Antitrust di carta, mercati ingabbiati: il nuovo corso non arriva

Wait 5 sec.

La scadenza del mandato di Roberto Rustichelli e il rinnovo dei vertici dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato offrono l’ennesima occasione per interrogarsi su un equivoco tutto italiano: l’idea che la concorrenza possa essere “gestita” dall’alto, anziché liberata dal basso.Il dibattito sulle nomine – con nomi come Guido Stazi in primo piano – rischia infatti di oscurare la questione essenziale: non chi guiderà l’Authority, ma quanto spazio reale verrà lasciato al mercato.Il simulacro della concorrenzaL’episodio dell’ennesimo tentativo di protezione delle concessioni balneari, rientrato solo all’ultimo momento, è emblematico. Non si tratta di deviazioni occasionali, ma della regola: ogni settore economicamente rilevante è attraversato da barriere normative costruite per difendere posizioni acquisite. Taxi, ambulanti, energia, porti, farmacie: l’elenco dei comparti “protetti” è lungo e ben noto. Eppure, ogni intervento si muove lungo una linea ambigua, dove la retorica della concorrenza convive con la prassi della sua compressione.Il punto è più radicale. La concorrenza non è un obiettivo da perseguire con decreti o relazioni annuali. È un processo, una dinamica che emerge dalla libera interazione tra individui, imprese e conoscenze disperse. Soprattutto consente di scegliere chi sa far meglio. Quando il potere pubblico pretende di “organizzarla”, inevitabilmente la sostituisce con un simulacro regolato, prevedibile, sterilizzato. È qui che si inserisce la distanza tra ciò che viene dichiarato e ciò che accade.La concorrenza non si può amministrareLa stessa legge annuale sulla concorrenza, nata anche sotto la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza, rischia di trasformarsi in un esercizio formale. Senza vincoli esterni, diventa una scelta politica: e la politica, per sua natura, risponde a pressioni organizzate più che a interessi diffusi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le liberalizzazioni vengono annunciate, ridimensionate, rinviate o cancellate. Il commercio al dettaglio resta ingessato, le gare vengono aggirate con affidamenti diretti, le riforme più incisive vengono svuotate prima ancora di nascere.Nel frattempo, il linguaggio tecnico nasconde ciò che accade realmente. Si parla di “riequilibrio”, di “modernizzazione”, di “armonizzazione”. Ma dietro queste formule si cela spesso una semplice redistribuzione di privilegi. Anche la recente eliminazione dei limiti agli incarichi incrociati nei consigli di amministrazione nel settore finanziario non rappresenta un’apertura, bensì un riassetto che non incide sul nodo fondamentale: la distanza tra chi decide e chi compete.La verità è che la concorrenza autentica non può essere selettiva. Non può esistere solo dove non disturba. Né può essere concessa a piccoli passi mentre si mantengono intatti i grandi blocchi di potere economico regolato. Ogni eccezione diventa una regola, ogni rinvio una conferma. E così si costruisce un sistema nel quale l’accesso al mercato non dipende dalla capacità di soddisfare i bisogni, ma dalla capacità di navigare tra norme, autorizzazioni e protezioni.Il paradosso è evidente: più si moltiplicano le autorità, le segnalazioni e i piani, più si riduce lo spazio effettivo della competizione. La concorrenza viene invocata, ma non praticata. Viene amministrata, mentre si impedisce il suo funzionamento. Si confonde il controllo con il coordinamento, la regolazione con l’ordine spontaneo. Il tutto senza considerare che, come ha chiarito Ludwig von Mises, “la concorrenza è un elemento della collaborazione sociale, il principio ordinatore del corpo sociale”.La vera sfidaEppure, la vera sfida è altrove. Non consiste nel rafforzare l’Antitrust come centro di intervento, bensì nel ridurre l’area stessa in cui l’intervento è necessario. Non nel produrre nuove regole, piuttosto nel rimuovere quelle che impediscono ai processi di scoperta di dispiegarsi. È lì che prende forma quella dinamica che Friedrich A. von Hayek ha definito catallassi (dal verbo greco katallattein o katallassein): la trama sociale generata dagli scambi posti in essere tramite il mezzo monetario, un ordine che non nasce da un disegno, ma si origina dall’incontro tra scelte libere, informazioni frammentate e tentativi continui.Finché questo passaggio non verrà compiuto, ogni riforma resterà incompiuta. Le nomine cambieranno, i dossier si aggiorneranno, le relazioni si susseguiranno. Ma il sistema continuerà a produrre lo stesso risultato: mercati formalmente aperti e sostanzialmente chiusi. E una concorrenza che esiste più nei documenti che nella realtà.L'articolo Antitrust di carta, mercati ingabbiati: il nuovo corso non arriva proviene da Nicolaporro.it.