di Shorsh Surme – Cosa è emerso riguardo all’Iran dal vertice tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo americano Donald Trump, tenutosi venerdì scorso a Pechino?L’assenza di una dichiarazione congiunta ha lasciato spazio a interpretazioni divergenti e le dichiarazioni spesso contraddittorie di Trump non hanno contribuito a chiarire il quadro.Secondo il presidente americano, Xi avrebbe chiesto l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, chi esamina le comunicazioni ufficiali cinesi nota che Pechino ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco globale come condizione per ristabilire la pace in Medio Oriente, sottolineando che la guerra americana contro l’Iran non avrebbe mai dovuto iniziare.Trump sostiene inoltre che Xi Jinping gli abbia espresso una netta opposizione al possesso di armi nucleari da parte dell’Iran. Ma, considerando che la retorica ufficiale iraniana ribadisce da anni che Teheran non intende dotarsi di armi atomiche, è difficile immaginare che la Cina si sia contraddetta su un punto così sensibile.Una concessione significativa fatta da Trump a Pechino riguarda la questione dell’uranio arricchito: il presidente americano ha dichiarato di non insistere più affinché gli Stati Uniti ne assumano il controllo diretto, accettando invece la possibilità di stoccarlo in Cina. Ha poi minimizzato la questione, definendo il trasferimento dell’uranio un semplice esercizio di pubbliche relazioni.Le dichiarazioni di Trump sono apparse più volte incoerenti. In un primo momento ha affermato di non aver chiesto alla Cina di esercitare pressioni sull’Iran; successivamente ha sostenuto che Pechino potrebbe usare la propria influenza per riaprire lo Stretto di Hormuz; infine ha dichiarato che Xi desidera che lo stretto rimanga aperto. Poco dopo, però, il ministero degli Esteri cinese ha diffuso una nota in cui chiedeva “un cessate il fuoco globale e permanente” e la riapertura delle rotte marittime “il prima possibile”, in linea con gli appelli della comunità internazionale.Trump ha anche affermato di non opporsi a una sospensione ventennale del programma nucleare iraniano, purché Teheran rispetti pienamente gli accordi. Si tratta di un cambiamento rilevante, considerando che in passato aveva insistito sulla completa eliminazione del programma, anche nelle sue componenti pacifiche.Un altro punto emerso riguarda la possibilità che gli Stati Uniti revochino, nei prossimi giorni, le sanzioni contro le aziende cinesi che acquistano petrolio iraniano.Prima della visita, il 14 aprile, il portavoce del ministero degli Esteri cinese aveva definito il blocco navale statunitense contro l’Iran una mossa “pericolosa” e irresponsabile, destinata ad aggravare il confronto, aumentare le tensioni e minare il fragile cessate il fuoco. I media cinesi hanno descritto il blocco dei porti iraniani come una “scommessa”, paragonandolo all’aggiunta di un secondo lucchetto a una bicicletta già rubata.Secondo le valutazioni cinesi, il blocco di Washington mira a spingere Pechino a intervenire, considerando che il 40% del fabbisogno petrolifero cinese transita attraverso lo Stretto di Hormuz. La Cina interpreta l’azione americana come parte di una logica egemonica fondata sul ricorso alla forza quando la diplomazia fallisce.Gli accordi discussi a porte chiuse tra Xi e Trump suggeriscono che Pechino non combatterà a favore dell’Iran, ma nemmeno lo sacrificherà agli Stati Uniti. L’Iran è un partner strategico per la Cina, ma Pechino agisce con equilibrio e pragmatismo: se dovesse esercitare pressioni su Teheran per ottenere maggiore flessibilità nei negoziati, chiederebbe in cambio concessioni americane su dossier cruciali come Taiwan.I media cinesi considerano lo Stretto di Hormuz una vulnerabilità critica per gli Stati Uniti: un fallimento di Trump in Iran potrebbe avere ripercussioni negative sulla sua amministrazione e sul suo partito nelle prossime elezioni di medio termine. La logica degli interessi suggerisce che la Cina non desidera una vittoria americana e una sconfitta iraniana, poiché ciò danneggerebbe Pechino sia sul piano energetico sia su quello del controllo delle rotte marittime. Una sconfitta dell’Iran permetterebbe agli Stati Uniti di accerchiare la Cina attraverso Hormuz e, in prospettiva, anche attraverso lo Stretto di Malacca.Prima della visita, Trump aveva minacciato nuove tariffe del 50% se la Cina avesse fornito supporto militare all’Iran. Dopo l’incontro, ha dichiarato che Pechino si è impegnata a non fornire armi a Teheran. Un analista cinese ha osservato che tali accuse mirano a dissuadere preventivamente la Cina, ricordando che Pechino dispone di molte altre leve: se Washington militarizza lo Stretto di Hormuz, la Cina può militarizzare il settore delle terre rare.La questione resta complessa e in continua evoluzione, ma un punto appare chiaro: il livello delle richieste americane all’Iran si è notevolmente abbassato.