Dormire troppo o troppo poco accelera l'invecchiamento biologico

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AGI - Dormire troppo poco, ma anche troppo a lungo, potrebbe accelerare l'invecchiamento biologico di cervello, cuore, polmoni e sistema immunitario ed essere associato a numerose malattie croniche. È quanto emerge da uno studio guidato da Junhao Wen della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons e pubblicato sulla rivista Nature.Analizzando i cosiddetti orologi biologici di diversi organi umani, i ricercatori hanno osservato che sia il sonno inferiore alle 6 ore sia quello superiore alle 8 ore al giorno risultano associati a un'accelerazione dell'età biologica rispetto all'età anagrafica.Il legame tra sonno e invecchiamentoSecondo gli autori, il legame tra sonno e invecchiamento riguarda quasi tutti gli organi del corpo e rafforza l'ipotesi che il riposo sia fondamentale per mantenere la salute dell'intero organismo, inclusi equilibrio metabolico e funzionalità immunitaria.Le parole del coordinatore dello studio"Studi precedenti avevano mostrato che il sonno è strettamente collegato all'invecchiamento e al carico patologico cerebrale" ha spiegato Junhao Wen, docente di radiologia alla Columbia University e coordinatore dello studio. "Il nostro lavoro va oltre e mostra che sia dormire troppo poco sia dormire troppo sono associati a un invecchiamento accelerato in quasi ogni organo".Cosa sono gli orologi biologiciGli 'aging clocks' o orologi biologici sono strumenti sempre più utilizzati per stimare quanto rapidamente una persona stia invecchiando dal punto di vista biologico grazie all'uso dell'intelligenza artificiale e all'analisi di dati biologici come proteine, immagini mediche e molecole presenti nel sangue.I dati della UK BiobankPer costruire questi modelli, il gruppo di ricerca ha utilizzato i dati di circa mezzo milione di partecipanti della UK Biobank, applicando tecniche di machine learning per identificare le firme biologiche dell'invecchiamento in 17 sistemi d'organo differenti.I modelli sviluppatiI ricercatori hanno sviluppato 23 differenti orologi biologici basati su dati di imaging medico, proteine specifiche degli organi e marcatori metabolici. Successivamente il team ha confrontato l'età biologica dei partecipanti con la durata media del sonno riportata dagli stessi soggetti.Il modello a U del sonnoDall'analisi è emerso un andamento a forma di U: l'invecchiamento più lento è stato osservato nelle persone che dormivano tra 6,4 e 7,8 ore per notte, mentre tempi inferiori o superiori erano associati a un aumento dell'età biologica.Limiti dello studioGli autori precisano che il dato non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto tra durata del sonno e invecchiamento degli organi, ma suggerisce che sia la carenza sia l'eccesso di sonno possano rappresentare indicatori di uno stato di salute peggiore.Sonno e patologieLo studio ha inoltre evidenziato collegamenti tra alterazioni del sonno e numerose patologie. Il sonno breve è risultato associato a episodi depressivi, disturbi d'ansia, obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, cardiopatia ischemica e aritmie cardiache.Disturbi respiratori e gastrointestinaliSia il sonno breve sia quello prolungato sono stati invece collegati a broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma e diversi disturbi gastrointestinali, tra cui gastrite e reflusso gastroesofageo.Un quadro fisiologico integrato"La presenza di questo schema diffuso tra cervello e corpo è importante perché suggerisce che la durata del sonno sia una componente profondamente integrata nella nostra fisiologia" ha osservato Wen.Sonno e depressione in età avanzataIl gruppo di ricerca ha approfondito anche il rapporto tra sonno e depressione in età avanzata. Attraverso un'analisi statistica di mediazione, gli studiosi hanno rilevato che il sonno breve potrebbe influenzare direttamente il rischio di depressione tardiva, mentre il sonno prolungato potrebbe agire indirettamente attraverso meccanismi biologici legati all'invecchiamento cerebrale e del tessuto adiposo.Conclusioni dello studio"Il nostro studio suggerisce che potrebbero esistere differenti percorsi biologici tra chi dorme poco e chi dorme molto, pur conducendo allo stesso esito clinico, la depressione in età avanzata - ha concluso Wen - per questo non dovremmo trattare queste condizioni nello stesso modo".