Amministrative, la sfida nell’enclave di Campione d’Italia: il piccolo Comune italiano in Svizzera che vota sul futuro del Casinò

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Nelle amministrative del 24 e 25 maggio, oltre ai grandi capoluoghi, va al voto anche un piccolo Comune lombardo dalla storia piuttosto unica: Campione d’Italia, enclave italiana incastonata nel Canton Ticino, circondata dalla Svizzera e affacciata sul lago di Lugano. Qui è alle porte un passaggio politico delicato, dopo anni difficili segnati dal fallimento del Casinò, dal dissesto finanziario del Comune e poi dalla riapertura della casa da gioco. Sul tavolo, infatti, c’è il futuro del modello economico costruito attorno al Casinò.Campione è un’anomalia geografica, amministrativa e politica: è Italia, ma non confina con l’Italia. È in provincia di Como, ma per arrivarci si passa dalla Svizzera. E soprattutto è un luogo che ha legato per decenni la propria economia, il proprio bilancio e una parte della propria identità al Casinò municipale. Quando nel 2018 la casa da gioco ha chiuso, non è entrata in crisi solo un’azienda. È entrato in crisi un sistema. Da allora Campione ha dovuto fare i conti con la perdita di posti di lavoro, i debiti, il ridimensionamento dei servizi e una domanda che ancora oggi attraversa la campagna elettorale: la crisi è davvero finita o il prossimo sindaco erediterà un’ipoteca sulla sua amministrazione?La sfida a tre per il dopo-CanesiIl sindaco uscente Roberto Canesi, eletto nel 2020 con la lista Campione Rinasce, non si ricandida. Cinque anni fa aveva vinto con il 61,51% dei voti, battendo Simone Verda di Campione 2.0. Questa volta la partita è più aperta. In corsa ci sono tre liste civiche e tre candidati sindaco: Sergio Aureli, Luca Frigerio e Barbara Marchesini. Il voto è fissato per domenica 24 e lunedì 25 maggio. Solo in caso di parità tra i candidati più votati, il ballottaggio si terrà il 7 e 8 giugno.Frigerio è considerato il candidato più vicino alla continuità con l’amministrazione uscente. Aureli, invece, viene da un percorso più critico verso la maggioranza degli ultimi anni. E poi c’è Marchesini, avvocata, attiva soprattutto sul tema dell’assistenza sanitaria in un Comune italiano che vive immerso nel sistema svizzero. Sullo sfondo c’è anche la rinuncia di una quarta lista, Identità Campionese, che ha abbandonato la corsa sostenendo che il rischio di un commissariamento del Comune non sia ancora scongiurato.Il fallimento del 2018A Campione la chiusura della casa da gioco, nel 2018, ha prodotto uno shock che non si è limitato ai conti del Casinò. Ha travolto anche le finanze del Comune, che per anni ha dipeso dal suo motore economico. La riapertura è arrivata solo quattro anni dopo ed è stata rivendicata dall’amministrazione uscente come il punto di svolta del mandato. Il Comune oggi sostiene di non essere più in dissesto, che i debiti pregressi siano stati separati dalla gestione ordinaria e affidati all’Organismo straordinario di liquidazione, e che oggi l’ente operi con un bilancio in equilibrio.La partita sui conti, però, resta aperta. Ad aprile, dopo nuovi rilievi dei giudici contabili, Canesi ha difeso la gestione dell’amministrazione: «Il bilancio 2025 è a posto. Basti dire che abbiamo un attivo di cassa di 8 milioni di franchi». Il Comune, infatti, ha poi rettificato il rendiconto 2025 in attuazione della delibera della Corte dei conti, confermando un avanzo di oltre 8,3 milioni di franchi. Ma le opposizioni, che contestano questa narrazione di ritorno alla normalità, si appoggiano proprio ai rilievi della Corte. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i giudici contabili hanno segnalato «molteplici irregolarità contabili e violazioni di legge», tra cui il mancato recupero del credito pregresso verso il Casinò, indicato in 45 milioni di euro, e alcuni profili legati alla gestione del contributo statale riconosciuto al Comune per la sua particolare condizione geografica. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Procura di Como per valutare eventuali responsabilità. Nel frattempo, nel 2025 la società del Casinò ha promosso un procedimento arbitrale per chiedere circa 80 milioni di euro ad alcuni ex amministratori e revisori della casa da gioco in carica fino al 2018.Il Casinò al centro della campagna elettoraleIl Casinò a Campione, dunque, resta insieme problema e risorsa. E nei programmi dei candidati occupa il posto d’onore. Non potrebbe essere altrimenti: la casa da gioco è ancora il motore economico e occupazionale del paese, è di proprietà comunale ed è affidata a una società totalmente pubblica. Aureli punta su una politica attiva per il rilancio del Casinò, con attenzione alle condizioni contrattuali e alla stabilità dei lavoratori. Frigerio insiste sulla necessità di un «Casinò forte per un futuro sicuro». Nel programma di Marchesini, invece, il tema del Casinò si intreccia con quello dell’attrattività del paese e dell’ampliamento della base economica del Comune. Tutti, in sostanza, indicano la casa da gioco come leva decisiva per il futuro. Ma in campagna elettorale è un piano inclinato: significa promettere lavoro, entrate e il rilancio turistico, ma anche dover fare i conti con un modello che ha già mostrato tutte le sue fragilità.L'articolo Amministrative, la sfida nell’enclave di Campione d’Italia: il piccolo Comune italiano in Svizzera che vota sul futuro del Casinò proviene da Open.