Schizza al 3% l’inflazione in Europa, meno crescita e più debito per l’Italia. L’Ue: «Shock pesante, ma tenete conti in ordine»

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Schizza l’inflazione, rallenta la crescita in Europa. A ufficializzare numeri alla mano l’effetto nefasto della guerra nel Golfo per l’economia del continente è la Commissione Ue nelle sue previsioni di primavera. Lo shock energetico determinato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz rallenterà la crescita complessiva dell’Ue, dall’1,4% previsto all’1,1% nel 2026. Bottino ancor più magro per l’Eurozona, che crescerà appena dello 0,9% (precedente previsione, l’1,2%). Una ripresa graduale è prevedibile solo per il 2027, anche se l’incertezza regna sovrana, ammette la Commissione. Intanto i prezzi di beni e servizi schizzano: nel 2026 l’inflazione si dovrebbe attestare al 3,1% a livello Ue e al 3% nella zona euro, aumenti di un punto percentuale almeno rispetto alle stime precedenti. Meno crescita, più debito: la rotta dell’Italia Anche per l’Italia l’effetto depressivo della crisi di Hormuz è confermato dai numeri della Commissione. Il Pil dovrebbe crescere nel 2026 dello 0,5% (anziché allo 0,8%), per poi lievitare appena dello 0,6% nel 2027 (dallo 0,8%). L’unica buona notizia per l’Italia da Bruxelles è che il deficit dovrebbe finalmente scendere sotto la fatidica quota del 3% nei prossimi mesi. È proiettato al 2,9% del Pil sia nel 2026 che nel 2027. Di fatto l’Italia passerò così sotto la media Ue, che quest’anno sarà del 3,3% di deficit sul Pil. A livello strutturale il debito pubblico continua a pesare però come un macigno. Quello dell’Italia è visto al 138,5% del Pil nel 2026, in crescita sino al 139,2% nel 2027: se come previsto la Grecia percorrerà il sentiero inverso (dal 140,7% del Pil al 134,4% il prossimo anno), nel 2027 – anno delle prossime elezioni politiche – l’Italia avrà l’ingrato scettro di Paese Ue col più alto debito pubblico. Dombrovskis chiude a Meloni: «Mantenere conti in ordine»Nel presentare le previsioni economiche di primavera, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis parla esplicitamente di uno «shock energetico maggiore» portato dal conflitto in Medio Oriente, che «mette ulteriormente alla prova l’Europa». Anche perché predire il futuro dei fondamentali economici pare esercizio da indovini più che da contabili, visto che «un grado eccezionalmente elevato di incertezza circonda l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente». Nel commentare i dati Dombrovskis però lascia intendere ancora una volta che il raffreddamento dell’attività economica non significa via libera a ulteriore spesa pubblica per sostenere famiglie e imprese, come vorrebbe l’Italia di Giorgia Meloni. «L’Ue deve imparare dalle precedenti crisi a mantenere sostegno fiscale temporaneo e mirato, riducendo al contempo la dipendenza dall’import di carburanti fossili», oltre ad «accelerare le riforme, rimuovere le barriere alla crescita e salvaguardare finanze pubbliche sane». La stella polare deve restare insomma per l’esecutivo Ue la «sostenibilità fiscale». L'articolo Schizza al 3% l’inflazione in Europa, meno crescita e più debito per l’Italia. L’Ue: «Shock pesante, ma tenete conti in ordine» proviene da Open.