Medici di famiglia, Scotti: “In gioco non c’è solo la dipendenza. I rischi”

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Da settimane i medici di famiglia sono sul piede di guerra: a esacerbare gli animi è la riforma della medicina generale. La palla, al momento, è in mano alle Regioni, ma il tempo stringe, almeno per quanto riguarda il nodo delle Case di comunità. Ma i dottori di famiglia si mobilitano e l’estate si prospetta decisamente bollente. “Oggi la situazione non funziona al meglio, ma il dibattito sulla dipendenza sta inquinando quello sulla riforma, che in realtà propone una ibridizzazione contrattuale: si prende il peggio della Convenzione e il peggio della dipendenza, e il tutto viene peggiorato ancor di più dall’idea di una specializzazione in Medicina generale bella solo sulla carta”. Parola del segretario generale nazionale della Fimmg (Federazione italiana di medici di medicina generale) Silvestro Scotti.Parlando con LaSalute di LaPresse, Scotti prevede un’estate caldissima, paventando il rischio di una nuova ‘grande fuga’ dei dottori di famiglia (che già in Italia scarseggiano da tempo). Ma che sta succedendo?Il nodo della specializzazione in Medicina generaleUna nuova specializzazione in teoria premia la Medicina generale, ma l’idea non convince la Fimmg. “Da un lato infatti si aumenta la durata della preparazione, dall’altro nello stesso provvedimento si prevede che anche altre specialità possano consentire in maniera residuale di fare il medico di famiglia: che cosa sceglieranno i giovani?” si chiede Scotti. “L’estate rischia di essere più che calda, gelida. Perché siamo la categoria più anziana del Ssn e già solo il dibattito sulla riforma rischia di innescare l’invio di lettere di dimissione di medici senior, che ‘solidificheranno’ così la loro pensione. Insomma, la situazione potrebbe precipitare”, avverte Scotti a qualche settimana dall’Assemblea nazionale di tutti i Consigli direttivi provinciali della Fimmg, che il 13 giugno stabilità le modalità della protesta.In sostanza, per Scotti la Medicina generale anziché essere promossa, viene “declassificata, pur se in modo mascherato. Ma il pericolo più grande per il sistema e i cittadini è che questa riforma – anche se non ancora approvata – rischia nei prossimi 5 anni di peggiorare il problema delle carenze dei medici. Proprio quello che si vorrebbe risolvere. Nulla infatti migliora nel provvedimento l’attrattività della medicina generale”. I numeri della carenza dei medici di famigliaPensiamo che già oggi, stando alla Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale. Mentre – stando proprio ai dati forniti dalla Fimmg – tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 professionisti hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni salvo deroghe. Non solo dipendenzaInsomma, quella della dipendenza “è una questione che sta mascherando il vero problema. Non è vero che il decreto la introduce nella Medicina generale, ma darebbe il via a un mix di vincoli gerarchico-organizzativi tipici della dipendenza insieme ai costi e ai rischi professionali tipici della convenzione”, chiarisce Scotti. Il vero pericolo, insomma, sarebbe quello di “una deriva autoritaria delle Regioni” e di una soluzione nè carne nè pesce respinta dal sindacato.“Il punto è che la trattativa viene fatta alla Sisac e si sottolinea il tema dell’urgenza, ma prima di Natale avevamo chiuso un accordo per dare risposte alla questione delle Case di comunità, che però nessuno ha al momento ha messo in pratica”, ricorda Scotti. La riforma punterebbe a rendere operative le Case di comunità (finanziate con i fondi del Pnrr) entro il 30 giugno. E questo anche attraverso nuove forme organizzative per i medici di famiglia. “Ma se il vero nodo è la dipendenza, perché la riforma non ci rende tutti dipendenti, riconoscendoci l’anzianità di servizio?”. Una provocazione, quella del segretario nazionale Fimmg, perché il Ssn non ha il denaro necessario per una soluzione di questo tipo. Si fa presto a dire Case di comunità Poi c’è la solita Italia a più velocità. Secondo Scotti, infatti, “in alcuni casi i lavori per le Case di comunità sono ancora in corso, in altri le strutture sono già operative e in altri ancora sono state riempite impropriamente da personale che non fa prescrizioni, né visite e non è in rete con i medici del territorio. Senza la presenza garantita nelle Case di comunità di medici specialisti, psicologi, infermieri e Oss, ci ritroveremo ad avere dei pazienti che ricevono delle cure di primo livello, ma poi devono andare lo stesso in ospedale, se non hanno la possibilità di avere un secondo livello”. Insomma, Fimmg respinge al mittente le soluzioni presenti nel decreto che delegano la materia alle Regioni e chiede di essere ascoltata. “Siamo in stato di agitazione. Sono già partite iniziative a livello provinciale e regionale, assemblee con medici e cittadini. La nostra battaglia – scandisce – è anche in difesa del medico di fiducia e della prossimità delle cure. Nell’Assemblea nazionale si decideranno le prossime mosse, incluso lo sciopero” dice Scotti, concludendo con una domande: “A invarianza di spesa come è possibile trasformare la convenzione in dipendenza?”.Questo articolo Medici di famiglia, Scotti: “In gioco non c’è solo la dipendenza. I rischi” proviene da LaPresse