La conferma, questa volta, è senza mezzi termini: ci sono costruttori cinesi interessati ad acquisire fabbriche di auto in Italia e il governo è pronto ad aprire le porte. Dopo averlo anticipato durante un question time alla Camera, il ministro delle Imprese Adolfo Urso rompe ogni indugio e chiarisce che gli impianti di Stellantis potrebbero ospitare in futuro carmakers di Pechino: “Ci sono una, due o tre aziende automobilistiche cinesi che stanno pensando di investire in Italia e nel caso sono le benvenute”.Ormai è solo questione di tempo. Alla vigilia della presentazione del piano industriale del gruppo franco-italiano, in programma il 21 maggio, si affastellano da settimane i possibili pretendenti. Dopo Xiaomi e Xpeng, sono emersi i nomi di Dongfeng – che proprio oggi ha annunciato una partnership con Stellantis per la produzione di Peugeot e Jeep nel Paese asiatico – e di BYD, che ha parlato in chiaro del suo interesse attraverso la vice-presidente Stella Li.La fabbrica indiziata numero uno per un’eventuale collaborazione o cessione è quella di Cassino, sostanzialmente ferma da quattro mesi e senza missioni produttive in rampa di lancio. Potrebbe non essere l’unica. La produzione della 500 ibrida a Mirafiori, nel primo trimestre dell’anno, non ha rispettato le aspettative: 14mila unità prodotte quando le previsioni erano di assemblare 100mila auto nel 2026. Senza un’accelerazione saranno 48mila, circa la metà delle attese.Questi numeri sono alla base delle scelte di Stellantis, che ha la necessità di saturare impianti sottoutilizzati da anni. Va da sé che l’attivismo nella ricerca di partner, non lascia intravedere un boom di missioni produttive in Italia nel piano industriale in arrivo. Da qui, la ricerca della supplenza. Festeggiata da Urso. Lo sbarco dei cinesi e la rottura del monopolio storico è una mossa decisa di fatto da Stellantis, non dal governo. Che ha delegato la politica sull’automotive all’azienda, abdicando da tempo. Basta ripercorrere la storia degli ultimi tre anni.Poco dopo il suo insediamento, Urso aveva ingaggiato una battaglia con l’azienda. Al di là delle vittorie di Pirro legate all’Italian sounding che spinse Alfa Romeo a cambiare il nome del modello Milano, prodotto in Polonia, e del sequestro di 134 Topolino made in Marocco ma con adesivo tricolore, il ministro aveva rotto gli indugi spingendo per l’arrivo di un produttore cinese. Ne parlava in ogni dove, fu un suo leitmotiv per mesi, a partire dall’autunno di tre anni fa. A un certo punto, adombrò addirittura di tre accordi di riservatezza sottoscritti con altrettanti costruttori di Pechino. Era la primavera del 2024. Il pugno sul tavolo, però, divenne ben presto una carezza.L’allora amministratore delegato Carlos Tavares tuonò: “Se qualcuno vuole introdurre competitor cinesi sarà responsabile delle decisioni impopolari che dovranno essere prese”. Ed esplicitò la minaccia: “L’arrivo di un competitor porta a ridurre la quota di mercato di chi è leader come noi in Italia. Se siamo sotto pressione possiamo accelerare la produttività per ridurre i costi. Inoltre se perdiamo quote di mercato servono meno stabilimenti. Introdurre la concorrenza cinese è una grande minaccia per Stellantis. Noi combatteremo, ma quando si combatte possono esserci vittime. Non aspettatevi che usciremo vincitori senza cicatrici”. Dopo qualche altra schermaglia, i cinesi scomparvero dall’orizzonte di parole e annunci di Urso. Non se ne seppe più nulla.Ora ritornano a distanza di due anni durante i quali il ministro e Stellantis hanno fatto la pace. L’imminente arrivo è dettato, come detto, dalle necessità del gruppo presieduto da John Elkann. Come nel 2024 e così oggi, alla fine, è l’azienda a decidere il futuro di una filiera chiave che nel frattempo ha vissuto un biennio nero a causa degli scarsi volumi negli stabilimenti del gruppo. Per questo, la strategia si è orientata sull’apertura delle fabbriche ad altre realtà, come già avvenuto in Spagna con Leapmotor. Urso si accoda, pronto a intestarsi un eventuale ripresa della produzione figlia di decisioni prese da un gruppo privato in un settore determinante per la produzione industriale italiana. Non esattamente un successo per un ministro.L'articolo Urso festeggia l’arrivo dei cinesi nelle fabbriche di Stellantis. Due anni fa li voleva lui: si fermò dopo le minacce dell’ad proviene da Il Fatto Quotidiano.