Sea Watch indagata. E l’Ong sbrocca: “Ma che c***…”

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C’è una nuova grana giudiziaria attorno a una nave Ong. Questa volta si tratta della Sea-Watch 5, battente bandiera tedesca e appartenente all’omonima organizzazione con sede in Germania. La nave, nei giorni scorsi, ha raccontato di essere stata raggiunta da una raffica di colpi esplosi dalla Guardia Costiera libica. E fin qui siamo al fatto grave, da chiarire. Ma poi arriva il solito riflesso condizionato: chiamare in causa l’Italia. Peccato che l’episodio non sia avvenuto davanti a Lampedusa, né in acque territoriali italiane, bensì in acque internazionali, all’interno della zona Sar libica. Nonostante questo, Roma ha comunque indicato un porto sicuro per lo sbarco dei migranti: Brindisi. Troppo lontano, ha protestato la Ong. Insomma: l’Italia assegna un porto e viene criticata lo stesso.Lo sbarco è avvenuto nelle scorse ore. Ed è proprio lì che la vicenda cambia registro: secondo quanto riferito dall’organizzazione, le autorità italiane avrebbero comunicato al capitano l’apertura di un’indagine per “favoreggiamento dell’ingresso illegale”. Non è una contestazione ordinaria, soprattutto quando riguarda navi delle Ong. Non capita tutti i giorni che venga evocata questa ipotesi di reato, e infatti Sea-Watch ha reagito parlando di sorpresa e di stretta repressiva. Il racconto dell’organizzazione è questo: “Sono rimasti sul ponte di comando della nave fino a ben oltre la mezzanotte, hanno sequestrato documenti e attrezzature e hanno condotto due membri dell’equipaggio alla stazione di polizia per un interrogatorio. Per oggi è previsto anche un interrogatorio del capitano della Sea-Watch 5”. Poi, nel tweet per diffondere il contenuto, una chiosa alquanto singolare: “WTF?!”. Ossia: “Ma che cazzo?!”.🔴 BREAKING: Italy is investigating our captain! After rescuing 166 people from distress at sea and being SHOT AT, CHASED, AND THREATENED WITH ABDUCTION by EU-funded Libyan militias, our crew is now being targeted – WTF?! https://t.co/Cyx5HWDXLM— Sea-Watch International (@seawatch_intl) May 16, 2026La portavoce italiana Giorgia Linardi ha definito la vicenda una “escalation paradossale”, collegandola alla denuncia degli spari contro la nave da parte della Guardia Costiera libica, che avrebbe anche “minacciato di dirottarla verso Tripoli”. Poi l’affondo politico: “La criminalizzazione della società civile è ormai prassi, ma anche davanti a questa escalation e non ci lasceremo intimidire”. Ecco, qui bisognerebbe fermarsi un momento. Perché parlare di “attacco alla solidarietà” o di “criminalizzazione della società civile” ogni volta che uno Stato esercita controlli, acquisisce documenti o verifica il rispetto delle leggi è semplicemente assurdo. La solidarietà non può diventare una zona franca. E la società civile non può trasformarsi in un passaporto diplomatico che mette al riparo da qualunque accertamento.Al momento non risulta ancora una conferma ufficiale dell’apertura del fascicolo per “favoreggiamento dell’ingresso illegale”. Se l’ipotesi fosse confermata, rientrerebbe nel perimetro del Testo Unico sull’immigrazione, che punisce chi promuove, organizza, finanzia, trasporta o compie atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso di cittadini stranieri. Sono previste aggravanti quando si tratta di più persone, quando vengono utilizzati documenti falsi o quando viene messa in pericolo la vita o l’incolumità dei trasportati. Leggi anche:Speronare pagaNei prossimi giorni si capirà se davvero esista questo fascicolo e soprattutto perché in questo caso si sia deciso di procedere con una contestazione così specifica. Ma il punto politico resta tutto sul tavolo. Negli ultimi mesi l’Europa ha iniziato a stringere le maglie sulle politiche migratorie, riconoscendo agli Stati maggiori strumenti per difendere i propri confini. E nel caso italiano quei confini non sono soltanto nazionali: sono anche confini europei. Se confermata, questa indagine segnerebbe un passaggio importante. Perché rimetterebbe al centro un principio che dovrebbe essere ovvio: la gestione dei flussi migratori spetta agli Stati, non alle organizzazioni private. La solidarietà è una cosa seria. Proprio per questo non può sostituirsi alla legge.Franco Lodige, 16 maggio 2026L'articolo Sea Watch indagata. E l’Ong sbrocca: “Ma che c***…” proviene da Nicolaporro.it.