Intervistiamo Daniele Vignali, autore dell’opera Racconti insensati (Armando Editore, 2026, pp. 212, euro18), uno scritto che mette in scena e descrive, con lucido disincanto, la condizione umana nella sua disillusione più autentica, rifiutando ogni senso esistenziale presupposto. L’opera che si caratterizza come un’originale e innovativa forma di narrativa filosofica ha ottenuto d’impatto un grande successo editoriale e ha richiamato l’attenzione della critica e del pubblico. Perché Racconti insensati? Può spiegarci il significato del suo titolo?Il titolo dell’opera tradisce esplicitamente sia la scelta stilistica di utilizzare il nonsense come forma narrativa, sia la visione del reale che è a fondamento del testo: la narrazione si vede, infatti, costretta ad acquisire le medesime caratteristiche dell’oggetto narrato. In altri termini, la narrazione del non senso, dell’ontologicamente assurdo, non può che essere essa stessa insensata. Con riferimento, invece, alla scelta stilistica, è stata considerata l’unica capace di celare, dietro la maschera del racconto, la profondità della speculazione filosofica. Proprio con riferimento alla speculazione filosofica, lei ha definito il sistema di pensiero, sotteso alla sua opera letteraria, come Neoesistenzialismo scettico, può chiarire cosa intende?Con il termine di Neoesistenzialismo scettico mi riferisco a un sistema di pensiero, a una forma di speculazione, che unisce la ricerca di senso – peculiare dell’esistenzialismo – con un dubbio radicale e lacerante, posto tanto all’incipit del percorso di ricerca, si potrebbe dire per metodo, quanto a conclusione di esso. In altri termini, in maniera estremamente sintetica si potrebbe sostenere che si tratti di una riflessione che prende le mosse dal dubbio, riconoscendo il primato dell’ontologia nella ricerca del senso dell’essere, confluisce nel nichilismo come momento necessario e conseguente al dubbio stesso e giunge, infine, a esiti scettici caratterizzati da un radicale disincanto.La sua opera induce smarrimento, si tratta di una lettura disturbante, il lettore si trova disorientato, è un effetto voluto e ricercato?Indubbiamente si tratta non solo di un effetto voluto, ma addirittura “dovuto”, imposto da una visione disillusa del reale, la quale emerge con adamantina chiarezza nei viaggi visionari e simbolici dei protagonisti dei Racconti insensati. Il lettore è chiamato a smarrirsi e ad abbandonare ogni senso esistenziale presupposto o che gli sia stato proposto o, addirittura, imposto e a incamminarsi al fianco dei personaggi dei racconti in un percorso di disagevole ricerca di significato. I racconti non vogliono fornire spiegazioni o insegnamenti, non hanno un carattere rassicurante, ma hanno il fine di disorientare, di imporre al lettore una riflessione dolorosa e di instillare nel suo animo dubbi e drammatiche perplessità, prescindenti da qualsivoglia giudizio di natura morale o, si potrebbe meglio dire, moralistica. Dopo lunghi anni di inattività, nel breve volgere di due anni, lei ha scritto un saggio “Ontologia dell’istruzione” e un’opera di narrativa “Racconti insensati”, cosa l’ha spinta a ritornare a scrivere?Un’urgenza, la percezione di un vuoto, di una mancanza; la consapevolezza di aver subordinato la parte più nobile del mio spirito a un pressante e avvilente principio di realtà. I lunghi anni di silenzio letterario in cui mi sono trincerato, non erano tuttavia una fuga o un ritiro, bensì una dolorosa e necessaria gestazione. Nei suoi racconti si rintraccia una critica aspra e tagliente, a cosa si rivolge principalmente?La critica, a volte feroce, si rivolge tanto a un’umanità troppo spesso meschina e incline a rifugiarsi in anestetiche certezze, la quale nel suo rapporto con il prossimo è, nel migliore dei casi, somigliante a un iniquo pendolo che oscilla tra diffidenza e indifferenza; quanto all’esistenza stessa, della quale si mette in risalto la tragica insufficienza. Può presentarci brevemente i protagonisti dei suoi racconti?Il lettore incontrerà personaggi fortemente simbolici, enigmatici, controversi e contraddittori: un pagliaccio incapace di ridere, un uomo di successo costretto a gettare uno sguardo disilluso sui propri trionfi, un malato ontologico internato in un ospedale psichiatrico con la diagnosi di follia morale, uno scrittore che ignora il destino del suo capolavoro e un filosofo che si accompagna a una prostituta in un lungo viaggio visionario e metaforico.