“L’Italia può portare il primo modulo abitativo sulla luna, battendo USA e Cina” | Gen. Roberto Vittori

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L’Italia ha in mano le carte per diventare la prima nazione al mondo a posare un modulo abitativo sulla superficie lunare. Non è uno slogan da convegno spaziale: è la valutazione tecnica e finanziaria del Generale Roberto Vittori, ospite del programma Astrea su Radio Radio, uno dei massimi esperti italiani di strategia spaziale. Eppure, mentre Cina e Stati Uniti avanzano con passo deciso, il nostro paese continua a discutere di orbita bassa e a rispondere alle domande dei privati invece di dettare l’agenda.Dal 2018 esiste in Italia il COMINT, un Consiglio dei Ministri specializzato sullo spazio, voluto per elevare le decisioni strategiche dalla sede del Ministero della Ricerca alla Presidenza del Consiglio. Una scelta di peso istituzionale. Eppure, secondo Vettori, il focus di questo organismo rimane incollato all’orbita bassa terrestre — stazioni commerciali, servizi in LEO, New Space Economy — quando la vera partita si gioca altrove.«La priorità per l’Italia è la superficie lunare», dice senza giri di parole. «Al prossimo COMINT non dovremmo discutere l’orbita bassa: dovremmo discutere la Luna.»Una storia che viene da lontanoIl legame tra Italia e spazio non è recente. Nel 1987, l’Italia firmò gli accordi per i moduli logistici pressurizzati destinati allo Space Shuttle: quei container che la NASA usava per portare rifornimenti sulla stazione erano esclusivamente italiani. Un rapporto bilaterale unico al mondo, un primato tecnologico consolidato in decenni di ingegneria aerospaziale.Quella tradizione non è andata perduta. Le aziende italiane — a partire da Thales Alenia Space — sono ancora oggi tra i pochissimi player globali capaci di costruire moduli pressurizzati abitabili per lo spazio. È su questa eredità che si fonda la tesi di Vettori: l’Italia non sta chiedendo di sedere al tavolo altrui. Può costruire il tavolo.«Potremmo battere USA e Cina. Non sarebbe opportuno, ma potremmo»La dichiarazione più dirompente dell’intervista è anche la più concreta: «Noi siamo in grado di gestire il programma non solo tecnicamente, ma anche finanziariamente. L’inviluppo finanziario dei nostri investimenti tra ESA e programmi nazionali potrebbe essere riorientato in un programma unico, focalizzato, che porterebbe l’Italia a essere la prima nazione a mettere un modulo abitativo sulla superficie lunare».Acquistare un volo su Falcon Heavy — il lanciatore pesante di SpaceX disponibile sul mercato commerciale — e trasportare un modulo italiano sulla Luna sarebbe tecnicamente fattibile. «Per motivi politici e di accordi internazionali non andremo da soli», precisa Vittori, «ma la leadership potrebbe comunque essere nostra».Il Ministro Urso ha fatto un passo nella direzione giusta recandosi a Washington per parlare con la NASA proprio di modulo lunare — «l’avremmo dovuto fare quattro anni fa», commenta il Generale — ma il segnale è positivo e va amplificato.Il confronto con Pechino è impietoso. «La Cina va avanti in maniera silenziosa, i riflettori sono spenti su quello che fanno. Hanno una insistente costanza, il passo dopo l’altro. E soldi». La vera intuizione strategica cinese, secondo Vittori, è aver compreso che «la vera opportunità per l’economia globale è al di fuori dell’atmosfera».L’Italia, al contrario, sconta un eccesso di protagonismo comunicativo: «Siamo eccessivamente estroversi, continuiamo a reclamare successi. Fino ad oggi è corretto, ma il successo del passato non garantisce quello del futuro». E soprattutto restiamo troppo dipendenti da decisioni altrui, nonostante oggi — nell’era SpaceX — i servizi di lancio siano disponibili sul mercato come mai prima: «Quando la NASA vola sul Crew Dragon, la NASA è il passeggero. Noi potremmo essere il passeggero del Falcon Heavy».Il vero nodo tecnico della missione lunare non è arrivare in orbita intorno alla Luna. È il tratto finale: scendere dall’orbita lunare alla superficie. È questo il sistema propulsivo che manca e che angoscia anche Elon Musk con SpaceX nel tentativo di spingersi oltre l’orbita bassa.Ebbene, Vittori rivela che in Italia esistono startup in grado di sviluppare un sistema propulsivo che usa l’acqua come propellente. Non è fantascienza: si tratta di motori ionici o termici a propellente acqua, ad alta efficienza, con un vantaggio strategico enorme — l’acqua si trova sulla Luna, sotto forma di ghiaccio nelle aree in ombra permanente. Questo significa che un sistema di rifornimento in-situ diventa concepibile, risolvendo uno dei problemi più complessi dell’esplorazione lunare prolungata.«Noi in Italia, oltre alla capacità di costruire moduli pressurizzati, abbiamo anche la capacità di costruire sistemi propulsivi con motori ad acqua, particolarmente utili e innovativi per effettuare l’ultima parte dall’orbita lunare fino all’allunaggio.»Lo spazio non è uno sprecoA chi obietta che Artemis e l’esplorazione lunare siano un lusso insostenibile in tempi di guerre, crisi climatica e disuguaglianze, Vettori risponde con un argomento strutturale: «La popolazione mondiale è in crescita esponenziale. Il problema principale sono le risorse, l’energia. L’unico posto dove l’energia è infinita è al di fuori dell’atmosfera».Insistere a cercare energia e materie prime all’interno del pianeta non solo è destinato a fallire, ma genera conflitti: «Essendo le risorse sotterranee, i confini li ho sulla superficie, ma poi sotto? Insistere nel cercare risorse all’interno dell’ecosistema terrestre sarà un continuo inseguirsi di conflitti».Lo spazio, in quest’ottica, non è la fuga dai problemi della Terra. È la loro soluzione strutturale a lungo termine.Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’ESA, ha recentemente avvertito pubblicamente che l’Europa rischia di diventare troppo esposta alle decisioni altrui. Vettori condivide la preoccupazione, ma non risparmia una critica: Aschbacher guida l’ESA dal 2021 e i quattro anni successivi al COVID erano «il momento ideale per posizionarsi». Quel momento è stato in parte sprecato. Anche il COMINT italiano sconta una logica reattiva anziché proattiva: ascolta le proposte dei privati invece di definire prima una visione e poi chiamare le imprese a realizzarla. «Il governo italiano dovrebbe non semplicemente a domanda rispondo, ma essere lui a decidere priorità e strategie».La sintesi è un appello chiaro alla classe dirigente italiana: «Non soltanto supportare l’idea del modulo abitativo lunare, ma prenderne la leadership».L’Italia ha la storia, ha la tecnologia, ha — se riorientati — anche le risorse finanziarie. Quello che manca è una decisione politica coraggiosa: smettere di pagare l’affitto nel salotto altrui e iniziare a costruire casa propria. Sulla Luna.Nel video l’intervista di Rosanna Piras ad Astrea.The post “L’Italia può portare il primo modulo abitativo sulla luna, battendo USA e Cina” | Gen. Roberto Vittori appeared first on Radio Radio.