c’è chi vota su quello che ha, e chi vota su quello che gli viene promesso. Ma la politica – soprattutto sul piano casa – non può assolutamente fare così. Altrimenti invece di gestire il potere si limita a tentare, spesso inutilmente, di gestire il consenso.L'articolo Bisogna salvare il piano casa dal centralismo romano proviene da Nicolaporro.it.