“Non ci interessa”, ma non parla d’altro. Gruber e il gossip sul sesso di governo

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L’ennesimo dibattito sul caso Piantedosi-Claudia Conte andato in scena nel corso della trasmissione Otto e Mezzo conferma una deriva sempre più evidente di una parte del giornalismo televisivo italiano: la sostituzione dell’analisi politica con il pettegolezzo. E, nel caso specifico di Lilli Gruber, il problema sembra ormai essere diventato strutturale.Negli ultimi anni la conduttrice di La7 pare aver trasformato il confronto politico in una continua incursione nelle vite private degli esponenti politici, soprattutto se orbitanti nella galassia del centrodestra. Sempre più spesso, infatti, il focus della quotidiana striscia televisiva si sposta su chi frequenta chi, chi avrebbe una relazione, chi avrebbe un’amante. Un approccio che richiama più il rotocalco televisivo che una trasmissione di approfondimento politico.Questo approccio, quanto meno singolare, induce spesso la Gruber a elencare pubblicamente le situazioni familiari degli esponenti dell’esecutivo e, talvolta, persino a scavare nelle loro vicende private, nel tentativo di evidenziare presunte incoerenze rispetto ai valori tradizionali professati da quell’area politica.Naturalmente il tema dell’incoerenza politica può essere legittimo. Ma il punto è un altro: quando il giornalismo rinuncia a contestare idee, proposte e decisioni per inseguire relazioni sentimentali vere o anche solo presunte, il dibattito pubblico inevitabilmente si impoverisce. Si passa dall’analisi politica alla curiosità morbosa, dall’approfondimento alla caccia nelle vite private delle persone.Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente. Una giornalista come la Gruber, che per anni è stata indicata come modello di autorevolezza, sobrietà e rigore, oggi appare spesso più interessata al pettegolezzo che ai problemi concreti del Paese.Il rischio, in questo caso, è duplice. Da una parte si abbassa drasticamente il livello del confronto televisivo; dall’altra si alimenta la sfiducia verso il giornalismo stesso. Perché se il cittadino percepisce che il conduttore non cerca più di capire o spiegare la complessità delle dinamiche politiche, ma di colpire personalmente l’avversario, allora il giornalismo smette di essere arbitro e diventa tifoseria.Una trasmissione storicamente considerata uno spazio di approfondimento finisce così per assomigliare sempre più a un tribunale mediatico, dove contano più le allusioni private che le questioni pubbliche. Non proprio il miglior manifesto possibile per chi pretende di incarnare un esempio di giornalismo autorevole.Salvatore Di Bartolo, 16 maggio 2026L'articolo “Non ci interessa”, ma non parla d’altro. Gruber e il gossip sul sesso di governo proviene da Nicolaporro.it.