Starmer al capolinea? Anche i sindacati lo scaricano

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Dopo i ministri, ora anche i sindacati. Keir Starmer è sempre più solo, intrappolato in quella che fino a pochi mesi fa sembrava una leadership inattaccabile e che oggi, invece, assomiglia a una lenta agonia politica. Se la rivolta interna all’esecutivo aveva già mostrato le profonde crepe dentro il Labour, il nuovo strappo con le grandi union britanniche rischia di rappresentare un colpo ancora più duro. Perché nel rapporto tra Labour e sindacati non c’è soltanto una storica alleanza elettorale: lì risiede l’identità stessa del partito.I segnali erano evidenti da tempo. La base operaia non ha mai realmente digerito la trasformazione tecnocratica impressa da Starmer al Labour, sempre più vicino agli ambienti finanziari londinesi e sempre più distante dalle tradizionali battaglie sociali. Ma ora il malessere è diventato pubblico. Secondo indiscrezioni rilanciate dalla stampa britannica, undici grandi sindacati vicini ai laburisti starebbero preparando un documento congiunto nel quale si ammette apertamente che Starmer non sarà il leader del partito alle prossime elezioni.Un fatto senza precedenti, almeno in tempi recenti. Perché i sindacati britannici non si stanno limitando a criticare il premier: stanno certificando la fine della sua credibilità politica.Del resto, il precedente della fronda ministeriale aveva già raccontato un partito in ebollizione. Nei giorni successivi al disastro delle elezioni locali, diversi esponenti del governo e decine di parlamentari hanno iniziato a chiedere apertamente un passo indietro del leader laburista. Oltre settanta deputati avrebbero addirittura sollecitato un calendario per la sua uscita di scena.Adesso, però, la situazione si complica ulteriormente. Perché, mentre una rivolta dei ministri può ancora essere derubricata a lotta di corrente, la rottura con le union tocca il cuore storico del Labour. È il venir meno di quel blocco sociale che aveva consentito al partito di tornare al governo dopo anni di opposizione.Leggi anche: Terremoto in Uk: si dimette un ministro, lanciata la sfida a StarmerIl paradosso è che Starmer rischia di essere divorato proprio dal modello politico che aveva costruito per vincere. Nel tentativo di rassicurare l’establishment, la City e i moderati, il premier ha progressivamente svuotato il Labour della sua dimensione popolare, finendo per alienarsi sia la sinistra interna sia quella rete sindacale che da sempre rappresenta la spina dorsale del partito. Persino Unite, uno dei principali finanziatori del Labour, ha ridotto sensibilmente i contributi economici: un segnale di sfiducia ormai conclamato.Così Starmer appare oggi politicamente isolato. Attaccato dalla sinistra per il suo moderatismo, contestato dai parlamentari per il crollo nei consensi, guardato con crescente freddezza dai sindacati e incapace di riaccendere entusiasmo nell’elettorato tradizionale laburista. Una crisi che non riguarda soltanto la leadership personale, ma il senso stesso del progetto politico starmeriano.E mentre nel Labour cresce il caos, prende forza l’idea che serva un nuovo leader prima delle prossime elezioni. I nomi circolano già, dal sindaco di Manchester Andy Burnham ad altre figure considerate più vicine alla base sociale del partito. Starmer, dal canto suo, continua a resistere: promette di “dimostrare che i critici si sbagliano”, ma il clima attorno a lui ricorda sempre più quello di un leader isolato, ormai destinato a cadere.Salvatore di Bartolo, 15 maggio 2026L'articolo Starmer al capolinea? Anche i sindacati lo scaricano proviene da Nicolaporro.it.