Elezioni, chi vince con lo Stabilicum? Occhio a Calenda e Vannacci

Wait 5 sec.

Altro che giochi chiusi. Altro che centrodestra già logorato dal governo. Altro che sinistra pronta a raccogliere i frutti dell’opposizione. I numeri, almeno per ora, raccontano una storia molto diversa: il Paese è diviso in due, quasi al millimetro. E la prossima partita elettorale potrebbe decidersi non tanto — o non solo — nelle piazze, nei talk show e nei programmi, ma nelle pieghe della legge elettorale. Secondo un’elaborazione di Youtrend per il Corriere della Sera, basata sulla Supermedia dei sondaggi Youtrend/Agi, il campo largo, senza Azione, sarebbe appena davanti al centrodestra, senza Futuro nazionale di Roberto Vannacci: 45,1 per cento contro 45. Tradotto: un decimale. Praticamente nulla. Ma in politica, in base al sistema elettorale, anche il nulla può diventare tutto.Con il Rosatellum oggi in vigore, infatti, nessuno avrebbe in tasca la maggioranza assoluta. Alla Camera il Campo largo arriverebbe a 200 seggi su 400, contro i 179 del centrodestra. Al Senato 98 su 200 contro 91. Numeri da stallo, da trattative, da telefonate notturne, da corteggiamenti improvvisi. Perché in uno scenario simile diventerebbero decisivi quelli rimasti fuori dalle due grandi coalizioni: Azione, Futuro nazionale, minoranze linguistiche e chiunque possa portare anche solo una manciata di voti o parlamentari. C’è però un punto politico enorme. Stavolta, rispetto al 2022, il centrosinistra unito avrebbe un vantaggio nei collegi uninominali. Non perché sia esploso un improvviso amore popolare per il Campo largo, ma perché allora Pd e Movimento 5 Stelle correvano separati. Uniti, almeno sulla carta, potrebbero raccogliere più seggi.“Una novità rispetto al 2022”, osserva Giovanni Diamanti, presidente di Youtrend, “mentre nella parte proporzionale ci sarebbe un pareggio assoluto, nei collegi uninominali del Rosatellum stavolta prevarrebbe nettamente il Campo largo (81 seggi a 63 alla Camera, 38 a 31 al Senato) perché allora Pd e M5S si presentarono separati. Ora, insieme, conquisterebbero molti più parlamentari”.E qui entra in scena la vera questione: la paura dello stallo. Come noto, il centrodestra, consapevole del rischio di ritrovarsi in un Parlamento bloccato, sta lavorando a una nuova legge elettorale. Il cosiddetto Stabilicum, oggi all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera, dovrebbe servire proprio a evitare l’ingovernabilità. Ma attenzione: la cura potrebbe essere amarissima anche per chi la propone.Perché se il punto di partenza resta quel microscopico vantaggio del Campo largo — 45,1 contro 45 — il premio di maggioranza previsto dallo Stabilicum cambierebbe tutto. Settanta seggi alla Camera e trentacinque al Senato alla coalizione vincente. Risultato: con appena lo 0,1 per cento di vantaggio, il Campo largo conquisterebbe 216 seggi alla Camera contro 146 del centrodestra, e 107 al Senato contro 72. Una vittoria netta costruita su un margine infinitesimale. “Ma non è la legge elettorale che produce il pareggio”, chiarisce Diamanti, “è il Paese che è spaccato a metà”.Ed è proprio questo il dato politico più interessante. La partita è apertissima. Ed è quasi incredibile, se ci si pensa bene. Il centrodestra non sembra pagare davvero gli anni al governo: tra difficoltà, tensioni, dossier complicati e promesse ancora da mantenere, resta lì, competitivo, agganciato alla partita. La sinistra, invece, dopo anni all’opposizione, non riesce a sfondare. Non capitalizza. Non costruisce un’alternativa convincente. Non prende il largo, nonostante il nome.Il cosiddetto campo largo appare largo soprattutto nelle ambizioni dei suoi dirigenti, molto meno nelle idee. Perché la vera domanda è questa: se dopo anni di opposizione, con un governo esposto ogni giorno al fuoco incrociato di crisi internazionali, economia, migranti, giustizia e tasse, la sinistra è ancora ferma a un pareggio tecnico, che cosa significa? Significa che la sua offerta politica non scalda. Che la somma delle sigle non produce automaticamente una visione. Che gli elettori sembrano spaesati davanti a un’alleanza che tiene insieme tutto e il contrario di tutto, ma fatica a dire con chiarezza dove vorrebbe portare il Paese.Leggi anche:Meloni accelera sulla legge elettorale: ecco cosa cambieràIl paradosso, dunque, è servito. Il centrodestra potrebbe varare una legge pensata per garantire stabilità e ritrovarsi sconfitto per un decimale. Il centrosinistra potrebbe vincere non per travolgente consenso, ma per aritmetica elettorale. E in mezzo restano gli italiani, ai quali forse piacerebbe sentire meno alchimie sui seggi e qualche idea in più su tasse, lavoro, sicurezza, scuola, energia e libertà.A questo punto, se davvero lo Stabilicum sarà il modello scelto dal Parlamento, conterà ogni pezzo del puzzle. I confini delle coalizioni diventeranno decisivi. Calenda e Vannacci potrebbero scoprire di essere molto più corteggiati di quanto immaginassero. Perché quando la differenza la fa un decimale, anche chi sta fuori dal recinto può diventare improvvisamente indispensabile.Franco Lodige, 15 maggio 2026L'articolo Elezioni, chi vince con lo Stabilicum? Occhio a Calenda e Vannacci proviene da Nicolaporro.it.