Il bresciano Alessandro Santin apre una nuova strada contro il tumore dell’utero

Wait 5 sec.

Una terapia già utilizzata contro il tumore al seno potrebbe aprire una nuova strada terapeutica anche per il carcinoma dell’endometrio resistente alle cure tradizionali. È quanto emerge da uno studio della Yale School of Medicine pubblicato il 14 maggio sulla rivista Clinical Cancer Research, che ha valutato l’efficacia del farmaco sacituzumab govitecan in pazienti con tumore uterino avanzato e refrattario ai trattamenti standard.Il tumore ginecologico con la più alta mortalitàIl carcinoma dell’utero rappresenta oggi il tumore ginecologico con la più alta mortalità. Le terapie attualmente disponibili si basano prevalentemente su chirurgia e chemioterapia, ma una parte significativa delle pazienti sviluppa resistenza ai trattamenti di prima linea, trovandosi senza opzioni realmente efficaci.Secondo i risultati dello studio, il sacituzumab govitecan — farmaco già approvato dalla FDA per alcune forme avanzate di tumore mammario — ha determinato una riduzione significativa delle masse tumorali nel 28% delle pazienti trattate, mostrando inoltre un restringimento complessivo del tumore in oltre il 70% dei casi osservati.Il trial clinico di fase II ha coinvolto 50 pazienti con carcinoma uterino già sottoposte senza successo a chirurgia e chemioterapia. Il trattamento prevedeva due somministrazioni ogni 21 giorni. Al termine dei cicli terapeutici, 14 pazienti hanno mostrato una riduzione del volume tumorale superiore al 30%, un dato considerato particolarmente rilevante in una popolazione clinica tradizionalmente difficile da trattare.Santin: “Fondamentale sviluppare nuovi trattamenti”A guidare lo studio è stato Alessandro Santin, professore di ostetricia, ginecologia e scienze della riproduzione presso la Yale School of Medicine. “Le pazienti con tumore uterino resistente alle terapie hanno opzioni molto limitate. Per questo è fondamentale sviluppare nuovi trattamenti”, ha dichiarato il ricercatore.Il farmaco agisce attraverso un approccio di “chemioterapia mirata”. Negli anni scorsi il gruppo di Santin aveva identificato nelle cellule tumorali uterine un’elevata espressione della proteina Trop-2, presente sulla superficie cellulare. Sacituzumab govitecan utilizza un anticorpo capace di riconoscere questa proteina e trasportare selettivamente il farmaco direttamente all’interno delle cellule neoplastiche, riducendo così parte della tossicità tipica della chemioterapia tradizionale.Effetti avversi gestibili ed inferiori rispetto ai regimi chemioterapici convenzionaliIl trattamento non è privo di effetti collaterali. Durante lo studio sono stati registrati problemi gastrointestinali e tossicità ematologiche, tra cui diarrea e riduzione dei globuli bianchi. Tuttavia, secondo i ricercatori, gli effetti avversi sono risultati generalmente gestibili e inferiori rispetto a quelli associati ai regimi chemioterapici convenzionali.I risultati hanno ora aperto la strada a uno studio di fase III su una popolazione più ampia, che confronterà direttamente il sacituzumab govitecan con la chemioterapia standard. L’obiettivo è capire se questa strategia possa diventare una nuova opzione terapeutica stabile per le pazienti con carcinoma endometriale avanzato.“La medicina oncologica sta passando da un modello uguale per tutti a trattamenti sempre più personalizzati”, ha spiegato Santin. “Farmaci che colpiscono biomarcatori specifici come TROP2 rappresentano il futuro dell’oncologia.”L'articolo Il bresciano Alessandro Santin apre una nuova strada contro il tumore dell’utero proviene da Nicolaporro.it.