AGI - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato Pechino a bordo dell'Air Force One, concludendo un vertice in cui ha cercato di minimizzare le divergenze con il leader cinese Xi Jinping, ma che ha prodotto pochi cambiamenti concreti nel fragile rapporto tra le due superpotenze. Trump ha dichiarato ai giornalisti che sia lui che Xi desiderano la fine del conflitto in Iran e che Teheran non possieda armi nucleari. Trump, aperto a stop programma nucleare per 20 anniTrump ha affermato di non avere obiezioni a una sospensione del programma nucleare iraniano per 20 anni, ma deve trattarsi di un impegno reale. È quanto riporta Al Arabiya. Araghchi, Usa disposti a proseguire colloquiTeheran ha ricevuto messaggi dagli Stati Uniti che indicano "la loro disponibilità a proseguire i colloqui e il dialogo" per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Qualsiasi cosa farà la Cina per aiutare la situazione sarà benvenuta", ha aggiunto Araghchi, citato da Iran International, durante una conferenza stampa a New Delhi al termine della ministeriale dei Paesi Brics.Brics: no dichiarazione finale congiunta, Iran accusa EmiratiSi è conclusa senza una dichiarazione finale congiunta la ministeriale esteri dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ai quali si sono negli ultimi anni aggiunti Etiopia, Egitto, Iran, Emirati Arabi Uniti e Indonesia) a New Delhi. L'ostacolo, ha spiegato l'India in una nota, sono state "divergenze di opinione tra alcuni membri" sulla situazione in Medio Oriente. In particolare, "un membro ha espresso riserve" su alcune parti relative a Gaza e alla sicurezza nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandeb. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato più diretto e ha accusato pubblicamente un Paese del blocco che ha una "relazione speciale con Israele". Parole che sembrano fare riferimento agli Emirati, i quali già ieri erano stati neanche troppo velatamente attaccati dal capo della diplomazia di Teheran di "collusione" con Tel Aviv, definita "imperdonabile". "L'unico motivo per cui hanno bloccato la dichiarazione finale è stato il loro sostegno a Israele e agli Usa nella loro aggressione contro l'Iran, il che è davvero molto deplorevole", ha dichiarato Araghchi. Per poi sottolineare che il 'Paese in questione' non può essere protetto da Washington e Tel Aviv e che le installazioni militari americane che avrebbero dovuto garantirne la sicurezza, sono diventate una fonte di insicurezza, come "è stato dimostrato durante questa guerra". Divisioni tra i BricsLe divisioni tra i membri dei Brics sono diventate più evidenti durante la guerra in Medio Oriente, in particolare tra Iran ed Emirati. Legati dagli Accordi di Abramo firmati nel 2020, Emirati e Israele hanno intensificato negli anni la collaborazione in vari campi, anche nel settore della difesa. Di recente sono circolate notizie in merito a visite nel Paese del Golfo di diversi alti esponenti israeliani durante la campagna militare dell'Idf contro l'Iran. Si sarebbero recati negli Emirati il capo del Mossad David Barnea, il capo di Stato maggiore Eyal Zamir e lo stesso premier Benjamin Netanyahu. È stato quest'ultimo ad affermarlo pubblicamente nei giorni scorsi in una nota, che è stata tuttavia ufficialmente smentita da Abu Dhabi. Inoltre, l'ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, ha confermato che, durante il conflitto, Israele ha inviato negli Emirati una batteria della difesa anti-missilistica Iron Dome con militari per gestirla. Infine, secondo quanto rivelato oggi da Bloomberg, Abu Dhabi avrebbe tentato senza successo, durante il conflitto, di organizzare un attacco congiunto con altri Paesi del Golfo contro l'Iran come ritorsione per il suo lancio di droni e missili contro installazioni militari ed energetiche nella regione.