Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della Figc corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A. Lo rende noto la Figc.Programma Malagò: “Figc garante senza invadere autonomia Lega A”“La Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale. La crescita della massima divisione deve produrre benefici sull’intera piramide. Per questo le politiche federali dovranno collegare licenze nazionali, investimento nei vivai, sviluppo del calcio femminile, ammodernamento degli impianti e sostenibilità economica. Una Serie A più forte non è in contraddizione con un sistema più equilibrato: al contrario, senza una base solida la stessa competitività della massima divisione si indebolisce nel medio periodo”. È quanto si legge nel programma di Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della Federcalcio. “Il tema dei diritti audiovisivi è centrale, ma non sufficiente. Il valore del prodotto va difeso contrastando la pirateria, ampliando te piattaforme di distribuzione internazionale e migliorando l’esperienza allo stadio. La Serie A deve diventare una Lega più globale senza perdere la propria identità italiana: qualità tecnica, cultura tattica, storia, territori, rivalità sportive e stile devono essere organizzati come parte di una narrazione commerciale unitaria. La Presidenza federale dovrà sostenere questa agenda con una forte interlocuzione istituzionale su impiantistica, fiscalità, sicurezza, tecnologia e tutela dei contenuti, affinché la crescita della Serie A diventi crescita dell’intero sistema”.“Per valorizzare giovani non norme isolate ma filiera”“Un sistema che non valorizza i propri giovani riduce la base di selezione delle Nazionali, aumenta La dipendenza dal mercato estero, disperde investimenti formativi e indebolisce il patrimonio dei club. Il ReportCalcio evidenzia anche come l’Italia sia tra i Paesi con minore utilizzo di giocatori formati nel club di appartenenza tra i principali campionati europei.La risposta non può essere una norma isolata. Serve una filiera. La Figc dovrà Lavorare con Leghe, Aic, Aiac e club per costruire un percorso che colleghi scuola calcio, settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B, seconde squadre o partnership tecniche, fino alla prima squadra”. È quanto si legge nel programma di Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della Federcalcio. “Il passaggio decisivo e tra 17 e 21 anni: li si vince o si perde gran parte del capitale tecnico nazionale – prosegue – Le misure premiali devono essere ripensate per valorizzare non solo La presenza formale di giovani in lista, ma il loro impiego qualificato, la continuità di percorso, la formazione interna e il successivo valore sportivo. Allo stesso tempo bisogna migliorare la qualità degli staff, degli impianti, della preparazione atletica e dell’accompagnamento psicologico. Il talento italiano non va protetto abbassando la competizione. Va protetto alzando La qualità del percorso che lo porta alla competizione”.“Figc promotrice piano nazionale per stadi e centri sportivi”“La Federazione deve farsi promotrice di un piano nazionale per l’impiantistica calcistica, in coordinamento con Governo, Parlamento, Regioni, Comuni, Sport e Salute e Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Le leve sono note: semplificazione autorizzativa, strumenti finanziari dedicati, crediti d’imposta, partenariati pubblico-privati, efficientamento energetico, sicurezza, accessibilità e rigenerazione urbana”. E’ quanto si legge nel programma di Giovanni Malagò in vista dell’assemblea elettiva della Figc, in programma il 22 giugno, dove l’ex presidente del Coni correrà per la presidenza.“Il ReportCalcio stima che i 31 progetti di nuovi stadi in programmazione o realizzazione possano generare 5,1 miliardi di investimenti, 6,1 miliardi di impatto aggiuntivo sul Pil e circa 80.000 nuovi posti di lavoro. Questo dato deve trasformarsi in agenda politica -osserva Malagò-. La recente nomina da parte del Governo di una figura commissariale dedicata all’acceLerazione dei processi legati agli impianti sportivi apre una nuova fase che il calcio italiano deve essere pronto a cogliere con spirito di collaborazione istituzionale e visione sistemica. In questo scenario, La Figc dovrà assumere un ruolo attivo di collaborazione e interlocuzione permanente con il Commissario governativo, contribuendo a costruire un percorso condiviso finalizzato alla modernizzazione infrastrutturale del calcio italiano, con un impegno specifico nell’ottenere risorse economiche anche da soggetti privati dedicati a questa finaLità, purché forniscano garanzie su tempi, modi e modalità”.Nel suo programma, Malagò sottolinea che “il ritardo infrastrutturale è probabilmente il più grande moltiplicatore inespresso del calcio italiano. Non riguarda solo gli stadi della Serie A. Riguarda gli impianti della Serie B, della Lega Pro, i centri sportivi, i campi dilettantistici, le strutture indoor per il futsal, gli spazi per il calcio femminile e le dotazioni accessibili per l’attività paralimpica. I dati sono inequivocabili, in Europa sono stati realizzati infrastrutture che denotano un grave ritardo della nostra impiantistica rispetto allo sviluppo europeo, l’età media degli impianti professionistici resta elevata, con criticità particolarmente marcate in Serie B e nelle categorie inferiori.Questo ritardo produce effetti concreti: minori ricavi da matchday, minore qualità dell’esperienza del tifoso, minore attrattività per sponsor e investitori, maggiori problemi di sicurezza e minore capacità di ospitare eventi internazionali. Gli stadi moderni non sono solo luoghi di partita; sono infrastrutture urbane, commerciali, cuLturali e sociali”.“Su agenti regole chiare, serve tavolo permanente”“La disciplina degli agenti sportivi è uno dei temi più sensibili del calcio contemporaneo. Il ruolo degli intermediari incide su trasferimenti, contratti, stabilità dei rapporti, tutela dei calciatori, costi dei club e trasparenza del mercato. Proprio per questo le regole devono essere chiare, coerenti e armonizzate con il quadro internazionale”. È quanto si legge nel programma di Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della Federcalcio. “Il nuovo contesto Fifa ha riportato L’attenzione su Licenze, obblighi professionali, trasparenza e limiti operativi. La Figc, attraverso il proprio regolamento agenti sportivi, deve garantire un recepimento ordinato delle norme internazionali, evitando disallineamenti, anche nella normativa italiana, che possano generare contenzioso o penalizzare Le società italiane rispetto ai competitor esteri – viene spiegato – La proposta federale deve essere pragmatica. Serve un tavolo permanente tra Figc, società, calciatori e agenti per monitorare l’applicazione delle regole, individuare criticità interpretative e proporre correttivi nelle sedi competenti. L’obiettivo non è demonizzare una categoria professionale, ma assicurare che il mercato funzioni con trasparenza, responsabilità e tutela degli interessi legittimi di tutte le parti. Particolare attenzione va dedicata ai minori, ai giovani calciatori e alle famiglie. Le prime scelte contrattuali possono con dizionare in modo decisivo una carriera. La Federazione deve promuovere informazione, educazione e strumenti di tuteLa, evitando che l’asimmetria informativa produca scelte dannose per l’atleta o per il club formatore. Costi di intermediazione, conflitti di interesse, contenziosi e opacità riducono risorse che potrebbero essere destinate a vivai, infrastrutture e sviluppo. Anche per questo il tema deve entrare stabilmente nell’agenda federale”.Programma Abete: “Con veto Serie A impossibile per Figc fare norme che la riguardano”“Ancora oggi in occasione delle elezioni del 22 giugno si recita questo spartito assolutamente fuori da ogni logica rispettosa del ruolo della Federazione. La Lega di Serie A in esito all’Assemblea dello Statuto ha visto riconosciuta la titolarità a bloccare qualsiasi norma che riguardi la propria Lega senza condivisione da parte della Lega stessa; ciò di fatto ha reso impossibile per la Federazione qualsiasi intervento normativo sulla Componente di vertice del proprio sistema”. È quanto sostiene Giancarlo Abete nel suo programma di candidatura alla presidenza della Figc in vista dell’Assemblea elettiva del 22 giugno.“Troppi club, ridurre quelli professionistici”“È evidente, nel riprendere le riflessioni circa le difficolta di dar luogo a un progetto di riforma dei campionati, un dato oggettivo. I Club professionistici inglesi sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36”. Lo scrive Giancarlo Abete nel programma di candidatura alla presidenza della Figc.“Nel rispetto del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti Club che sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito di giungere ad un ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione aveva presentato pochi mesi orsono un prima ipotesi di lavoro”, sottolinea Abete, che così conclude: “La qualità del calcio italiano non nasce nei vertici, ma nei primi anni di formazione. Formare di più, formare meglio e formare tutti non è sufficiente: serve formare in modo progressivo, coerente e radicato nel campo. Rendere la formazione accessibile significa democratizzare il futuro del calcio. Organizzarla in modo strutturato significa garantirne la qualità”, prosegue, specificando che “la bozza del disegno di legge di riforma del calcio evidenzia peraltro (a necessità di sostenere una realtà sociale sportiva e industriale importante all’interno del nostro Paese attivando maggiori entrate e riducendo i costi. Al di là della individuazione di uno strumento non condivisibile per raggiungere tale obiettivo e cioè il commissariamento, si evidenziano in tale ipotesi di lavoro alcune aree che risultano fondamentali per sostenere la progettualità che deve partire dalla Federazione”.“Troppa tattica in U12 ha portato a crisi, più qualità tra formatori”“Va ridisegnato l’intero perimetro del ruolo che svolgono da questo punto di vista il Settore Tecnico e il Settore Giovanile; il progetto presentato dalla Federazione nel marzo u.s. ha proprio l’obiettivo di determinare una crescita del livello qualitativo anzitutto fra i formatori, con un’attenzione particolare alle fasce di età fra i 5 e i 12 anni, laddove ormai sembra prevalere una logica di tatticismi e di assenza di creatività e di libertà di valorizzazione delle qualità tecniche che costituisce uno dei punti centrali della crisi del calcio italiano”. Lo scrive Giancarlo Abete nel suo programma di candidatura alla presidenza della Federcalcio.“Certamente i recenti successi e le positive prestazioni delle nazionali giovanili testimoniano lo sforzo fatto negli ultimi anni che ha consentito importanti riconoscimenti a livello UEFA, ma permane una assoluta impossibilità di poter schierare questi giovani nell’ambito delle competizioni più significative, se è come è vero che t’italia è il 49esimo Paese, su 50 analizzati, sull’utilizzo dei giovani in Serie A e che gli stessi giovani quando sono all’interno di rapporti societari finalizzati al trasferimento del contratto degli stessi non sono valutati in maniera significativa in ambito internazionale, atteso il valore delle transazioni che riguardano i nostri giovani nel rapporto con le altre Federazioni”, conclude Abete.“Responsabili Club Italia siano manager e non più presidente Figc”“Gli insuccessi della Nazionale italiana per le tre non qualificazioni ai mondiali ha determinato crisi federali collegate ad un abbinamento comprensibile, ma non condivisibile, del ruolo del Presidente Federale con l’area tecnica delle nazionali. Ritengo che sia giunto il momento in cui il responsabile del Club Italia non sia più il Presidente Federale o comunque un soggetto politico riconducibile al Consiglio Federale ma siano dirigenti manager del mondo del calcio non finalizzati a logiche di tutela di rappresentanza ed interessi sindacali ma in grado di individuare all’interno di un budget determinato fissato dal Consiglio Federale delle politiche di sviluppo in area tecnica che consentano con capacità di incidere nell’ambito delle politiche dei Settori di fare un salto di qualità e di cambio rotta relativamente a riti che si sono ripetuti da anni e che sono solo collegati ad un equilibrio di interessi da parte delle Componenti federali”. Lo scrive Giancarlo Abete nel suo programma di candidatura alla presidenza della Figc.Questo articolo Elezioni Figc, Malagò e Abete candidati: ecco i programmi proviene da LaPresse