Harper e Castle esplodono ai playoff: gli Spurs hanno trovato i due gioielli da affiancare a Wembanyama | NBA Freestyle

Wait 5 sec.

Dylan Harper: la stella in divenire degli SpursAvete presente quella sensazione da “il meglio deve ancora venire”? Salvo imprevisti (leggi: stupidate, tipo dare una gomitata fuori da ogni logica a Reid in una semifinale di conference…), è quello che si pensa guardando giocare oggi i San Antonio Spurs. Il motivo è fortemente legato a quella guardia tiratrice da 2,28, che fa arresto a due tempi in stile Larry Bird e che risponde al nome di Victor Wembanyama. Ma non solo. Prendete Dylan Harper, figlio di quel Ron Harper che per anni ha stazionato nel vertice alto del triangolo offensivo di Tex Winter prima ai Bulls e poi ai Lakers. Rookie di 20 anni, scelto dagli Spurs con la numero due dello scorso Draft. Fate conto un veterano per come sta in campo. Mancino che entra momentaneamente dalla panchina, ma che ha già la parola “titolare” idealmente tatuata sul petto. Le sue incursioni in palleggio, molto fluide e potenti, sono spesso in grado di accendere emotivamente la gara in corso. Sia Portland che Minnesota se ne sono accorte, loro malgrado. Notevole cambio di direzione in palleggio, svincolarsi nel traffico sembra il suo mestiere. Non è un razzo palla in mano, non ha lo stacco da terra di un Robert Pack (iconico play di Denver degli anni ’90) per dire, ma ha piedi rapidi, gran fisico e i fondamentali di chi fin da piccolo ha tirato in giardino sotto lo sguardo del proprio papà, all’epoca giocatore NBA di altissimo livello. Sta brillando in questi playoff, particolarmente contro i T-Wolves. Ottimo tempismo. È elemento imprescindibile della second unit degli Spurs. Mette quasi 14 punti di media a partita con un rassicurante 38% da fuori. Il tiro da tre, tra le più evidenti imperfezioni del suo gioco, sta già arrivando?Stephon Castle: il futuro secondo violino di WembanyamaPer non parlare di Stephon Castle, altro “ragazzino terribile” destinato a segnare il futuro degli Spurs tanto quanto (non è questione di numeri, ma di insieme) lo pterodattilo francese. Di anni, la guardia degli Spurs ne ha 21. Il tempo è decisamente dalla sua parte. Anche Castle sta giocando dei playoff spaziali, di grande continuità, solo che lui lo fa da membro inamovibile del quintetto. È al secondo anno di NBA, eh… Sembra la nuova versione di Jimmy Butler, con identica forza nella parte alta del corpo che gli permette di entrare, subire i contatti quasi senza accorgersene e rimanere in equilibrio per la conclusione. Molto sobrio quando prende iniziativa in palleggio, capace anche di penetrare e arrestarsi dalla media con conclusioni spesso morbide, nonostante un paio di difensori attaccati alle braccia. C’è da giurare che sarà il secondo violino di San Antonio per i prossimi dieci anni, se tutto va per il verso giusto. In questi playoff, ha alzato di certo il livello del suo gioco rispetto alla stagione regolare. Caratteristica dei vincenti. I punti di media sono diventati 18,7 (vs 16,7 della regular season) e ha aggiunto un tiro da fuori micidiale con quasi il 40% (vs 33,2% della regular season). Gli Spurs conducono per 3-2 su Minnesota e la finale di conference è lì, a un passo.Wembanyama, occhio alle stupidateAppunto. La finale di conference a Ovest è lì, a un passo, salvo imprevisti. O stupidate. O gesti inconsulti. O quelle cose che rischiano di macchiare una stagione trionfale. Come la gomitata senza senso che Victor Wembanyama ha rifilato a Naz Reid nel corso di una importante gara 4, poi persa da San Antonio. Attenzione, non è la fine del mondo. Ma per un giocatore con l’avvenire del francese, programmato com’è per trionfare in tutto e per tutto, con quella testa sulle spalle che ha sempre mostrato di avere finora, si tratta di qualcosa che ha stonato particolarmente. Prima di tutto perché gli Spurs avevano forti chance di vincere la partita, che l’espulsione di Wembanyama ha ridotto notevolmente. Non di rado una serie di playoff NBA è condizionata da accadimenti simili, episodi anche isolati. E poi perché, non sarà questo il caso, ma ci sono episodi che rischiano di macchiare inutilmente una carriera nel bene o nel male. E uno del calibro del francese ne deve tener conto. Stiamo parlando di una superstar che ha il potenziale per far sì che questa frase venga pronunciata senza dubbi o esitazioni: i tre migliori giocatori della storia sono Michael Jordan, LeBron James e Victor Wembanyama, tutti gli altri stanno un gradino sotto. Ecco perché non può sbagliare nulla, il centro degli Spurs. Che giocatore è diventato Nick Anderson dopo aver mandato sul ferro i quattro tiri liberi di fila in gara 1 della finale NBA contro i Rockets nel 1995? Nemmeno un lontano parente della guardia-ala che terrorizzava i pari ruolo in difesa e spalle a canestro prima del fattaccio. Siamo sicuri che i pugni del gigante Ralph Sampson dei Rockets al piccolo Jerry Sichting dei Celtics nelle finali del 1986 – e le successive accese polemiche con annesso linciaggio mediatico e psicologico – non abbiano condizionato il morale e la mente di Sampson negli anni successivi? Il centro di Houston, uno dei giocatori più forti dell’epoca, non si è più ripreso, è andato in una sorta di depressione, complici anche guai fisici ripetuti. Insomma, ci sono eventi che possono segnare, bisogna starci lontani. È un’esagerazione, una suggestione, ma pensateci. C’è troppo da perdere.That’s all Folks!Alla prossima settimana. L'articolo Harper e Castle esplodono ai playoff: gli Spurs hanno trovato i due gioielli da affiancare a Wembanyama | NBA Freestyle proviene da Il Fatto Quotidiano.