Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo, non ha dubbi: i conservatori di Ecr oggi sono la parte politica che difende l’Europa delle origini, contro il superstato immaginato dalle sinistre. Inoltre il ruolo del governo di Giorgia Meloni è intrecciato a questo sforzo politico, anche per favorire il dialogo di Ue e Golfo. Formiche.net lo ha raggiunto telefonicamente a Vilnius, dove sono in corso al Parlamento lituano le giornate di studio dei conservatori europei sul nuovo modello di Ue.Perché i conservatori europei di Ecr sono contrari a un superstato europeo?Perché difendiamo l’idea originale e fondativa dell’Unione europea di una confederazione di Stati nazionali che decidono di stare insieme per fare poche e importanti cose, non per fare tutto o ridurre gli Stati nazionali a degli enti amministrativi. Il rischio è che si deleghi tutto a un superstato che nessuno ha votato e che nessuno ha voluto. Tra l’altro non mi risulta che ci sia stato un voto in questo senso. Quello che mi fa anche sorridere è che spesso i sostenitori del superstato europeo, per intenderci gli Stati Uniti d’Europa, si dicono federalisti. Ma si tratta dell’esatto opposto del federalismo. Il federalismo è la devoluzione di poteri e competenze dal centro verso la periferia. Invece nella versione europea, questi partiti lodano l’accentramento dei poteri e delle competenze dagli Stati verso Bruxelles.A quale alternativa lavorate e in che modo?Intanto direi che potremmo cominciare a rispettare il significato delle parole, quindi coloro che sono a favore degli Stati Uniti d’Europa tutto sono tranne che federalisti, ma sono centralisti. Noi invece difendiamo l’idea originale del Trattato di Roma del 1957 contro il lavoro fatto sottotraccia dalle sinistre che per fortuna ha subito uno stop negli ultimi tempi, mi riferisco alle ultime votazioni nazionali e alle ultime votazioni europee. Oggi Ecr difende strenuamente i trattati europei dove non è previsto che l’Unione europea si occupi di tutto e spogli completamente gli Stati nazionali delle proprie competenze. Spesso veniamo etichettati come antieuropei o euroscettici, in realtà noi difendiamo l’Europa delle origini.Perché i paesi Baltici hanno gli anticorpi contro l’oppressione e la determinazione nel difendere quei valori cristiani che in molte parti d’Europa, secondo voi, si stanno smarrendo?I Paesi baltici hanno gli anticorpi innanzitutto proprio contro il superstato europeo, perché in qualche modo loro hanno lottato duramente per la propria indipendenza nazionale. Nel caso della Lituania l’indipendenza nazionale è arrivata soltanto nel 1990 quando in Italia tutti eravamo concentrati sui mondiali di calcio vinti, mentre in Lituania festeggiavano l’indipendenza nazionale. Adesso rinunciare all’indipendenza nazionale in favore del superstato europeo è qualcosa per loro di inconcepibile, così come è inconcepibile rinunciare anche alla propria cultura e nella propria cultura naturalmente c’è la religione cristiana. Nel caso lituano, la religione cattolica è anche l’unico vero collante culturale dell’Unione europea. Per cui rimuovendo quel collante poi si perderebbe l’unica identità europea che esiste.Domani Giorgia Meloni interverrà allo Europe-Gulf Forum, piattaforma di dialogo politico tra i Paesi europei e del Golfo. In che modo l’Ue deve rafforzare la cooperazione con i paesi emiratini?Si tratta di una questione commerciale indubbiamente rilevante, dato che l’Unione europea ha rinunciato alla produzione di alcune fonti energetiche, in particolare mi riferisco a gas e petrolio. E questo secondo me è stato un errore, particolarmente per quanto riguarda il gas. Ha rinunciato anche alla raffinazione che è un altro elemento decisivo e quindi inevitabilmente deve cercare di costruire rapporti solidi con le nazioni del Golfo, che per l’appunto possano esportare. Dopodiché c’è anche una questione geopolitica di fondo, ovvero nel mondo ci sono tendenzialmente due blocchi: da un lato c’è il blocco occidentale che avrà pure i suoi difetti però resta un blocco di nazioni liberali democratiche; dall’altra parte c’è un blocco di regimi, al cui vertice c’è Pechino. Ma poi ci sono anche Russia, Iran, Corea del Nord: il tenere più vicini al blocco occidentale i Paesi del Golfo evita che siano maggiormente vicini al blocco dei regimi autoritari. Quindi c’è anche una partita geopolitica che pure si sta giocando, grazie allo sforzo del governo di Roma e su cui l’Unione europea non deve rimanere spettatrice, come purtroppo è accaduto in passato ma deve essere protagonista.